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Palmipedone #206 —Aspetti negativi—

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Internet ha anche i suoi aspetti negativi, di quelli che però non provengono da un suo uso volutamente scorretto: anche le forchette sono un’arma se uno le punta alla gola della gente. Se però la forchetta ti vola di mano mentre sei a tavola perché stai gesticolando con foga mentre parli con la bocca piena tentando di coprire i deliri di Silvio, allora quello non è propriamente un utilizzo scorretto. È accidentalmente pericoloso, ma giustificabile. Poi a proposito delle forchette, per la rubrica diamo un nome alle cose, volevo dirvi che i denti delle suddette si chiamano rebbi. E sempre a proposito di usi impropri delle forchette, un tizio, tale (fu) Bruno Munari di professione artista e designer, piegando rebbi e manici modellò le cosiddette forchette parlanti, cioè forchette espressive, forchette che fanno le corna, forchette intrecciate che pregano

nella mostra che ho fatto a Milano […] c’era una vetrina di sette metri piena di forchette

secondo me sono molto brutte.

E nella categoria usi impropri c’è anche l’arricciaspiccia, così, tanto per essere completi.

Dicevo che internet ha anche i suoi aspetti negativi e questi aspetti negativi sono uno. E quest’uno l’ho già detto in qualche altro post mi sa, segno che dopo due anni comincio a ripetermi, due anni che questo blog compie il 25 marzo prossimo venturo, lo stesso giorno in cui (per l’iniziativa Leggere, leggere, leggere) potete regalare un libro ad un completo sconosciuto, cosa che io non farò perché sono dell’opinione che sia inutile regalare un libro ad una persona, pure bravissima, per carità, che però non legge e non ha alcuna voglia di cominciare a farlo. Sarebbe come regalare a me una racchetta da tennis, non so se mi spiego. E poi, pure ammesso che la persona in questione legga, non si può mica regalarle un libro qualsiasi, bisogna conoscere (almeno) bene sia la persona che il libro (che io sia un po’ quadrata forse è vero, voi fate come volete). A proposito di anniversari, poi, il 13 marzo era la giornata mondiale hug an engineer e io non ho abbracciato il mio amico ingegnere perché non sono venuta a conoscenza in tempo utile di questa ricorrenza, quindi sono triste e gli devo un abbraccio arretrato. Comunque vi informo che il 9 dicembre è la giornata mondiale hug a physicist, SEGNATEVELO, e, nella remota possibilità che voi conosciate fisicamente un fisico abbracciatelo perché anche lui ha tanto bisogno d’affetto. E non è che dovete aspettare per forza il 9 dicembre.

Per concludere, insomma, l’aspetto negativo di internet è che ti permette di scoprire che le cose che credevi di essere l’unico a fare in tutto l’universo non solo c’è pure qualcun altro che le fa, ma le fa (apparentemente) meglio di te e ci guadagna pure. Leggendo una magnifica rubrica che si chiama Polpette, ho scoperto che c’è questo tizio che si chiama Kilford che di mestiere fa il Music Painter: in pratica spiattella della vernice di vari colori su una tela ispirandosi al ritmo della musica che ascolta (live).
Per esempio questa è Your Song, e questa è Bitter Sweet Simphony. Ma ce ne sono anche altre.

Questo invece è One Of These Days (digitale su digitale) e l’ho fatto io per l’occasione perché quelli che avevo creato con inchiostro bic sul retro delle dispense di astroparticelle ormai saranno al macero.

Sono disposta a crearne degli altri su richiesta, compenso trattabile.

Palmipedone #200 —Di Texas, Sanremo e Strategismo—

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Chili si scrive come i chili però si pronuncia diverso. E nonostante sia un piatto tipico della cucina tex-mex ne vanno pazzi solo i texani. I messicani no. E in quello vero non ci vanno i fagioli. A proposito di Texas, poi, ho scoperto che howdy è il tipico ciao Texano, che se vai in Texas e non senti almeno un howdy allora devi essere sordo.

Poi.

Erano giorni che avevo in testa l’idea di compiere una specie di analisi a fini statistici sui testi delle canzoni di Sanremo, convinta che la parola più ripetuta sarebbe stata AMORE, ché Sanremo è il trionfo del sentimentalismo struggente

Bisogna sempre per forza parlare d’amore? [*]

A Sanremo sì, e infatti

Creato su Wordle.net

Scontato.
Amore, sole, cuore, mare, voglio, vita, cielo, sogno, chiamami, Amanda. Amanda: a me fa sempre venire in mente una citazione da un film di e con Pina Sinalefe:

Che cazzo dici, Amanda?[**]

E, grazie a questo esplicito richiamo cinematografico Albano è arrivato terzo. Grazie a questo ed in minima parte anche grazie all’entrata trionfale sulle note di (I Can’t Get No) Satisfaction che con Albano ci azzecca quanto il signoraggio bancario con lo strategismo sentimentale, quanto l’amore col sistema economico che mai vi sareste pensati fossero collegati e invece.

Indice de “Il Labirinto Femminile”

Purtroppo le pagine in questione non sono comprese nell’anteprima,
purtroppo dell’anteprima non sono riuscita ad andare oltre pagina nove perché de Il Labirinto Femminile è orrenda anche l’impaginazione, la scelta del font, il colore del font,
roba che devono essersi impegnati perché manco la formattazione predefinita di Word è così brutta,
roba che ti vien voglia di scrivere alla casa editrice chiocciola hotmail, giuro, chiocciola hotmail,


e magari chiedere pure come si fa a pubblicare un’indecenza di tali dimensioni, scritta (male) in un italiano forzatamente vecchio nel vano tentativo di innalzare a livello letterario bassezze del genere ‘na birra e quattro chiacchiere fra uomini:

in non so quanto tempo trascorso sprofondando nell’immaginazione di indurti con l’evidenza della mia dedizione all’amoroso assoggettamento simbolico del lasciare che ti prendessi da dietro usando la pazienza e le parole più affettuosamente prive di ritegno per renderti cedevole al punto da non potermene più dimenticare (pag 9).

Uso più punteggiatura io. Il che è tutto dire.

Palmipedone #185 —Dimmi come scrivi e ti dirò che faccia (non) hai—

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Io non lo so come vi comportate voi quando vi immaginate la faccia dello scrittore del libro che state leggendo e non avete un ausilio fotografico dalla terza o dalla quarta di copertina.
Io, se c’è, leggo la breve biografia e mi faccio un’idea vaga a partire prima di tutto dalla nazionalità, poi dall’eventuale mestiere passato e presente oltre a quello di scrittore (ché si sa che gli scrittori non sempre fanno gli scrittori e basta); man mano che leggo il libro, l’idea si arricchisce di dettagli e mentalmente dipingo lineamenti molto accurati e, in genere, molto sbagliati.

Credo di aver dato il meglio di me con Nick Hornby.
Per chi non lo conoscesse già, Nick Hornby è un signore che scrive libri spiegandoti le cose che hai sempre saputo e descrivendoti quelle che hai sempre visto, ma in un modo che sembrano tutte magnifiche scoperte e meravigliose invenzioni che sarebbero state alla portata di tutti, pure la tua se solo ci avessi pensato, e invece è arrivato Nick e ti ha pensato l’idea mentre tu giuri che la pensavi da sempre e invece non sai come ma te l’ha rubata e ora ci fa i soldi al posto tuo: e lo odi, e lo ami, e lo leggi.
Riporto da una quarta di copertina le istruzioni base per la costruzione di un Hornby:

Nick Hornby è nato nel 1957 e vive a Londra. Dopo aver esercitato la professione di insegnante si è dedicato interamente alla scrittura. Ha curato una raccolta di scritti sulla musica: Rock, pop, jazz & altro.

Nella mia mente, Nick Hornby era (ed è) così


Un tizio un po’ grassoccio col corpo, la stazza facciale e la posa accademica di George Smoot (premio Nobel per la fisica, notare la cravatta), la bocca e la barba di Peter Gabriel (musicista inglese che mi piace un sacco e fra l’altro è identico a Giorgio Faletti), gli occhi di Sting (musicista inglese che mi piace medio coi Police, ma mi piace un sacco come solista) e i capelli di non so bene chi, ma da me opportunamente selezionati tra una carrellata di acconciature maschili su Google. Il mio unico torto, probabilmente, è quello di averlo fatto un po’ troppo vecchio e di avergli fotomontato male il parrucco (ché sulla destra spuntano appena i capelli di Smoot), ma giusto quello.

Quelli che Nick Hornby lo conoscono già ridano pure di me.
Gli altri pensino intensamente ad una loro versione del suddetto prima di lasciarsi soprendere dalla realtà, di scoprire cioè che il vero Hornby è cosà (e rimanere sbigottiti da quanto ci sono andata vicino).

Palmipedone #151 —Citazioni—

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The more interesting your life becomes
the less you post.
And vice versa.

[Inverse Law of Usenet Bandwidth – Jorn Barger, inventore del termine weblog]

Che è falsissimo. Perché non è che la mia vita sia divenuta all’improvviso più interessante, più varia, più avventurosa, più. No. I giorni scivolano via e ciascuno è più o meno uguale al precedente, spettatore passivo di un lento ritorno alla normalità, alla routine quotidiana, testimone di un faticoso rientro in carreggiata ostacolato da mille fattori tra cui maledizioni vodoo di chi mi vuole male (qualcuno c’è), virus gastro-intestinali assassini e un cervello mercenario che, invece di stare dalla mia parte e di dare una mano nel il mio progressivo recupero psicofisico, organizza una Congiura delle Polveri al dì lasciandosi corrompere da illusorie visioni gloriose e improbabili lieto-fine fuori stagione, fuori tempo, fuori moda, fuori dalla realtà, fuori.

The less interesting your life is
the more you get tired.
And vice versa.

[ovvero “Perché in vacanza, pur dormendo poco, si  è meno stanchi” – Ilaria, ideatrice dello stratagemma del cestino provvisorio sul desktop (collocazione ideale per tutti quei file che momentaneamente non sapete dove mettere la cui destinazione finale sarà sicuramente il cestino definitivo ma non è ancora giunta l’ora) e artista del soliloquio]

Che, invece, è verissimo.

</blockquote>

Palmipedone #71 —Il fattore C—

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A grande richiesta (di chi? ma quando?), pubblico la formula che serve a decretare quanto il nostro sedere si avvicini a quello che dovrebbe essere il sedere perfetto. Pare infatti che le caratteristiche del posteriore siano determinanti per la scelta del partner adatto alla procreazione, e, quindi, un fattore da non dimenticare nella teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie. E non è che lo dico io, ma il Dott. David A. Holmes, professore di Psicologia all’Università di Manchester, che, a quanto pare, ha un sacco di tempo libero e una creatività davvero poco comune.

Comunque, la formula in questione è la seguente:

(S+C) * (B+F) / (T-V)

dove

S è la forma generale del sedere;
C è la rotondità delle natiche;
B è il fattore di rimbalzo;
F è la compattezza della natica al tatto;
T è la struttura della pelle:
V è il fattore verticale.

Seguono le scientificissime domande che servono per attribuire un valore a ciascun parametro (non siate oneste, tanto non vi controlla nessuno):

S – Forma generale – Quale delle seguenti descrive meglio il tuo sedere?
Una ciambella schiacciata (1 punto)
Una pera caduta dall’alto (2 punti)
Rotondo ma con tanti buchetti (3 punti)
Grande, ma più stretto che alto (4 punti)
Come una piccola pesca (5 punti)

C – Rotondità delle natiche – Come le definiresti?
Come un pezzo di formaggio (1 punto)
“Rotonde” come un uovo (2 punti)
A forma di pera (3 punti)
Due pompelmi rosa (4 punti)

B – Fattore di rimbalzo – Quanto è elastico il tuo sedere?
Una gelatina incontenibile (1 punto)
Balla per 30 secondi dopo un pizzicotto(2 punti)
Quando cammino i glutei non s’incontrano (3 punti)
Rimbalza solo mentre faccio sesso (4 punti)
Non si muove nemmeno durante l’aerobica (5 punti)

F – Compattezza – Descrivi la consistenza del tuo sedere
Ci si può perdere una mano in questo sedere (1 punto)
Se schiacciato, crea una fossetta (2 punti)
Non si riesce ad andare più a fondo di un centimetro (3 punti)
Sembra una pallina di lattice del cricket (4 punti)

T – Struttura della pelle – Descrivi lo stato della pelle del tuo sedere
Come quella di un bambino (1 punto)
Non omogenea, ma senza cellulite (2 punti)
Bucherellata nella parte inferiore (3 punti)
Piena di brufoli, cellulite e a buccia d’arancia (4 punti)

V – Proporzione verticale – Come si presenta?
Come due tette sfacciate (1 punto)
Simmetrico (2 punti)
Più grande nella parte superiore (3 punti)
Come un ingorgo di traffico (4 punti)

Fatto? Bene. Ora svolgete il complesso calcolo sopra indicato e voilà, ecco a voi il verdetto.
da 80 a 61 punti – Perfetto (e, dico io, sicuramente avete barato) !!!
da 60 a 41 punti – Pronto per la spiaggia (come sopra)
da 40 a 21 punti – Esercizio, dieta e speranza!
da 20 a 1 punto – Non toglierti mai i vestiti!
0 punti – Stai a casa!

Non so come dobbiate comportarvi nel caso il risultato vi venga negativo (cosa che potrebbe succedere qualora abbiate un sedere come un ingorgo di traffico, son cose che capitano, ma con la pelle come quella di un bambino), forse potreste prendere il valore assoluto del risultato (cioè senza il segno). Peggio ancora, potrebbe capitarvi la disgrazia di avere un sedere simmetrico, ma con la pelle non omogenea, seppur senza cellulite: allora dovreste dividere per zero… Io vi suggerisco di mandare una mail al Prof Holmes, chiedere spiegazioni, e, cogliendo l’occasione, di mandarlo a quel paese da parte mia.

Palmipedone #68 —Stats&Greetings—

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Il 2009 è appena terminato: è tempo di (inutili) statistiche.

Nel 2009, dal giorno della sua creazione, questo blog ha avuto 1989 visitatori (ne sarebbero bastati 20 in più e avrebbe raggiunto la magica cifra di 2009, mannaggia), che divisi per un totale di 281 giorni (tanti ne sono trascorsi dal primo intervento) fanno un totale di circa 7 visitatori al giorno, 230 al mese, non equamente ripartiti fra i mesi visto che ad aprile sono stati 43 e a dicembre 657.

Da questo numero veritiginoso sottraete ora 698, che sarebbero tutte le visite ottenute grazie ai motori di ricerca, i quali mandano qui cercatori di “giraffa” e “pizza” e “palmipedoni”. Ma anche di altri termini impensabili, non vi tedio ulteriormente elencandoveli. Fa 1291.

A questo numero risommate ora 110, supponendo ottimisticamente che tutte le persone che hanno cercato ila in wonderland su Google, cercassero effettivamente me ed il mio blog (ho già approssimato per difetto). Fa 1401, facciamo 1400. Anzi facciamo 1405 ché essendo divisibile per 281 dà 5 visitatori al giorno.

Considerando che il mio feed ha 4 iscritti Google Reader e che una sono io, gli iscritti Google Reader effettivi sono 3. E li ringrazio. E li saluto. Ciao iscritti Google Reader, grazie per esservi iscritti e scusate se alcuni interventi fanno schifo. Fatto.

I rimanenti due dei cinque giornalieri, sono lettori casuali alternati ad aficionados non abbonati dei quali potrei indovinare l’identità senza nemmeno troppa fatica. E li ringrazio. E li saluto. E mi scuso anche con loro se alcuni interventi fanno schifo, scusate tanto. Fatto.

La classifica dei post più letti corrisponderebbe, se la leggessi dal basso verso l’alto, alla classifica dei post che reputo migliori, che probabilmente erano talmente carichi di messaggi subliminali che nessuno ci ha capito niente. Per questo, il post dell’anno lo scelgo io, è quello che contiene più di me, o perlomeno è quello che meglio riassume il mio mood nel 2009.

Sarò più allegra, nel 2010, o almeno lo spero. Buon anno a tutti!