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Palmipedone #234 —La matematica è scolpita nel granito—

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Paolo Nori, che è nato a Parma nel 1963 e abita a Casalecchio di Reno, scrive dei libri

Ma non solo.
Paolo Nori è uno che lo chiamano sempre a scrivere i diari dei Festival, a buttar giù, cioè, una specie di resoconto di quello che è successo durante la giornata della manifestazione in questione.
Ma non solo.
Perché Paolo Nori è uno che quando scrive i diari dei Festival, dentro ci infila anche tantissime altre cose, alcune talmente strane che non sai mai se son vere o se son inventate di sana pianta, tipo tutte quelle citazioni di genti russe (ché Paolo Nori è laureato in letteratura Russa), per esempio quelle di un tale Vladimir Šinkarev il quale, dice Nori,

ha scritto un libro che si chiama Maksim e Fedor che una frase di quel libro lì è questa: «Quando penso che la birra è fatta di atomi, mi passa la voglia di bere»

A cercarlo su Google, Vladimir Šinkarev, vien fuori quasi tutta roba di Paolo Nori, ci son più io, su Google, che Vladimir Šinkarev e io una cosa così giusta come quella sulla birra non l’ho mai detta. E forse manco lui, ammesso che esista al di fuori dei diari che Paolo Nori scrive.
Ma non solo.
Paolo Nori, i diari dei festival, dopo averli scritti, li legge anche ai festival, alla sera, alla fine. Ed è un piacere, così come leggerlo, ascoltarlo parlare di cose del festival che manco ci sei stato, magari, e di tutte quelle cose strane che non sai mai se sono vere o inventate di sana pianta (come se avesse importanza saperlo, poi) che lui ci infila dentro, ai diari scritti che poi li legge in piazza ai festival, alla sera, alla fine. È un piacere ascoltarlo anche per un tempo maggiore ai dodici minuti, che è la mia soglia massima di attenzione, dopodiché, se non sai parlare in un certo modo, Ilaria te la perdi (e once lost, is lost forever); Paolo Nori lo ascolto piacevolmente anche per mezz’ora, davvero.

Seneghe (che si legge sèneghe con l’accento di cioè sulla prima e) è un paese sardo di duemila anime e

il mare è a quindici minuti di macchina, e la montagna è a quindici minuti di macchina.

Il mare è quello dall’altro lato, quello sempre nostrum, ma meno nostrum e più della Spagna, le montagne son quelle della Sardegna, questo era ovvio. A Seneghe, tutti gli anni a partire dal duemilacinque, il primo fine settimana di settembre si tiene un festival che si chiama Cabudanne de sos poetas che non so cosa significhi Cabudanne, ma di sicuro è un festival sulla, della, per la poesia. E il diarista ufficiale del festival è stato/sarà (?) Paolo Nori, mica ho cominciato per caso a parlare di Seneghe. Seneghe è un paese strano

a una cert’ora, alle dieci di sera in punto, tutti gli specchi del circondario vengono alzati al di sopra del livello delle bocche, che si riesce solo a vedersi i baffi stando in punta di piedi

e strano per via dello scarso campanilismo, cioè lo scarso attaccamento al campanile al punto che sopra

ci era cresciuta l’erba campanilina che, come lei sa, piace molto agli asini, allora noi cosa abbiamo fatto, abbiamo preso delle carrucole, abbiamo issato gli asini sul campanile.

Che poi chissà se è vero o è una cosa inventata di sana pianta, come se avesse importanza, poi.

Seneghe esiste davvero, il festival di Cabudanne de sos poetas pure; a testimonianza ci sono le foto ed i diari degli ultimi cinque anni. I diari sono diventati un libro di carta oppure un e-book e sono bellissimi nonostante all’inzio ti venga da pensare Ma è uno scherzo? per come sono scritti, un po’ così come viene, sembra. Il libro s’intitola La matematica è scolpita nel granito e sono i cinque euri spesi meglio del 2011. Giuro. Le fotografie si trovano in giro sul web, a voler cercare un po’; io ho trovato questo set in cui ci sono Paolo Nori in persona, l’installazione sul tetto che

quella cosa lì che c’è lì, sopra il tetto, che a me, non so a voi, a me sembra come se a Seneghe fosse passato Chagall

e il cartello

«Preferisco il ridicolo di scrivere poesie / al ridicolo di non scriverne», e intorno dei gladioli. Se son poi dei gladioli, comunque sono dei fiori.

No, Nori, quelle son calle.


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Note:
– L’incorporamento del set fotografico nel post, secondo me, funziona solo qui sul blog (né sul Reader né nei post via e-mail): nel caso, potete guardare le foto direttamente qui.
La Matematica è scolpita nel granito si acquista qui alla modica cifra di 4.90 euro che più o meno il costo di due coni gelato medi. E non fa ingrassare.
– Paolo Nori che legge diari (ma non solo) si può ascoltare di qua.

Palmipedone #224 —Marinai, Profeti e Balene—

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Dentro ci sono gli strumenti più o meno tradizionali: il contrabbasso, il violino, la viola d’amore barocca e la viola Maggini,  la chitarra e la chitarra elettrica, il mandolino, il banjo, il fagotto ed il controfagotto, il trombone,  il sassofono, la tromba bassa in Bb, l’oboe d’amore, il clarinetto basso, il sax tenore, il flicorno tenore, l’arpa, l’armonium, i piatti, il tamburo ed il tamburello, il rullante, il tam tam, le maracas, i timpani, la batteria, il glokenspiel, la celesta, la marimba, lo xilofono, il vibrafono, le campane tubolari, l’organo, l’organo Farfisa e quello di Barberia, il pianoforte ed il cembalo,

quelli un po’ originali, dai nomi strani e praticamente sconosciuti (ma non a Wikipedia) come l’ondioline, il Vox Continental, l’autoharp, il mellotron, il metalloofono, il Theremin, l’Onde Martenot, i flauti Kazoo, le teste di moro, la kalimba e la kalimba bassa, il gong delle nuvole, il sousaphone e la ghironda (direttamente dal medioevo)

quelli internazionali come il bodrhán ed il tin whistle (irlandesi), il gamelan (indonesiano), la tampura ed il santoor (indiani), l’oud, il divan sazi ed il santur (arabeggianti), il boulgari, il daouli, il daoulak, il laouto, la lyra cretese(greci), il bendir, la marimbula, l’udu, il kashishi (africani), il guzheng (cinese) ed il tres (cubano)

e quelli che strumenti lo diventano solo all’occorrenza: la sega, un tubo, un carillon,  un vaso, una tavola di quelle per il bucato a mano, delle lumachine di mare, dei giocattoli elettronici e meccanici, dei fischietti e dei  campanelli, un pentolino, uno shaker, una pentola, delle catene, delle cochiglie e dei bicchieri.

Dentro ci son (spiritualmente) Melville, Conrad, Giobbe (quello biblico del libro di Giobbe), Omero, Dante,
dentro ci son le Sorelle Marinetti, che poi son maschi e non son nemmeno fratelli,
ci sono i pirati,
i vascelli,
le stelle,
dentro ci son le balene,
le sirene,
le ninfe,

dentro c’è il mare,
il sale,
il mare,
le onde,
il mare.

Marinai, Profeti e Balene è un doppio album bellissimo, a tratti raccontato, a tratti corale. A tratti è una filastrocca che intrattiene, a tratti un’onda che trascina via. Marinai, Profeti e Balene è il titolo dell’ultimo album di Vinicio Capossela. Ed è meraviglioso, l’album.