Archivi tag: pigrizia

Palmipedone #160 —Voci—

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Tutta un’estate spesa a combattere la pigrizia e adesso son più pigra di prima, pur di non alzarmi dal letto mi ritrovo a fissare con insistenza il lampadario con gli occhi socchiusi mormorando spegniti spegniti, ché, parliamoci chiaro, io ce l’ho il potere di spegnere le luci, spengo insegne, lampioni stradali, anche abat-jour, solo che per far sì che accada non devo pensarci, è un po’ tipo The Game (ho perso, ma pure voi eh), e comunque è un potere inutile, avrei preferito di gran lunga poter spostare le cose oppure il dono dell’invisibilità, anzi, ancor meglio, quello del teletrasporto che con la mia pigrizia ci va a nozze. Talmente pigra che invece di appuntarmi le note sui post-it, ho cominciato a registrare degli audio promemoria come fanno i proprietari delle agenzie investigative nei film di spionaggio internazionale (oppure i pazzi), promemoria che comunque non riascolto perché sentire la mia voce come non la sento io mi spaventa: la mia voce registrata è più su in tonalità, è piatta, lievemente nasale, con un retrogusto saccente, poco femminile, per niente secsi, poco radiofonica, molto spontanea, che è un po’ come dire dimmi come suona la tua voce e ti dirò come ti vedono gli altri, cioè piatta (libera interpretazione), lievemente nasale, con un retrogusto saccente, poco femminile, per niente secsi; sul radiofonico e sulla spontaneità esistono pareri discordanti, la maggior parte basati sul come suono e non su come sono, per quello dovreste avere un orecchio interiore sopraffino e tanta voglia di ascoltare. Se poi avete una bella voce è anche meglio.

(Spegniti spegniti spegniti…)

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Palmipedone #106 —Noia—

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La persistenza della memoria (Gli orologi molli) - Salvador Dalì - 1931

Che bella, la noia. Soprattutto perché è accompagnata da un senso di onnipotenza, dall’illusione di poter fare qualsiasi cosa. La noia è appropriarsi del tempo che ci appartiene, deciderne le sorti, gustarne la durata, quella autentica, priva di percezioni soggettive. La noia è non fare, uno stare al mondo da vegetali, da vegetali pensanti. Guardare il tempo scorrere più velocemente delle azioni senza però doverlo rincorrere, godere della propria superiorità su di esso, della possibilità di poter scegliere di fermarsi, qualche volta, di poter vivere con un ritmo impulsato intervallando periodi di grande attività a brevi momenti di calma piatta, intensi, indispensabili. E io, che ho una predisposizione innata per la pigra elucubrazione, in questi momenti ci sguazzo come Giacobbo nelle profezie dei Maya e nelle leggende sui Templari.

È un talento, sapersi annoiare; peccato che io abbia poche occasioni di sfruttarlo.