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Palmipedone #198 —Allergici in generale–

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Via FFFFOUND!

Qualche anno fa ho avuto l’orticaria idiopatica. Senza causa alcuna. Semplicemente mi venivano delle bolle enormi tipo quelle da zanzara stronza (che è la zanzara che punge a tutte le ore del giorno e che ti sveglia la notte ronzandoti nell’orecchio, accendi la luce e scompare, spegni la luce e ti punge sulla palpebra e la mattina c’hai un occhio che manco fight club) e soprattutto un prurito da strapparsi la pelle che campavo grazie agli antistaminici e al borotalco. Perché? Perché sei un soggetto allergico, mi avevano detto. Allergico a cosa? Tecnicamente a niente, però un po’ a tutto.

Non mangiare le fragole,
non mangiare i crostacei,
non mangiare i cibi in scatola e surgelati,
non mangiare gli insaccati,
non bere alcolici,
non mettere l’aceto nell’insalata,
non mangiare il cioccolato,
non  mangiare i pomodori.

Nient’altro?
Ah sì, se puoi evita anche i kiwi.
Tanto non mi piacciono i kiwi. Che culo.

Mangiavo pasta in bianco e insalata scondita. Ma le bolle c’erano lo stesso.

L’OKI non c’era nell’elenco, l’OKI l’antinfiammatorio con il sapore più schifoso della storia, io avevo mal d’orecchio e provate voi a sopportare orticaria e mal d’orecchio insieme, voi uomini che c’avete il naso che vi cola e già vi sembra di morire, io non ce l’ho fatta: in dieci minuti la mia faccia si è gonfiata a dismisura e mi sentivo gonfiare anche dentro, la trachea, la lingua, ho pensato adesso muoio soffocata, può avere effetti collaterali anche gravi, gravi tipo la morte, ecco sto morendo sdrammatizziamo: toh che belle labbra sembro Taylor di Beautiful, però non respiro sto morendo. All’ospedale mi hanno detto i soggetti allergici non devono assumere FANS, cioè farmaci antinfiammatori non steroidei, tipo Moment, Aulin, Oki, Aspirina, Buscofen. Cioè tutti. Ma io l’ho sempre presi! E ora non li prendere più.
La mia faccia tornerà come prima?
Risate. Odio risultare divertente quando in realtà sono disperata.

Forse hai l’Elicobacter Pylori. E quasi ci speravo. Ho donato alla ASL la mia personalissima versione di Merda d’Artista, l’ho lasciata su di un carrello apposito perché al muro c’è un cartello per favore non poggiate le feci sul bancone, giuro. Sono andata a ritirare le risposta con la speranza di stare male. Di leggere un positivo con milioni di asterischi. E invece niente.

Mi hanno spiegato che l’istamina è come l’acqua in un bicchiere, che il mio, il quanto soggetto allergico, era sempre più che mezzo pieno, una specie di eccessivo ottimismo molesto, e che bastava poco per farlo traboccare. E quando l’istamina trabocca vengono le bolle. E io rispondevo sempre che non ero mai stata un soggetto allergico e poi allergico a cosa?, e loro ribattevano che si può diventare soggetti allergici, allergici in generale, anche a cinquant’anni. Così. Magari a causa dello stress.

E io ho scoperto che, nella vita, di colpo, si può diventare allergici anche ad alcune persone, magari dopo averne fatta indigestione, dopo aver preso le loro parole come insegnamenti, dopo aver elargito fiducia a bastimenti carichi carichi di. E niente. Di colpo ti scopri allergico. L’istamina trabocca. E non è un tipo di allergia che  si può mitigare con gli antistaminici, questa. L’unica arma che ti sembra di avere è lo sguardo assassino, per cui ne elargisci di penetranti ad ogni altrui parola sperando che la fonte si disintegri.

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Palmipedone #162 —Diario di una ggiovane romana—

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Ciò che segue non è opera mia (ché io c’ho ancora i postumi del vairus del bloggher): si tratta di un vero e proprio capolavoro scaturito dalla fantasia del mio amico Idoneità Marrone (Visagista delle Dive la cui arma segreta è il filler calcareo), il quale si è sua volta ispirato all’elenco di ciò che più odio al mondo (lo trovate qui di fianco) per dipingere magistralmente il ritratto della classica persona che non mi dispiacerebbe prendere a sprangate evitare di incontrare nella mia vita di tutti i giorni (perché sì, ne esistono siffatte).
Mi ha detto “Te lo regalo, fanne quello che vuoi”, io l’ho reso ancora più odioso con l’aggiunta di qualche k qua e là, ma non ho nessuna intenzione di usurparne la proprietà intellettuale.

Piesse: l’immagine, invece, è collegata a ciò che amo (cioè i disegni fatti male). Via alphabet soup.

***

So ‘na giovane ragazza di 50 anni ke je piacciono le riviste di gossip, ma leggo solo i titoloni grossi tipo LA HUNZIKER VISTA A PASSEGGIO A NOCERA CON UN CANE DALLO SGUARDO AMBIGUO e poi guardo tanto le figure ke tanto se uno c’ha da nasconne qualcosa tipo ke va coi trans lo capisci dalla faccia. Cmq l’altro pomeriggio stavo a giocà a Farmville e intanto me smangiucchiavo un kiwi con tutta la buccia ke poi me li so finiti allora me so attaccata all’uva ke c’ha quei semini asprognoli ke me li rigiro in bocca per due ore…
Ansomma stavo a giocà al computer e me telefona n’amica mia ke me fa “Aò ma l’hai visto che vennono la smart nova, quella FUCSIA?” “Nooo, ma dai peccato che c’ho pochi soldi senno me la compravo, mò scusa ma c’ho casa piena de bestie che voleno, tipo zanzare, api, licaoni sta roba qua te devo lascià”. Insomma j’avevo buttato lì na bujia, ma nun è ke so stronza, è ke magari de smart fucsia ce ne stavano poche e allora so corsa fori e me so imbarcata p’annà a pijamme la smartuccia mia. So arrivata dal tipo ke venne le macchine e c’era ne folla ke aprite cielo allora ho cominciato a spintonà tutti “A stronzi levateve da li cojoni ke c’ho fretta” ma tanto glielo so ke non se sò scansati perché pensano ke le donne guideno male…

(Idoneità Marrone)

Palmipedone #129 —Spellando un peperone (giallo)—

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Poco fa stavo spellando un peperone, uno giallo (non vorrei che poi vi fate venire in mente una immagine sbagliata, di me che sbuccio un peperone rosso, no, il peperone era giallo). Ed era cotto sul barbecue. E scottava. E io stavo lì che tentavo di staccare totalmente la pellicina sbruciacchiata, perché poi se me ne capita un pezzetto in bocca io lo so che mi da fastidio. E quindi ho cominciato a pensare, mentre massacravo il mio peperone, a tutte le cose che mi danno fastidio, tipo mi da fastidio che mentre spello un peperone mi vengono in mente mille pensieri, io vorrei semplicemente stare lì a fare la sguattera a compiere un lavoro di spellamento meccanico, invece penso. Penso che mi da fastidio che tutti mi dicono cosa non dovrei fare, chi non dovrei essere, cosa non dovrei dire, mi danno fastidio quelli che mi dicono tu non lo sai perché non l’hai mai provato (ma che ne sapete voi), mi danno fastidio quelli che quando mi parlano mi vengono troppo vicini, mi danno fastidio i capelli di Phil Collins negli anni 80, mi danno fastidio quelli che io gli regalo la mia anima e loro la usano come il settimanale nel portariviste in bagno, cioè per intattenersi nel momento della popò, mi da fastidio questa pellicina maledetta, che non viene via, mi da fastidio questo caldo, che ti si attacca addosso, mi da fastidio la lucetta destra dello specchio del bagno, che continuamente, sibilando, fa contatto e si spegne, mi danno fastidio quelli che, mentre cammino, mi urtano violentemente e non mi chiedono scusa, mi da fastidio avere la cavalleresca precedenza di bere alla fontanella del parco quando vado a correre così tutti possono guardarmi il sedere, mi da fastidio che in ogni canzone che sento ci trovo un riferimento alla mia esistenza, mi da fastidio chi non mi risponde ai saluti, mi da fastidio che non riesco a essere sgargiulla sempre e comunque, mi da fastidio che sono una pignola del cacchio, mi da fastidio che piango come se la mia occupazione principale fosse quella di sminuzzare cipolle, mi danno fastidio le zanzare, e pure i vicini molesti e impiccioni, mi danno fastidio quelli che parcheggiano in seconda fila e poi scusa era solo per cinque minuti, mi danno fastidio gli alternativi-a-tutti-i-costi, mi da fastidio questo peperone che scotta e non si spella, mi danno fastidio le assenze improvvise (ma pure quelle programmate), mi da fastidio che sono integerrima, mi da fastidio che non so dire le bugie, mi da fastidio la compagnoneria, mi da fastidio sentirmi dire che sono intelligente, è una di quelle constatazioni che sarebbe meglio tenere per sé (e farne buon uso) invece di usarle come premesse per discorsi che inevitabilmente conterranno almeno un sad trombone, mi da fastidio che sono superba e, per compensare, mi ricopro continuamente di merda, mi da fastidio che sono distratta, mi da fastidio che non riesco a smettere di pensare a tutto quello che mi da fastidio e soprattutto mi da fastidio questo peperone giallo del cacchio che non si vuole far spellare. Quindi basta.

Palmipedone #123 —Piedi—

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Io a quelli che quando mi vedono dopo un sacco di tempo mi dicono ancora che sono cresciuta ho la tentazione di spaccargli un cocco in capoccia. Che poi se il cocco proprio non si rompe posso riutilizzarlo per darlo in testa a quegli altri, quelli là che mi chiamano signora, signora chiamaci la tua vecchia zia zitella amante dei gatti, io ho vent’anni (più tre, quasi) e i gatti li odio. Non è vero che sono cresciuta, sono alta così da quando facevo la quinta elementare, quando ero l’eterna chiudifila e avevo il privilegio di poter sedere all’ultimo banco per non ostacolare la vista altrui. Casomai sono gli altri ad esser cresciuti, alcuni tanto da obbligarmi a cambiare inclinazione della testa di un angolo considerevole per poterli guardare negli occhi. Ma non li invidio, gli alti, perché secondo me corrono perennemente il rischio, soprattutto in vacanza, di ritrovarsi a dormire in un letto troppo corto, coi piedi (piedoni nel loro caso) fuori dal materasso, che è una cosa che a me fa sentire vulnerabile, io non ci riesco a dormire se ho i piedi fuori dal materasso. Ogni volta che sono costretta a rigirarmi insonne in un letto che non sia il mio, che magari non ha nemmeno la testiera per cui per il terrore che mi cada il cuscino mi sposto verso il basso, puntualmente il mio metro e settanta di statura (anche se mi hanno detto che da sdraiati si è più lunghi) finisce per sconfinare, lasciando i miei preziosi piedini alla mercé dei maldestri eventuali passanti che inevitabilmente li urtano e delle maledette zanzare che ne fanno banchetto scegliendo accuratamente i punti più dolorosi, le odio.