Archivi tag: messaggi subliminali

Palmipedone #101 —Nebbia—

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Non c’è bisogno dei messaggi subliminali, mi hanno detto.
Le cose che si vuole che gli altri capiscano bisogna dirle in modo diretto, inequivocabile, mi hanno spiegato.
Quella che a me sembrava un’aura di magico mistero in realtà non è altro che nebbia, una nebbia talmente fitta che ostacola gli altri nel venirmi incontro, così mi hanno fatto capire.
Una nebbia talmente fitta che mi impediva di guardare fuori, mi era sembrato mi avessero lasciato intendere, al punto che, parzialmente, l’ho rimossa sentendomi improvvisamente vulnerabile. Vulnerabile e delusa perché, se adesso guardo attorno a me, riesco a vederne ancora molta. Ma è quella degli altri.

Palmipedone #99 —Ho bisogno di prendermi una pausa…—

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…dal pensiero, da me stessa.

Dovrei sospendermi per qualche tempo e lasciare che siano gli eventi a decidere al mio posto, dire addio a questa smania di controllare tutto, a questa mania di voler capire. Vegetare. Lasciarmi scolpire dal mondo, levigare, plasmare, standomene ferma come una roccia lungo un fiume, e da lì osservare, anzi semplicemente guardare, senza voler capire. Semplicemente constatare, non criticare. Non essere. Non apparire. Stare. Stare e ristare. Senza speranze, senza paura. Senza un passato, senza un futuro. Solo il presente, passivamente vissuto.

Ho bisogno di prendermi una pausa da me stessa, dal pensiero. Sono stanca. Dovrei sospendermi per qualche tempo e lasciare che siano gli eventi a decidere al mio posto. Dovrei, ma non sono capace.

***

E l’uomo che non ha più il gusto del mistero,
che non ha passione per il vero,
che non è cosciente del suo stato
un mare di parole
un mare di parole…

Giorgio Gaber – E pensare che c’era il pensiero

Palmipedone #83 — La casa sul lago —

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Io ci provo, cerco di fare del mio meglio, ma non mi ci vedo in questo mondo.
Sono in vigore regole di comportamento che proprio non capisco e che, quindi, non riesco a seguire.
I miei tentativi di comunicazione risultano piuttosto maldestri, vengono fraintesi o, ancora peggio, si perdono in un blabla per gli altri totalmente privo di senso.

Vorrei tanto avere una casa sul lago, per andarci quando ho voglia di pensare, di stare da sola. Sola mentalmente e fisicamente.
La casa, la luce, il lago. Ed io. E magari anche un buon libro ed una tazza di thè.
Una solitudine scelta e non imposta. Un’ottima scusa per tagliare i ponti con gli altri prima che loro li taglino con me, e a sorpresa, per giunta: Ilaria è alla casa sul lago e non è momentaneamente raggiungibile.

E al ritorno:
“Mi ha cercato Qualcuno?”
“No”.

Quella che il mondo possa cambiare venendomi incontro è una speranza tanto vana quanto difficile da abbandonare. Credo che non ci riuscirei nemmeno se avessi una casa sul lago.

Palmipedone #80 — Dormi sepolta in un campo di guano* —

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Quello di grano è troppo poetico, e sinceramente, data la scarsa poesia della mia esistenza, non credo proprio di  meritarmelo un eterno riposo di lusso. No no.

Io ci provo ad essere ottimista, ad aggirare il nero baratro esistenziale che puntualmente mi si apre davanti mentre cammino nella valle delle ombre (perché, mi avevano detto, la felicità passa per la sofferenza, quindi fra la strada buia e quella con gli uccellini cinguettanti mai scegliere quest’ultima, potrebbe essere una trappola, mi avevano detto), io ci provo ad evitarlo, dicevo, ma puntualmente ci casco dentro. Tutte le volte. E là in fondo l’ottimismo posso anche darmelo sui denti, perché sarà anche il profumo della vita, ma il guano bagnato ha un odore più forte, non so se avete presente piazza dei Cinquecento dopo un temporale, quell’odore che ve lo sentite nel naso, nella gola, nel cervello, vi viene abbastanza da vomitare? Allora avete capito. Quello. E laggiù ce n’è in abbondanza.

A questo punto, onde evitare di fare sempre la solita puzzolente fine (visto che un nuovo baratro si è aperto a due passi da me), si prospettano due possibilità. Uno: potrei sedermi sull’orlo del precipizio ed aspettare, dondolando i piedi, che qualcuno venga a salvarmi, ma credo che attenderei invano perché è già da un po’ che lancio razzi segnalatori puntualmente scambiati per fuochi d’artificio. Inutili. Due: potrei fare una pernacchia all’abisso, voltargli le spalle e tornare indietro alla ricerca di qualcuno che mi aiuti a scegliere una strada migliore di quella che mi ostino a percorrere da sola visto che, pare, fa cagare. Rimandando il guano a data da destinarsi, alla sepoltura, magari. Tanto chissenfrega, mica li sentono gli odori i morti.

E la vita è troppo breve per sopportare di passarla da soli in mezzo alla puzza.

*Grazie a Maga Magò per il titolo. Magnifico.

Palmipedone #77 —Un cuore fucsia—

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Di fronte casa mia sono in corso dei lavori di risistemazione di un edificio che fino a qualche giorno fa era lusinghiero chiamare catapecchia, ma che tra poco, a quanto pare, assumerà a pieno titolo lo status di dependance; viva il francese che rende tutto elegante, tutto di classe.

Visto che è consuetudine nascondere i lavori in corso dallo sguardo indiscreto dei curiosi, ne hanno coperta la visuale con quei pannelli di lamiera ondulata, mezzi arrugginiti, tutti ammaccati, che fanno molto bidonville, molto paese del terzo mondo. Molto brutti. Eviterei di guardarli se non costituissero il panorama delle finestre del salone.

Da qualche ora qualcuno ci ha disegnato sopra un enorme cuore con le stelle filanti spray, quelle gommose e appiccicose.
Un enorme cuore fucsia.
Proprio davanti le mie finestre.
Fa molto storia d’amore fra “adolescenti” di periferia: lui scapestrato, lei brava ragazza (sarei io, la brava ragazza).
Spero che la pioggia non lo lavi via.
Mi piace.

(Certo poteva pure lasciarci una firma, il mio spasimante.
Che almeno gli avrei mandato un essemmesse per ringraziarlo.)

Palmipedone #74 —Ci scusiamo per l’interruzione—

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Dopo un breve ma interminabile periodo di animazione sospesa, il mio Blog ed io torniamo finalmente alla vita. Con un breve riassunto del periodo non collegato.

***

C’è gente superba che mi vuole morta per errori che non ho commesso, c’è gente stolta, c’è gente infantile, ce n’è troppa.

Ci sono poi persone che non mi aspettavo, stessi volti, ma nuovi pensieri, vecchie conoscenze, ma nuove intese.
Ci sono gli amici, ci son le sorprese, ci son le conferme, le confessioni, le speranze.
Ci sono i cambiamenti, dentro e fuori.
C’è il salone, di là, adorno di fiori rossi.

***

C’è la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo che si accorcia di un punto. È un ottimo inizio e, per ciò che rimane, oggi mi sento ottimista.