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Palmipedone #195 —River Compilation—

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Sì, è una compilation un po’ triste, un po’ malinconica, un po’ così.
Perché mi chiamo Ilaria, ma sono un ossimoro vivente.

***

  1. Audrey Hepburn – Moon River

    Moon River, wider than a mile, I’m crossing you in style someday. Oh, dream maker, you heart breaker, wherever you’re going I’m going your way…

  2. Ella Fitzgerald – Cry Me A River

    Now you say you’re lonely, you cried the long night through. Well, you can cry me a river, cry me a river, I cried a river over you.

  3. Brian Eno – By This River

    Here we are, stuck by this river. You and I, underneath a sky that’s ever falling down, down, down, ever falling down.

  4. Joni Mitchell – River

    I wish I had a river I could skate away on, I wish I had a river so long I would teach my feet to fly.

  5. R.E.M. – Find The River

    The ocean is the river’s goal, A need to leave the water knows.

  6. Eric Clapton – River Of Tears

    Still I catch myself thinking one day I’ll find my way back here. You’ll save me from drowning, drowning in a river, drowning in a river of tears.

  7. Peter Gabriel – Across The River

    Across the river I go.

  8. Dire Straits – Ride Across The River

    And they sing as the march with their flags unfurled, today the mountains tomorrow the world; gonna ride across the river deep and wide, ride across the river to the other side.

  9. Bruce Springsteen – The River

    That night we went down to the river and into the river we’d dive, oh, down to the river we’d ride.

  10. The Doors – Yes The River Knows

    Please believe me, the river told me very softly “want you to hold me”.

Playlist

Palmipedone #186 —Un’autopsia ed eventuali—

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Ho scritto una quantità spaventosa di bozze di post, resa ancor più spaventosa dal fatto che si tratta di  bozze composte da una frase sola, aborti di pensieri, ragionamenti morti ancor prima di completarsi e sul perché del loro decesso prematuro ci son varie spiegazioni:

la prima è la mancanza di tempo;

la seconda è la difficoltà del pensare il pensiero in modo che possa essere spiegato
(e scusatemi, ma questa  voglia di spiegare le cose, la voglia di spiegarmi, l’ho un pochino persa ultimamente: la me che vive nel mondo degli odori e dei sapori c’ha come la vaga sensazione che sia una fatica sprecata se poi la logica vincente nel mondo suddetto è quella di The Sims:
Click» Parla» Click» Parla» Click» Racconta una barzelletta» Click» Parla» Click» Spettegola» Click» Fai Fiki Fiki» Click» Saluta
e non è che quando parlano stanno lì a spiegarsi, i Sims. Parlano del tempo, e non di quello che passa, del tempo atmosferico.
Ecco, a me, nel mondo degli odori e dei sapori, certe volte mi pare che gli odori ed i sapori li sentiamo solo io e pochi altri bambini indaco e che agli altri -talvolta inaspettatamente- non gliene freghi assolutamente nulla di scoprire cosa c’è dietro le apparenze: alla fine crederanno solo a quello che già sanno, o meglio che pensano di sapere.
E dimostratemelo che la mia amarezza è eccessiva, dimostratemelo, non venitemelo a dire, non me ne importa più niente delle constatazioni su quanto io sia così, su quanto io sia cosà, su quanto io sia sbagliata/strana/subdola/esagerata/patetica, dimostratemelo. E il primo che mi dice che sono abbastanza intelligente da capirlo da sola, che non ho bisogno di dimostrazioni, gli spacco la capoccia. E a sorpresa gliela spacco con un tacco dodici);

la terza è la più ovvia,
e cioè che erano idee da schifo;

la quarta la rubo da un post del blog di La Sere. Il post si intitola Di preciso non saprei e il blog si chiama e niente.

Magari è solo che i blog (e questa cosa mi pare l’ho già scritta da qualche parte non mi ricordo dove quindi vuol dire che mi sembra giustissima) dopo un po’ prendon su una loro personalità autonoma che non gliela stacchi più di dosso, c’è niente da fare, e va benissimo finché restate in buona, te e il tuo blog, ma se fai tanto di averci un momento peregrino lui il blog ti butta fuori e Torna quando ti riconosco!, ti urla dietro.

Il mio non urla, ma un po’ lo sento che ce l’ha con me. E, a causa di questa ostilità, scriverci non è più tanto facile.

Palmipedone #184 —Uno solo—

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Cheers!

Idoneità Marrone - Cheers!- Scultura di fil in ferro e alluminio (2.3 cm x 2.3 cm x 5.5 cm). Foto mia.



Come si fa con le diete, per attuare i buoni propositi per l’anno nuovo si comincia sempre non dal primo giorno dell’anno, ma dal primo lunedì (se poi il primo lunedì è capodanno allora si comincia dal secondo). Che sarebbe domani.

Io quest’anno ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.

In quest’anno appena trascorso, che è stato un anno da sentirsi (nell’ordine) stanca, realizzata, speranzosa, innamorata, malinconica, quindicenne, triste, gelosa, triste, confusa, triste e poi tristissima (circa 13 litri), delusa, maratoneta, contemplativa, andata, voluta bene, tornata, forte, sorridente, ironica, pasticcera, pasticciona, felice,

in quest’anno appena trascorso, dicevo, ho capito che per me i migliori buoni propositi sono quelli che propositi non hanno il tempo di diventarlo perché subito vengono attuati o definitivamente scartati perché irrealizzabili.

Che equivale a darsi una scossa,
a mettere il profumo buono senza aspettare l’occasione speciale,
ad andare a correre oggi pure se è nuvoloso, domani potrebbe essere peggio,
al sapere che si può fare, che basta metterci un pizzico d’impegno,
a rimproverarsi quando serve,
a volersi bene quando è lecito.

In quest’anno che è trascorso
mi sono cresciuti tantissimo i capelli, ho letto dei libri meravigliosi (tipo Norwegian Wood ed Il Piccolo Principe), ascoltato ossessivamente i Pink Floyd (The Final Cut e The Division Bell su tutti) e collezionato occhiali treddì usa e getta, sperimentato vari tipi di tè ed infusi, rotto un cellulare, ricevuto regali utilissimi, imitato Benedetta Parodi, mi sono laureata, sono stata ad un concerto, ho mangiato sushi e sashimi, rifiutato il voto ad un esame, indossato della biancheria coordinata, imparato a fare i Muffin e inventato i MuffilliTM, cominciato a leggere l’Ulisse (e solo Dio sa quando finirò), pianto nel sonno, imparato tantissime strade nuove, scritto 139 post (di cui una poesia ed una filastrocca), ricevuto 10599 visite sul blog, inaugurato un tumblr, chiuso il tumblr, inaugurato un altro tumblr, chiuso l’altro tumblr, spettegolato tanto e avuto ragione.

Io per l’anno che verrà ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.
Per quanto riguarda quelli cattivi ci devo ancora pensare.

Palmipedone #183 —Sbrilluccicare—

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Ero contento che mio padre fosse un tipo che sorrideva con gli occhi: così non poteva mai rivolgermi un sorriso falso, perché è difficile far scintillare gli occhi se non ci si sente una scintilla dentro. Il sorriso con la bocca è diverso. Si può simulare un sorriso in qualsiasi circostanza, solo atteggiando le labbra. Inoltre un vero sorriso con le labbra è sempre accompagnato da un sorriso con gli occhi: perciò state attenti, dico io, quando qualcuno vi sorride con la bocca ma gli occhi non mutano. Potete star sicuri che è una fregatura.
[Roald Dahl – Danny, il campione del mondo]

Che sono le piccole grandi verità che si trovano nei libri per bambini, e ci potete pure non credere, io di questo libro (letto l’ultima volta alla rispettabilissima età di anni undici o giù di lì) non ricordo nulla: la trama, i personaggi, niente. Nulla tranne questa citazione che all’epoca mi colpì come un macigno, una scoperta di cui fare tesoro, una verità da tenere gelosamente custodita per insegnarla agli altri quando ne sarebbe valsa veramente la pena, da sussurrarsi piano per non spezzare la magia, È la ragione per la quale questo libro, nel corso delle innumerevoli risistemazioni della libreria, non ha mai lasciato la casa per finire in uno scatolone assieme agli altri libri per bambini (nessuno dei libri di Roald Dahl, comunque, finirà mai in uno scatolone per mano mia: Il GGG, Le Streghe, Gli Sporcelli, son tutti lì, sullo scaffale, l’uno di fianco all’altro; chi li ha letti e che anche oggi ama leggere forse capisce perché staccarsene è tanto difficile, chi non li ha letti e ama leggere legga almeno Il GGG – oppure La Fabbrica di Cioccolato – chi non li ha letti e non ama leggere è inutile che glielo spiego).  Potete anche non crederci che io, poco fa, abbia trovato questa citazione con la stessa facilità con la quale ho trovato il libro, copiandola solo per un eccesso di pignoleria, perché è esattamente come l’ho sempre ricordata (da grande, oggi, vi dico che in inglese è ancora più bella, c’è quel twinkle che più che con scintillare io renderei con sbrilluccicare, i sorrisi con gli occhi che sbrilluccicano sono i più belli, pure se sbrilluccicare non è italiano da Accademia della Crusca).

Tutto questo per dire che è vero che ci manca sempre l’altro mezzo post, quello dell’introduzione lunga una quaresima e più, però ho deciso che la sua scrittura la rimando. La capacità di conciliare l’autoironia con la tristezza cosmica è una dote veramente poco comune e non tutti gli esempi (viventi) di cui volevo parlare sarebbero in grado di riderne, di dire oddio ma io sono così (sì sei proprio così), di dirlo con gli angoli della bocca all’insù, con gli occhi sbrilluccicosi. Che poi magari non gliene importa niente a nessuno di quello che scrivo e di quello che invece no (il problema è che a me importa tutto – e di questo me ne sono accorta solo perché me l’hanno detto).

Palmipedone #176 —Senza titolo/7—

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Nella vita ci sono quelle persone che saremo amici per sempre, ci vediamo sicuramente domani, pure quest’anno auguri di Natale, di Capodanno, di compleanno e di non compleanno; che se non vieni tu allora non ci vado nemmeno io, dell’immagina quando saremo adulti, quando saremo diversi, ma sempre uguali e questo momento lo ricorderemo sempre, t’immagini come sarà? T’immagini?

E poi cambiano i luoghi, ci vediamo presto, te lo prometto, ci sentiamo presto, ci vedremo prima o poi, gli auguri via essemmesse e poi nemmeno quelli, nemmeno quelli. E ad incontrarsi per strada si finisce a parlare del tempo, di questo vento che porta via, saluta tutti, a casa, ci vediamo presto, in giro.

T’immagini? Magari saremo diventati due perfetti estranei, t’immagini?
Non succederà.

Non più.

Palmipedone #165 —Senza titolo/6—

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Ci sono delle belle parole che nessuno usa mai, tipo oblio,
oblio è una bellissima parola che la pronunci e ti ci senti affogare dentro, con quella b che è come una sabbia mobile, dici oblio e ci sei immerso,
ci sono delle parole perfettamente azzeccate, che se non ci fossero bisognerebbe inventarle, tipo volubile,
che è come siete voi uomini, uomini intesi nel senso di masculi, volubili, ché prima incoronate la reginetta del ballo e ve la litigate e poi la vendereste su ebay base d’asta sessanta centesimi che mo’ hanno alzato il prezzo del caffè.
Ci sono parole che sono adatte solo per descrivere le cose di dentro, io però è un periodo che evito di guardarci; per riprendere il titolo di un bel blog è un periodo che navigo solo in superficie, ché a guardare dentro, nel profondo ho ancora un po’ la paura di trovarci qualcosa che non mi piace (perché, intendiamoci, lo so che c’è, le pulizie le ho fatte io nascondendo la polvere sotto ai tappeti, ma per il momento sta bene lì, è un fare lo struzzo al contrario, guardarsi intorno, riempirsi gli occhi di colori per dimenticare il buio che c’è sotto la sabbia o almeno per non pensarci, prima o poi farò le pulizie di primavera, ecco, magari a primavera).
E a risparmiare sulle parole finisce che mi ritrovo a risparmiare anche sui concetti, scrivere delle cose di superficie è più difficile che semplicemente guardarle, il risultato è sempre un disegno fatto male, una foto sfocata, non è il mio campo, la superficie.
Questo blog me lo sto perdendo per la strada, anzi, la strada si disfa.
La sua strada.
La mia.

Preghiera di uno che si è perso e dunque, a dirla tutta, preghiera per me.