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Palmipedone #125 —Biglie—

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C’era il mio professore di religione delle superiori che, a proposito della creazione del mondo secondo gli induisti, raccontava una storia che aveva a che fare con una ciotola riempita a tal punto di biglie che queste strabordardone davano origine agli uomini. Fra l’altro io non ci metterei la mano sul fuoco che la storia fosse esattamente questa perché al tempo trascorso dalla sua narrazione, già troppo, va sommata anche la mia tendenza a rielaborare i ricordi, a ritoccarli, ad addolcirli, a renderli sbiaditi e sfumati tipo vecchia fotografia dai margini frastagliati, niente color seppia comunque. Tutto questo mi è venuto in mente perché riflettevo non tanto sulla nascita, quanto sulla successiva utilizzazione delle mie idee che sarebbero, per l’appunto, le biglie che cascano fuori dal recipiente.

Non molto tempo fa (ma abbastanza da poterlo considerare passato chiuso) le lasciavo per terra, col rischio di poterci inciampare nei momenti meno opportuni; poi ho deciso che valeva la pena salvarle dal soggiorno prolungato sul pavimento e quindi ho preso non solo a raccogliere le vecchie, ma anche ad acchiappare al volo le nuove, tutte, indistintamente, tanto che alla fine hanno cominciato ad essere troppe per tenerle fra le mie braccia e, di nuovo, a cadere. Allora ho aperto questo blog e ho cominciato a riversarci le biglie di troppo, quelle più a rischio caduta, senza far particolarmente caso al loro contenuto: idiozie, sfoghi personali, messaggi subliminali, sogni, epifanie, tutto questo è finito qui, all’inzio con molta leggerezza, alla fine con troppa intensità, accompagnando quello che è stato un percorso emotivo del quale mai mi sarei ritenuta capace e del quale, nonostante gli sviluppi esterni, vado immensamente ed internamente fiera. Ora che sono diventata bravina nell’atto del riversare le idee al di fuori di me, credo che sia giunto il momento che io impari a fare una cernita, a scegliere quelle che sarebbe meglio tenere fra le braccia, sempre con lo scopo di regalarle, un giorno, ma in esclusiva a chi veramente avrà voglia di ascoltarle. Dalla mia voce.

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Palmipedone #103 —Senza titolo/3—

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Sono state giornate furibonde
senza atti d’amore,
senza calma di vento,
solo passaggi e passaggi,
passaggi di tempo.
Ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria,
altra memoria e non basta ancora,
cose svanite, facce e poi il futuro.

[Fabrizio De André – Ivano Fossati – Anime Salve]

Sono state giornate tormentate, giornate pensierose, giornate di delusioni.
E poiché gli eventi negativi, per il mio personalissimo modo di essere, tendono a far sentire i loro effetti con un’intensità maggiore di quella che realmente trascinano con sé, sovrastando e annullando tutto ciò che di positivo contemporaneamente accade, va a finire che, pur essendo stata, questa, una settimana per certi versi ricca di soddisfazioni personali e perfino di qualche piacevole sorpresa, l’immagine finale risulta buia, pastosamente nera. Un denso brodo di tristezza in cui tutto il bello affonda, si perde e, sepolto, viene dimenticato.
L’unico modo che ho per legarmi a questi pensieri luminosi, a questi ricordi di piccoli episodi felici, prima che per sempre scompaiano sul fondo degli abissi è scriverli, uno sotto l’altro, in una specie di elenco disordinato, sperando che non perdano la loro originaria magia e che siano in grado di sprigionarla ad ogni rilettura, ad ogni richiamo in superficie.
A volte ho delle idee meravigliose, dovrei cominciare a metterle in pratica.