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Palmipedone #221 —Essi si scrivono—

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Oggi sono stata a Napoli. Per cinque ore. Poi sono tornata. Avevo portato la fotocamera, della serie poi vi faccio vedere le diapositive delle mie vacanze mentre vi racconto delle storie divertentissime (semicit.), come solo io so fare, cioè rendendomi conto che non sono divertentissime quando sono circa a tre quarti del racconto, e buttandola quindi sull’imbarazzante (imbarazzantissimo è un buon surrogato di divertentissimo).

Tanto per cominciare in realtà non è che fosse una vacanza: nell’epoca della comunicazione globale via web, pare comunque che, di tanto in tanto, i fisici preferiscano riunirsi di persona in queste occasioni rispondenti all’appellativo di workshop per guardarsi negli occhi mentre parlano di cose serie durante la pausa caffè, per poi riposarsi da cotale sforzo sedendosi su comode poltrone dei varii centri congressi sparsi qua e là in Italia e nel mondo, e quindi cominciare a fare tutto quello che ci si aspetta che un bravo workshopper faccia durante un workshop e cioè duepunti: prendere il suo laptop e cominciare a mandare e-mail. Un fisico di quelli seri, mica io che son fisico per sbaglio, apre la mail e c’ha un numero di mail non lette con almeno tre cifre. Dici e per forza c’ha da fare. Eh no, non hai capito. Lui mica le legge. Lui ne scrive delle altre. Lunghissime. E poi le invia. Essi si scrivono, ma non si leggono. Poi, dopo che hanno scritto lungamente, essi alzano gli occhi, leggono il numero della slide correntemente oggetto del talk del workshop (se fosse stata una riunione si sarebbe chiamata discussione, ma questo era un workshop, quindi si chiama talk), premono avantiavantiavantiavanti sul loro laptop, trovano la slide uguale a quella proiettata, annuiscono e poi aprono la pagina del loro quotidiano online di fiducia e si fanno i fatti loro, i più giovani aprono Facebook e si fanno pure i fatti degli altri, poi controllano il Seminar Bingo (che l’ho scoperto oggi ed è un giuoco bellissimo – non c’è bisogno di farmi notare che solo io lo trovo bellissimo, grazie).


(Via PHD Comics)

Poi alzano di nuovo gli occhi, vedono che il talk è finito, ci sono domande? Se sì allora puoi star certo che è lo stesso della domanda del talk precedente. Se no, nessuno ci ha capito niente. Pausa caffè? Pausa caffè. Quattro talk ho seguito, oggi. Quattro talk senza il mio laptop, ché ignorando usi e costumi dei workshop, l’avevo lasciato a casa. Poco male, perché di laptop ce ne ho avuti a disposizione non uno, ma almeno una trentina. Contemporaneamente.

E questa è l’unica foto che ho fatto, perché sul treno (quello che profuma, parte in orario, va a trecento all’ora e arriva in anticipo) c’avevo di fianco una giapponese e siccome ero partita con l’idea di fare tante foto come i giapponesi, mi son sentita una persona orribile piena di pregiudizi e non ne ho fatta manco una, sul taxi ero troppo occupata a pregare di non morire in tangenziale, durante il (resto del) workshop ero troppo occupata a guardare i laptop altrui e a giudicare quelli vestiti/pettinati male (o non pettinati affatto), all’uscita del workshop ero troppo occupata a pensare di rubare una delle bocce di vetro decorative con tanto di pesci rossi dentro (everybody needs somebody to love), sui mezzi pubblici di Napoli ero troppo occupata a non cadere, sul treno del ritorno ero troppo stanca per cominciare un servizio fotografico dalla fine.

Comunque a Napoli c’è il rumore che si vede. A me piace il suono del silenzio. Al prossimo che mi chiede che vuoi fare da grande gli rispondo duepunti: né il fisico né il workshopper. L’eremita.

Palmipedone #119 —Dipende—

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Mi hanno detto sei brava, mi hanno detto sei una pippa,
mi hanno detto sei buona, troppo buona, mi hanno detto sei cattiva, sei perfida,
mi hanno detto sei tanto dolce, mi hanno detto sei proprio acida,
mi hanno detto sei amabile, mi hanno detto sei una stronza.
Mi hanno dato del raffinato champagne rosé, ma anche della prugna secca,
mi hanno dato dell’elefante,
della civetta,
della gazella,
del bradipo,
del cane,
della gallina.
Mi hanno detto smettila, mi hanno detto non andare,
che mi accollo, mi hanno detto, mi sei mancata, pure questo mi hanno detto.
Mi hanno detto sei simpatica, mi hanno detto sei odiosa.
Mi hanno detto sei un genio, oppure sei un’idiota.
Mi hanno chiamata pagliaccio perché fa rima con il mio cognome (banali),
Mi hanno chiamata nerd, mi hanno chiamata vecchia,
mi hanno chiamata amica, mi hanno chiamata donna.
Mi hanno detto sei subdola, mi hanno detto sei ingenua,
mi hanno detto sei costruita, mi hanno detto sei fragile,
mi hanno detto hai una bella faccia tosta, mi hanno detto sei troppo timida,
mi hanno detto sei egoista, mi hanno detto pensa di più a te stessa.
Mi hanno detto sei un mito,
la verità è che io sono un misto.

Dipende da come voi siete con me.