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Palmipedone #184 —Uno solo—

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Cheers!

Idoneità Marrone - Cheers!- Scultura di fil in ferro e alluminio (2.3 cm x 2.3 cm x 5.5 cm). Foto mia.



Come si fa con le diete, per attuare i buoni propositi per l’anno nuovo si comincia sempre non dal primo giorno dell’anno, ma dal primo lunedì (se poi il primo lunedì è capodanno allora si comincia dal secondo). Che sarebbe domani.

Io quest’anno ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.

In quest’anno appena trascorso, che è stato un anno da sentirsi (nell’ordine) stanca, realizzata, speranzosa, innamorata, malinconica, quindicenne, triste, gelosa, triste, confusa, triste e poi tristissima (circa 13 litri), delusa, maratoneta, contemplativa, andata, voluta bene, tornata, forte, sorridente, ironica, pasticcera, pasticciona, felice,

in quest’anno appena trascorso, dicevo, ho capito che per me i migliori buoni propositi sono quelli che propositi non hanno il tempo di diventarlo perché subito vengono attuati o definitivamente scartati perché irrealizzabili.

Che equivale a darsi una scossa,
a mettere il profumo buono senza aspettare l’occasione speciale,
ad andare a correre oggi pure se è nuvoloso, domani potrebbe essere peggio,
al sapere che si può fare, che basta metterci un pizzico d’impegno,
a rimproverarsi quando serve,
a volersi bene quando è lecito.

In quest’anno che è trascorso
mi sono cresciuti tantissimo i capelli, ho letto dei libri meravigliosi (tipo Norwegian Wood ed Il Piccolo Principe), ascoltato ossessivamente i Pink Floyd (The Final Cut e The Division Bell su tutti) e collezionato occhiali treddì usa e getta, sperimentato vari tipi di tè ed infusi, rotto un cellulare, ricevuto regali utilissimi, imitato Benedetta Parodi, mi sono laureata, sono stata ad un concerto, ho mangiato sushi e sashimi, rifiutato il voto ad un esame, indossato della biancheria coordinata, imparato a fare i Muffin e inventato i MuffilliTM, cominciato a leggere l’Ulisse (e solo Dio sa quando finirò), pianto nel sonno, imparato tantissime strade nuove, scritto 139 post (di cui una poesia ed una filastrocca), ricevuto 10599 visite sul blog, inaugurato un tumblr, chiuso il tumblr, inaugurato un altro tumblr, chiuso l’altro tumblr, spettegolato tanto e avuto ragione.

Io per l’anno che verrà ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.
Per quanto riguarda quelli cattivi ci devo ancora pensare.

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Palmipedone #179 —Mentre ero via—

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Via Alphabet Soup

Via da qui s’intende, ché fisicamente i miei spostamenti degli ultimi tempi possono restringersi ad un raggio di una decina di chilometri, semafori ovunque, velocità media 12 km/h, smart come mosche moleste guidate da tizi abbronzati con gli occhiali da sole neri nerissimi nonostante il cielo sia nero nerissimo, toh, piove, fa freddo, fa caldo e poi di nuovo freddo, i ciclamini rosa sul balcone son morti tutti, ma solo quelli rosa, la selezione naturale privilegia il rosso, sarà che è quasi Natale e si vede dal traffico che è Natale, e pure dai balconi addobbati stile Viva Las Vegas, fontane, cascate di luci, cloni di Babbo Natale che si arrampicano alle finestre (e io, per tutto il tempo che ci ho creduto, che pure è stato tanto, ho sempre pensato che entrasse normalmente dalla porta grazie a qualcosa tipo magico passepartout di Babbo Natale, mica tutti c’abbiamo il camino da metterci il panettone e poter dire buttati che è morbido), Ilaria che fa l’albero e si graffia tutte le mani coi rami maledetti per mettere le lucette, Ilaria, sempre lei, che si gode il risultato finale complimentandosi con se stessa e, per una volta, volendosi bene (visto che con gli altri è buona tutto l’anno, Natale le pare una buona occasione per voler bene a se stessa). Natale tempo di cartoni della Disney in prima serata, che mò li trasmettonono in accadì e fanno quasi impressione, e le principesse che già erano fighe prima son sempre più fighe mentre i principi, che prima erano pesci lessi, sempre pesci lessi sono, e tutti cantano e tutti ballano e mo’ in accadì fa quasi impressione, la settimana prossima faranno la Bella Addormentata nel Bosco, la principessa Aurora che io non lo so quanti anni le dareste voi così a guardarla, io almeno venticinque, invece pare che ce n’ha sedici (e fra l’altro ce n’ha sedici da cinquantun anni) che se mi faccio i conti c’ha sette anni meno di me ora e sta molto più avanti di me su vari fronti

  1. Parla con gli animali
  2. È strafiga
  3. Sa ballare il Valzer (per scienza infusa)
  4. Ha incontrato l’uomo dei suoi sogni
  5. Ha irretito l’uomo dei suoi sogni (che guarda un po’ è pure un principe)
  6. È ricca
  7. È una cantante nata
  8. Ha le tette

che se, per puro ottimismo, togliamo i punti 1 e 3 (che si può sempre imparare) rimane comunque un vantaggio notevole che verrà almeno moltiplicato per tre dall’accadì. Natale tempo di bilanci, cose della mia lista che sono riuscita ad evitare 3, cose che sono riuscita a fare 3, quali cose non ve lo dico, vi dico che magari ne avrei preferite delle altre, ma 3 is a magic number, e io ho compiuto 23 (numero notoriamente associato alla fortuna, diciamo così) anni solo da cinque mesi, e magari per l’anno prossimo mi preparo una lista di obiettivi più facilmente raggiungibili, tipo imparare ad usare LaTeX e scoprire che il cammello, respirando, trattiene nel naso il vapore acqueo e poi se lo beve, che sono cose che nella vecchia lista non c’erano, che ho imparato mentre ero via e di cui mi sembra ci sia da andare abbastanza fieri.

Ah, l’immagine, come il resto del post d’altronde, è a un po’ caso.

Palmipedone #143 —La metamorfosi—

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No, non è una recensione.

La metamorfosi è la mia (non sono diventata scarafaggio) e, contemporaneamente, quella del mio modo di scrivere che, dopo la fase iniziale del chi sono io e cosa ci faccio qui proprio mi sfugge, è passato dal contorto favellar di ciò che dentro arde e sfavillando si contorce, al vi scrivo come mi viene, senza star lì a limare, a rifinire, ad innalzare, ad arricchire, a complicare, a nascondere, a subliminare, a respirare il dolore che come una voluta di fumo, si torce, si avvolge e si svolge, e, nel suo continuo cambiare forma si dissolve, basta. Per il momento. Mo’ vi scrivo come parlo, come direttamente penso, senza star lì a ripensare il pensiero, ad impastarlo con la fantasia; niente gnocchi, solo patate schiacciate, magari con un po’ di sale e di olio a crudo. Ho deciso che devo avvicinare la me parlante e la me scrivente, e che faccio prima a muovere la seconda verso la prima, a scrivere come parlo, o meglio come parlerei se. Punto. Che è una metamorfosi. Indotta. Ma non forzata, anzi, forse ci sarebbe addirittura da ringraziare. Forse. Perché, per il momento, mi piaccio di più così. Voi sopportate (e, magari, supportate).

Sguardo #6

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Bar street (by day)

Bar Street by day, Kos Town, Kos (GR)

Resoconto della vacanza:

  1. Nuove esperienze:
    • Andare in canoa
    • Stare in equilibrio su di una tavola da windsurf
    • Fare il bagno al largo tuffandomi dalla barca
  2. Posti in cui sono riuscita ad addormentarmi nonostante il terrore di russare/sbavare/stare con la bocca spalancata (perché è inutile che mi venite a dire, o donne, che cercate un uomo che vi guardi mentre dormite, io se becco uno che lo fa gli cavo gli occhi, non c’è proprio niente di romantico nel sonno altrui):
    • Sul lettino a bordo piscina
    • Sul lettino in spiaggia (al sole)
    • In aereo
    • In pullman
  3. Numero massimo di ore trascorse senza dormire: 38.
  4. Quantitativo giornaliero di chilocalorie ingerite: maggiore di 5000.
  5. Alcool trangugiato: lievemente sopra il livello della sobrietà imperturbabile (volavolavolal’apemaia).
  6. Chili presi: 0.5 (metabolismo Made in Wonderland brevettato).
  7. Figure di cacca: meno di cinque.
  8. Pensieri molesti e/o angoscianti: meno di cinquevirgolatre al giorno, in numero sempre decrescente col progredire della vacanza.
  9. Uomini invaghiti: circa zero.
  10. Livello di abbronzatura raggiunto: color anello di totano impanato e fritto.
  11. Numero delle forcine per capelli perse: molto maggiore di dieci.
  12. Livello di riposo raggiunto dai piedi:

Si ora torna alla vita di sempre che è come Bar Street di giorno.
E a me piace così.

Palmipedone #125 —Biglie—

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C’era il mio professore di religione delle superiori che, a proposito della creazione del mondo secondo gli induisti, raccontava una storia che aveva a che fare con una ciotola riempita a tal punto di biglie che queste strabordardone davano origine agli uomini. Fra l’altro io non ci metterei la mano sul fuoco che la storia fosse esattamente questa perché al tempo trascorso dalla sua narrazione, già troppo, va sommata anche la mia tendenza a rielaborare i ricordi, a ritoccarli, ad addolcirli, a renderli sbiaditi e sfumati tipo vecchia fotografia dai margini frastagliati, niente color seppia comunque. Tutto questo mi è venuto in mente perché riflettevo non tanto sulla nascita, quanto sulla successiva utilizzazione delle mie idee che sarebbero, per l’appunto, le biglie che cascano fuori dal recipiente.

Non molto tempo fa (ma abbastanza da poterlo considerare passato chiuso) le lasciavo per terra, col rischio di poterci inciampare nei momenti meno opportuni; poi ho deciso che valeva la pena salvarle dal soggiorno prolungato sul pavimento e quindi ho preso non solo a raccogliere le vecchie, ma anche ad acchiappare al volo le nuove, tutte, indistintamente, tanto che alla fine hanno cominciato ad essere troppe per tenerle fra le mie braccia e, di nuovo, a cadere. Allora ho aperto questo blog e ho cominciato a riversarci le biglie di troppo, quelle più a rischio caduta, senza far particolarmente caso al loro contenuto: idiozie, sfoghi personali, messaggi subliminali, sogni, epifanie, tutto questo è finito qui, all’inzio con molta leggerezza, alla fine con troppa intensità, accompagnando quello che è stato un percorso emotivo del quale mai mi sarei ritenuta capace e del quale, nonostante gli sviluppi esterni, vado immensamente ed internamente fiera. Ora che sono diventata bravina nell’atto del riversare le idee al di fuori di me, credo che sia giunto il momento che io impari a fare una cernita, a scegliere quelle che sarebbe meglio tenere fra le braccia, sempre con lo scopo di regalarle, un giorno, ma in esclusiva a chi veramente avrà voglia di ascoltarle. Dalla mia voce.

Palmipedone #117 —Sensazione—

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Son due giorni che ho quella sensazione lì (tanto che qualcuno ha già sentito i miei sproloqui in proposito e spero che voglia perdonarmi per la ripetizione), quella sensazione di disappunto tipica di quando, una volta tagliati i capelli corti, in un istante che sei sovrappensiero tenti di raccoglierli in una coda. E ovviamente non ci riesci perché in un momento di sana follia, hai deciso di darci un taglio. Ecco, son due giorni che, metaforicamente parlando, tento inutilmente di farmi la coda e non trovo i capelli.

Palmipedone #115 —Grazie—

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Io credo di avere delle persone da ringraziare: quando nei film passano i titoli di coda ci sono sempre i ringraziamenti che scorrono puntualmente troppo veloci tanto che, magari, su dieci nomi ne leggi due e manco sai chi sono quindi li guardi, ma non li vedi. Ecco, no. Io voglio fare dei ringraziamenti con dei titoli di coda statici. A persone che, in questo periodo più che mai, mi hanno aiutata, sopportata, consigliata, risollevata, rimproverata, distratta, indirizzata, ascoltata, compatita, accettata (ma non con l’accetta, almeno per il momento). E che spero continuino a farlo perché, mi dispiace per loro, ma non ho alcuna intenzione di andarmene all’altro mondo prima di duemilasettecentoventiquattro anni (almeno) e, conseguentemente, di alleggerire in anticipo le loro esistenze. Quindi (in un ordine pseudoalfabetico che voi non lo vedete, ma io lo so che c’è)

Idoneità Marrone (aka K)
Cri
La “bulla” Flavia
黎雪 (aka Maga Magò)
Stè

grazie.

Rassegnatevi: sarò per sempre la vostra Vuvuzela.