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Palmipedone #104 —Unicità condivisa—

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C’era un tempo che mi sentivo unica, o almeno più unica di così, perché c’erano delle cose che pensavo fossi la sola a fare, tipo separare gli strumenti mentre sento la musica e invece poi ho scoperto che c’è un gruppo sul faccialibro di persone che separano gli strumenti mentre sentono la musica solo che poi bisogna vedere come lo fanno perché leggevo le frasi in bacheca e più o meno tutti dicevano io isolo il basso oppure io isolo la batteria, e allora no, quello non vuol dire separare gli strumenti, vuol dire isolarne uno, che è molto più facile del separarli tutti, perché io è così che faccio, per ogni strumento un morbido nastro colorato che ondeggia con il suono dello strumento nel pezzo, secondo me non c’è nessuno che fa così, che gli viene una cosa bella come viene a me, ondosa, colorata che poi spesso non c’entra niente con gli strumenti perché non è che sono così brava da poterli separare tutti, specialmente se ce ne sono tanti, però devo ammettere che l’immagine finale è piuttosto suggestiva, diciamo pure unica, diffidate delle imitazioni.

Palmipedone #97 —La dissenteria vocalica, ovvero l’Amore ai tempi del Faccialibro—

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Ciao, mi piacerebbe avere un telefonino
che manda messaggini con tantissimi caratteri,
così potrei scriverti Ti amo con un milione di o,
e verrebbe pressappoco così:
Ti amoooooooooooooooooooooooooooooooo…
[Paola Cortellesi “Wooden Chicks” – Non mi chiedermi]

Sul faccialibro, data la facilità di digitazione, le o sono almeno un miliardo. E così i puntini di sospensione (oppure quelli escalamativi) che seguono una qualsiasi affermazione povera in senso, ma ricca in vocalizzi. Una vera e propria dissenteria vocalica mostrata a tutti senza alcun pudore.

Io, invece, lo scriverei con una sola o. E dopo ci metterei pure un punto. Ti amo. Punto. Frase minima che ti casca in testa come un mattone, roba che o ci rimani secco o che, almeno, ti fa male, ma un male bello, che te lo ricorderai per sempre come quella volta che ti sei chiuso le dita nello sportello della macchina o ti sei consumato le ginocchia sull’asfalto cadendo dalla bici, con lo stesso grado d’intensità, pungente ad ogni rievocazione, così pungente che fa male. Ma un male bello.
E mai, mai, lo scriverei su Facebook.

Palmipedone #67 —Oggetto di tristezza—

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Dopo i cinepanettoni, dopo il Premier che telefona al tiggì per aggiornarci sulle sue condizioni di salute, dopo lo spam sul viagra, c’è un’altra cosa che mi mette una tristezza infinita: è la gente (questi se lo meritano di essere chiamati gente, con la connotazione che gli do io)  che si fotografa allo specchio del bagno, mette questo capolavoro come immagine personale sul faccialibro, e tenta di aggiungere come amico chiunque, anche me. Che tristezza.

Voglio toglierlo, il mio account su facebook, per questo e mille altri motivi, ma probabilmente continuerò a tenerlo, come si fa con una vecchia rubrica telefonica. Per pigrizia.

Palmipedone #31 —Lettera di protesta—

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Caro Faccialibro,

credo di aver trovato una falla nel sistema. Poco fa mi è arrivato l’invito per il gruppo “condanniamo Zac Efron per aver sparato 13 volte ad un gatto” e non sono riuscita a trovare il tasto “invia un calcio rotante al mittente”. Sono perplessa.  Adesso non so veramente come comportarmi: non posso premere il tasto “ignora”, perchè così il mittente non saprebbe mai che voglio calciorotarlo; non posso “accettare” perchè il mio odio per Zac Efron non supera il mio odio per i gatti (anche se io non li fucilerei mai, a maggior ragione non 13 volte, ché in America porta pure sfiga). Vi prego di risolvere al più presto questo grande difetto, per il bene del mittente (prima che il calcio rotante si trasformi da virtuale a fisico).

Cordiali saluti.