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Palmipedone #233 —Estremi—

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L’estate non vedi l’ora che arrivi quando è inverno, quando hai freddo fin dentro le ossa e nel letto non riesci a scaldarti i piedi,
quando gli alberi son tutti spogli,
quando guardi il mare, piove ed ogni goccia, toccando la sabbia, crea un piccolo cratere sulla spiaggia che d’inverno è terra di nessuno, solo del mare.
L’estate non vedi l’ora che arrivi perché la tonalità della luce si fa arancione, perché la maglietta che vuoi indossare ed è appena uscita dalla lavatrice si asciuga in dieci minuti, d’estate;
non vedi l’ora per il gelato,
per la frutta buona tanto quanto colorata,
per le serate all’aperto,
perché a San Lorenzo ci son le stelle cadenti.

Ma l’estate d’estate è una roba che non fai in tempo a rendertene conto che già non ne puoi più.

Per il caldo umido che sembra di stare in una sauna,
per le zanzare,
perché camminando sul sentiero sterrato del parco si alza una polvere che ti imbratta fino alla vita
per i suggerimenti anti-afa che danno al tiggì e cioè non uscire nelle ore più calde e bere molta acqua. Io aggiungerei ogni tanto ricordatevi di mangiare e di andare al bagno, evitate cibi pesanti tipo i fagioli con le salsicce, e, qualora vi sentiate gonfi, sappiate che non è il caso che voi indossiate un poncho come l’amica della Marcuzzi.

L’estate d’estate fa schifo.

L’inverno non vedi l’ora che arrivi quando è estate, quando stare cinque minuti al sole dà inizio al processo di liquefazione,
quando non riesci a trovare un angolino del materasso che sia ad una temperatura più bassa di quella del tuo corpo,
quando devi asciugarti i capelli,
quando devi prendere i mezzi pubblici.

Ma l’inverno d’inverno fa schifo.

L’estate non vedi l’ora che arrivi quando è inverno, quando hai freddo fin dentro le ossa e nel letto non riesci a scaldarti i piedi,
quando gli alberi son tutti spogli…

Palmipedone #232 —Estate alternativa—

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Da piccola disegnavo persone solo se costretta, preferendo di gran lunga nature morte composte prevalentemente di castagne, case in campagna in fondo a sentieri costeggiati da cipressi, covoni e staccionate, tetti innevati ed elefanti visti di spalle:

(mi ci sono impegnata, l’ho anche colorato)

A volerle trovare, le persone, si sarebbe potuto immaginarle dentro le case (con le persiane rigorosamente aperte), dietro i covoni e dentro gli elefanti (oppure dentro i covoni e dietro gli elefanti), all’ombra dei cipressi (ombra che, comunque, non ho mai disegnato). Immaginarle, ché comunque nelle mie case io non ci avevo messo nessuno.

Da grande le persone non le ho mai disegnate (quando necessario, sono sempre bastate due, tre forme geometriche; il talento artistico è inutile spremersi come un limone per farlo trasudare dai pori, non funziona. E lo dico perché ci provo di continuo).

Quando da piccola/o disegni le persone, la loro pelle la colori di rosa. Poi cresci, vai in profumeria e trovi solo fondotinta marroni. Quindi credi di esser marrone. Ebbene, quello della pelle marrone è un falso mito (per noi dalla pelle chiara, intendo). Noi studenti che pure ci piace l’aria aperta (a patto che non si rischi di liquefarcisivi) siamo #E3CACD [RGB(227,202,205), cioè così] o di gradazioni simili (io, però, son proprio quella). Diciamo basta alla pelle marrone, all’abbronzatura a tutti i costi. Facciamo un vanto del nostro roseo pallore e rendiamolo parte di una specie di manifesto dell’estate alternativa assieme ad una specie di mini compilation con pezzi vecchi e nuovi,  ricca di genti (italiane) diverse da quelle che si sentono di solito (e non si capisce il perché), ma non necessariamente sconosciute (almeno i Baustelle li conoscono tutti, spero).

***

Tracklist

  1. Brunori Sas – Tre capelli sul comò
  2. Baustelle – Colombo
  3. Carpacho! – Niente che non va
  4. Babalot – Panca bestia
  5. I Cani – Velleità

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