Archivi tag: elenchi puntati

Palmipedone #203 —Weeklylist—

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Io ho sempre amato gli elenchi. Li amavo prima di questo blog, prima di conoscere le top five di Altà Fedeltà, prima di che Vieni Via Con Me li portasse all’attenzione del grande pubblico quasi attribuendosene la paternità.
Prendendo ispirazione appunto da Roberto Saviano, a sua volta ispirato da altri, ho deciso di stilare anche io una lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere, di quelle che ti accendono dentro una scintilla, che fanno nascere una specie di gioia pulsante che è facile ravvivare continuamente con il ricordo di sapori, di odori, di suoni, di colori, di visi, di sensazioni e, ogni tanto, con una nuova “razione”.

La mia lista ha esplicitamente (ed involontariamente) un punto in comune con quella di Saviano; implicitamente ce ne sono anche altri, mozzarella inclusa.

***

  1. Seguire le gocce di pioggia che corrono orizzontalmente sul finestrino della macchina in moto e tifare per la più lenta.
  2. Vedere il sole di mezzanotte.
  3. Tuffarsi in mare aperto avendo paura di schiantarsi sul fondale (che si vede bene come se fosse ad un metro perché l’acqua è limpidissima).
  4. Scoprire che gli amici “sanno”.
  5. Mangiare il cioccolato.
  6. Ritrovare oggetti dopo mesi quando ormai ci si era rassegnati ad averli persi per sempre.
  7. Ascoltare tutto Love Over Gold (saltando Industrial Disease) senza fare altro se non evaporare con la musica.
  8. Graffiarsi con i rovi per raccogliere le more.
  9. Fare figure di cacca epocali.
  10. Ridere fino ad avere mal di stomaco.
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Palmipedone #186 —Un’autopsia ed eventuali—

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Ho scritto una quantità spaventosa di bozze di post, resa ancor più spaventosa dal fatto che si tratta di  bozze composte da una frase sola, aborti di pensieri, ragionamenti morti ancor prima di completarsi e sul perché del loro decesso prematuro ci son varie spiegazioni:

la prima è la mancanza di tempo;

la seconda è la difficoltà del pensare il pensiero in modo che possa essere spiegato
(e scusatemi, ma questa  voglia di spiegare le cose, la voglia di spiegarmi, l’ho un pochino persa ultimamente: la me che vive nel mondo degli odori e dei sapori c’ha come la vaga sensazione che sia una fatica sprecata se poi la logica vincente nel mondo suddetto è quella di The Sims:
Click» Parla» Click» Parla» Click» Racconta una barzelletta» Click» Parla» Click» Spettegola» Click» Fai Fiki Fiki» Click» Saluta
e non è che quando parlano stanno lì a spiegarsi, i Sims. Parlano del tempo, e non di quello che passa, del tempo atmosferico.
Ecco, a me, nel mondo degli odori e dei sapori, certe volte mi pare che gli odori ed i sapori li sentiamo solo io e pochi altri bambini indaco e che agli altri -talvolta inaspettatamente- non gliene freghi assolutamente nulla di scoprire cosa c’è dietro le apparenze: alla fine crederanno solo a quello che già sanno, o meglio che pensano di sapere.
E dimostratemelo che la mia amarezza è eccessiva, dimostratemelo, non venitemelo a dire, non me ne importa più niente delle constatazioni su quanto io sia così, su quanto io sia cosà, su quanto io sia sbagliata/strana/subdola/esagerata/patetica, dimostratemelo. E il primo che mi dice che sono abbastanza intelligente da capirlo da sola, che non ho bisogno di dimostrazioni, gli spacco la capoccia. E a sorpresa gliela spacco con un tacco dodici);

la terza è la più ovvia,
e cioè che erano idee da schifo;

la quarta la rubo da un post del blog di La Sere. Il post si intitola Di preciso non saprei e il blog si chiama e niente.

Magari è solo che i blog (e questa cosa mi pare l’ho già scritta da qualche parte non mi ricordo dove quindi vuol dire che mi sembra giustissima) dopo un po’ prendon su una loro personalità autonoma che non gliela stacchi più di dosso, c’è niente da fare, e va benissimo finché restate in buona, te e il tuo blog, ma se fai tanto di averci un momento peregrino lui il blog ti butta fuori e Torna quando ti riconosco!, ti urla dietro.

Il mio non urla, ma un po’ lo sento che ce l’ha con me. E, a causa di questa ostilità, scriverci non è più tanto facile.

Palmipedone #184 —Uno solo—

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Cheers!

Idoneità Marrone - Cheers!- Scultura di fil in ferro e alluminio (2.3 cm x 2.3 cm x 5.5 cm). Foto mia.



Come si fa con le diete, per attuare i buoni propositi per l’anno nuovo si comincia sempre non dal primo giorno dell’anno, ma dal primo lunedì (se poi il primo lunedì è capodanno allora si comincia dal secondo). Che sarebbe domani.

Io quest’anno ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.

In quest’anno appena trascorso, che è stato un anno da sentirsi (nell’ordine) stanca, realizzata, speranzosa, innamorata, malinconica, quindicenne, triste, gelosa, triste, confusa, triste e poi tristissima (circa 13 litri), delusa, maratoneta, contemplativa, andata, voluta bene, tornata, forte, sorridente, ironica, pasticcera, pasticciona, felice,

in quest’anno appena trascorso, dicevo, ho capito che per me i migliori buoni propositi sono quelli che propositi non hanno il tempo di diventarlo perché subito vengono attuati o definitivamente scartati perché irrealizzabili.

Che equivale a darsi una scossa,
a mettere il profumo buono senza aspettare l’occasione speciale,
ad andare a correre oggi pure se è nuvoloso, domani potrebbe essere peggio,
al sapere che si può fare, che basta metterci un pizzico d’impegno,
a rimproverarsi quando serve,
a volersi bene quando è lecito.

In quest’anno che è trascorso
mi sono cresciuti tantissimo i capelli, ho letto dei libri meravigliosi (tipo Norwegian Wood ed Il Piccolo Principe), ascoltato ossessivamente i Pink Floyd (The Final Cut e The Division Bell su tutti) e collezionato occhiali treddì usa e getta, sperimentato vari tipi di tè ed infusi, rotto un cellulare, ricevuto regali utilissimi, imitato Benedetta Parodi, mi sono laureata, sono stata ad un concerto, ho mangiato sushi e sashimi, rifiutato il voto ad un esame, indossato della biancheria coordinata, imparato a fare i Muffin e inventato i MuffilliTM, cominciato a leggere l’Ulisse (e solo Dio sa quando finirò), pianto nel sonno, imparato tantissime strade nuove, scritto 139 post (di cui una poesia ed una filastrocca), ricevuto 10599 visite sul blog, inaugurato un tumblr, chiuso il tumblr, inaugurato un altro tumblr, chiuso l’altro tumblr, spettegolato tanto e avuto ragione.

Io per l’anno che verrà ho un proposito solo.
Non avere buoni propositi.
Per quanto riguarda quelli cattivi ci devo ancora pensare.

Palmipedone #177 —Almeno credo—

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Io in genere la musica italiana che non sia quella cantautorale intellettualoide e sinistrorsa tendo presuntuosamente a snobbarla, e così anche Ligabue, fatta eccezione per rare perle, leggasi appunto Almeno credo, che se proprio vogliamo essere onesti non è che abbia un gran testo eh, però la versione live, quasi tutta chitarra e armonica (?) e quell’almeno credo rauco e sommesso, c’ha un carico emozionale che mi si rovescia addosso ogni volta; se buttiamo via tutto il testo e ci lasciamo solo l’almeno credo ogni trenta secondi o giù di lì, a Ilaria le viene una cosa qui, tra la gola e il petto, tra il pianto e l’ansia, come con Lover you should’ve come over di Jeff Buckley (ma in un modo diverso), e le piovono addosso tutte le insicurezze vecchie e nuove, tutto ciò a cui credeva e ora non più,

la politica,
la chiesa,
la buona fede degli altri,
Babbo Natale,
il topino dei denti,
i formaggi magri,
i conigli nei cappelli,
le coincidenze,
i mezzi pubblici in orario,
il giallo del semaforo,
il grande cocomero (e questo perché in realtà è una zucca, a quella ci crede ancora),
i miracoli,
la meritocrazia,
le foto perfette delle modelle,
le pubblicità dei mascara,
le pile ricaricabili,
Paola Maugeri (perché ha tentato di convertire al veganesimo tutti i telespettatori de Le Invasioni Barbariche con la storia della mucca scureggiona che causa effetto serra e a cui viene barbaramente sottratto il latte sotto lo sguardo attonito del vitellino),
i calzini bianchi,
lo zucchero nel tè (però dipende dal tè).

Che è come smontare la propria esistenza poco a poco, lasciando solo alcuni punti fissi tipo
gli amici,
gli elenchi,
la cioccolata.

Ho sempre avuto pochissime idee… ma in compenso fisse
Fabrizio De André

Palmipedone #170 —Ater fàiv random facts—

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Come ogni elenco puntato che si rispetti la numerazione riprende da dove ero rimasta:

  • Fact namber sics: la prima cosa che guardo in una persona sono i denti ed in genere è anche l’ultima se i suddetti non sono come dico io, cioè dritti, cioè mediamente grandi, cioè belli, potrei amarvi anche solo per i vostri denti, potrebbe succedere che mentre mi parlate, invece di guardarvi negli occhi, io vi guardi i denti. Una volta approvati quelli, poi, guardo anche altro.
  • Fact number sèven: è inutile che ci diciamo di no eh, noi tutti bloggher teniamo un ego abbastanza importante, il mio cresce a dismisura e crescendo (ding! Messaggio autopromozionale) è sconfinato nella creazione di questo per il blog di Disma che mi ha anche scritto

    ma cazzo è bellissimo!!

    (e la chiave di lettura non sta nei punti esclamativi, sta nel ma) lasciate che il mio io dilaghi.

  • Fact namber éit: la mia prima barzelletta fu

    C’era un uomo nudo sotto al letto

    Scompisciatevi pure.

  • Fact namber nàin: nel 90% dei miei sogni muoio ammazzata ed il sogno continua anche senza di me, nel senso che i personaggi proseguono tranquillamente le loro esistenze (io non compaio nemmeno nel ruolo di fantasma eh, semplicemente non ci sono più) come se nulla fosse successo, del tipo toh è morta, vabbè, pace all’anima sua. Che non lo so se avete visto Inception, ecco, a me (attenzione spoiler) schiattare per destarsi non sembra risolutivo, per il resto gran film.
  • Fact namber ten: so arrotolare la lingua. E allora? No, niente.

Palmipedone #155 —Frequentatori pomeridiani della Facoltà di Scienze*—

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*(classificazione ragionata).

  • Il lavagnista: generalmente uomo, indossa le mezze maniche 12 mesi all’anno. La sua permanenza pomeridiana all’università si spiega prevalentemente con la necessità di utilizzare la lavagna per studiare, cioè per ripetere lunghe dimostrazioni (il lavagnista è generalmente un matematico oppure un fisico). Il lavagnista serio lavora in completa solitudine, o al massimo assistito da un lavagnista di valore uguale o superiore, in silenzio. È spesso circondato da uno stuolo di discepoli (prevalentemente di sesso femminile) altrettanto silenziosi, pensierosi, ammirati, talvolta addormentati.
  • Il cocainomane (e la sua cricca): così chiamato a causa della sua gravissima dipendenza dall’inalazione della polvere di gesso, il cocainomane non va confuso col lavagnista. Egli utilizza la lavagna per il puro piacere personale di sporcarsi di gesso fino all’attaccatura dei capelli, senza logica alcuna, senza beneficio alcuno, senza scopo alcuno, camuffando tali importanti assenze dietro il nome di studio di gruppo: il cocainomane, infatti, si accompagna spesso ad una vera e propria cricca di suoi simili, stazionante nelle immediate vicinanze della lavagna, e particolarmente rumorosa, incurante delle regole non scritte della buona creanza e, spesso, priva delle conoscenze necessarie per partecipare in maniera costruttiva allo studio di gruppo, il che non impedisce ai suoi membri di partecipare comunque. Rumorosamente.
  • Il tecnologico: più che un comodo posto a sedere, il tecnologico reclama una presa di corrente per nutrire il suo fedele laptop. I siti più visitati sono nell’ordine Megavideo e Facebook. Le applicazioni più utilzzate Windows Live Messenger e Skype, più rari gli utilizzatori di editor di testo, di programmi per la creazione di presentazioni multimediali.
  • La Guendalina Bla Bla: esclusivamente di sesso femminile, la Guendalina è un personaggio involontariamente importuno. Il soggetto in questione trascorre i suoi pomeriggi all’università per ripetere ad alta voce volumi di dispense che manco la Treccani. Le Guendaline compaiono a decine soprattutto nei periodi che precedono le sessioni d’esame; trovarsi nei paraggi di una di esse per un periodo di tempo prolungato causa disturbo dell’attenzione ed un assorbimento passivo ed inconscio delle nozioni con tanta insistenza ripetute (a tal proposito coglierei l’occasione per salutare Miss Paracetamolo, che per un intero pomeriggio, pronunciandolo Paracetàmolo, mi ha fatto credere che fosse una parola sdrucciola e invece no. È Paracetamòlo. Con l’accento sulla penultima sillaba, parola piana. L’ho profondamente odiata).
  • Le comparse: le comparse fanno colore, fanno arredamento, fanno confusione. Quando non si trovano impegnate in chiacchiere da parrucchiere, nella pausa sigaretta oppure nella pausa caffè, camminano per il corridoio. È impossibile non incontrarle almeno una volta al giorno. Se voi non andate da loro, loro verranno da voi. Conoscono tutti e tutti le/li (il termine comparse è solo femminile, ma ci sono anche comparse uomini) conoscono.
  • Quelli che studiano (o che almeno, in tale marasma, ci provano): ebbene sì, qualcuno c’è.

Comunicazione di servizio: Gaia.

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A partire dai prossimi giorni, a questo blog si aggiungerà una nuova autrice, Gaia. Gaia è una personalità più che una persona e, come tale, non avrebbe bisogno di tante presentazioni. Sappiate però che

a Gaia piace

  • elaborare originali teorie su ogni aspetto del comportamento umano
  • riordinare le idee in elenchi puntati
  • incartare i regali con la carta a pois

a Gaia non piacciono

  • le insegne luminose con le lettere malfunzionanti
  • i film con gli animali parlanti
  • le rape rosse

Leggendo scoprirete il resto, che a dir la verità non è poi molto. Perché su Gaia tante cose le sapete già.