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Palmipedone #191 —Dice—

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– È sicuro che una cosa così si chiama così?
– Per il momento, io chiamo così una cosa così, quindi la cosa viene chiamata così, e dato che è con me e non con un altro che lei sta parlando in questo momento, le conviene prendere le mie parole nel loro aspetto significante.
[Raymond Queneau – I Fiori Blu – 1965 – Traduzione di Italo Calvino]

Dice che dovrei tenere un blog di divulgazione scientifica, qualcosa tipo “Physics for dummies“, che sarebbe bello, che sarebbe divertente, e ad averci il tempo pure pure, ma ne sto mandando in rovina già uno di blog , figuriamoci due, ché mi sembra chiaro che un blog di divulgazione scientifica debba avere un titolo migliore, o almeno dedicato, tipo Bosoni per Babbani, non ho detto serio, non ho detto professionale, ho detto più azzeccato. E ad averci il tempo pure pure, per una cosa del genere bisogna avere delle pretese di attendibilità, non si possono riferire notizie lette chissà dove, notizie che si ha l’impressione di aver letto chissà dove, notizie che si ha la vaga sensazione di aver già avuto l’impressione di averle lette chissà dove (e poi scopri che te lo sei inventato o, come credo io, che in realtà è una specie di flashback della vita precedente, quella in cui io ero amica di Uma Thurman, dice come fai a dire una cosa del genere, lo so e basta).

Quindi lasciamo cadere per il momento questa ipotesi di doppio blog, questo non si parla di chiuderlo anche se il tempo per scrivere e addirittura quello per pensare me lo devo ritagliare accuratamente con delle forbici dalla punta arrotondata, l’altro non si parla di aprirlo perché per definire la personalità di un blog ci vuole dedizione, ci vogliono le idee, ci vuole tempo, ci vuole. E io non ce l’ho. Ciò non toglie che magari un giorno io possa raccontarvi di sfuggita il mio entusiasmo per la biografia del bosone di Higgs che è un po’ il chiodo di garofano dei miei studi, che non sai da dove viene, cosa farci, però ti piace l’odore. E no, il bosone di Higgs non odora. Dice allora che metafora è, non lo so, migliore non mi veniva.

Dunque gennaio è praticamente finito e io non sono morta, pazza non mi sembra di esserlo più di prima (e neanche meno, ad essere precisi), il mio ritorno a casa dall’università la sera è la fiera della polemica sterile contro le lumache della corsia centrale con la corsia di destra libera, contro i troppi cancelli, il poco spazio per fare manovra, gli spilorci proprietari di quella specie di vano seminterrato in cui parcheggio la macchina, che mettere una lampadina a basso consumo energetico, una piccola, non se ne parla, niente, e là sotto è buio pesto, buio come il buio, che non so se ce lo avete presente perché per esempio a casa mia il buio non è mai buio: in cucina c’è l’orologio del microonde, in salone la spia della segreteria telefonica, per il corridoio la spia della lampada d’emergenza eccetera, lì sotto no, è buio come il buio e io non ho paura del buio però nel buio si sentono tutti gli scricchiolii sinistri e pure quelli destri (che la par condicio pure nell’ironia è importante) e mettiamola così, io non ho paura del buio, ma degli scricchiolii un po’ sì, soprattutto di quelli destri, e delle ombre, nel buio è pieno di ombre, e non quelle tradizionali, ci sono le ombre autogestite, nel buio, quelle anarchiche che sono cattive se dentro sei cattivo, e buone se dentro sei buono, l’hanno detto a Mistero e me l’ha detto mio fratello che l’ha visto con fine criticatoro, come me che quella volta ho deciso di vedere Voyager (perché una cosa non puoi criticarla se non la vedi, un cantante non puoi criticarlo se non lo ascolti) e c’era uno scienziato o presunto tale che diceva la rotazione della terra sta rallentando, si fermerà e allora comincerà a girare dall’altra parte e sarà la fine del mondo, e allora ho preso il fascicolo Voyager, ho preso il timbro quello con scritto INTERNATELI TUTTI e l’ho stampigliato con inchiostro rosso sulla prima pagina.

Dice non capisco cosa c’entra la citazione col post, c’entra perché il libro è bellissimo, che erano anni che non leggevo un libro così (di bellissimi ne ho letti, ma non squisitamente bellissimi come questo, un’opera imprevedibile e pirotecnica dice la copertina, e vi giuro che è vero, soprattutto il pirotecnico), ed i bei libri c’entrano sempre. E allora che c’entra il resto del post, dice, il resto del post c’entra con me perché ho contato i punti e sono solo dieci compreso quello che deve ancora venire, punto.

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