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Palmipedone #174 —Non sono morta eh—

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Non sono morta eh. No, non si sa mai, lo dico soprattutto per quei quattro che mi amano,

che pure se stavano scherzando io non me lo aspettavo tanto affetto, ero più preparata alle risposte brutte, a prenderle a cuor leggero senza rimanerci troppo male, invece siete stati dei burloni buoni, grazie.
Dicevo.
Non sono morta eh. Sono solo un po’ a corto di idee e ne sto approfittando per migliorare la mia mezza abilità da pasticcera che, dopo i MuffilliTM, dopo dei Brownies così così, ha raggiunto il suo apice con i Muffin ai frutti di bosco belli e buoni di cui, come al solito, vi allego pretenziosa fotografia (stavolta addirittura con link alla relativa ricetta).

Berry Muffins [Muffin ai frutti di bosco]

Poi. Non c’entra niente eh, però ieri ho rivisto School of Rock per la milionesima volta e, come conseguenza, il mio piccì ha un nuovo magnifico wallpaper, questo, del quale non avevo dubbi che qualcuno si fosse adoperato a creare una versione leggibile (altrimenti l’avrei fatto io) che, volendo, trovate qui. Magnifico.

Tutto ciò per dirvi che non sono morta eh. State pure tranquilli, voi quattro che mi amate. Ci risentiamo quando avrò qualcosa di seminteressante da dire.
Spero presto.

Palmipedone #161 —Muffilli—

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Questi giorni addietro secondo me c’era in giro il vairus dei bloggher, tutti a lamentarsi della mancanza d’ispirazione, della perduta voglia di scrivere, della sindrome del foglio bianco, oppure muti, questi giorni addietro son stati proprio dei giorni strambi, sarà una questioni di fasi lunari, bisognerebbe studiarla un’eventuale correlazione fra le due cose (io se mi metto a fare anche questo finisco come il matto di Spoon River, quindi spero che con sei miliardi di persone sulla terra ci pensi qualcun altro, magari lo scienziato inglese di turno così poi ci fanno il servizio al tiggìdue e siamo tutti contenti). Io in questi giorni di mancanza d’ispirazione ho deciso di arricchire la mia collezione di improvvise passioni e mezze abilità, di collezionare un ulteriore asso nella manica che più che asso è un due, di aggiungere l’ennesimo dente di leone al mio mazzolino di fiori di campo, tenetevele le rose, tenetevele le gerbere, io sono un bouquet di fiori brutti e dal gambo dalla lunghezza disuguale, ma tutti colorati, tutti diversi, viva la varietà; insomma ho deciso di dedicarmi alla pasticceria, quella di consumo, quella per principianti. Risultato: i miei muffin con le gocce di cioccolato (che però io c’ho messo le scaglie, perché sono rustica) sono a forma di Camille Mulino Bianco (la merendina più disgustosa che la storia ricordi), invece di fare il fungo si sono espansi come la lava (però questa è colpa del forno che non ha il calore da sotto e dei pirottini flaccidi, sostegno, ci voleva sostegno). Però sono buoni, i miei Muffilli. E hanno profumato di buono tutta casa. E saranno un’importante fonte di calorie per i giorni a venire vista la quantità di burro che contengono.

Spero che finiscano presto perché io devo farne degli altri. Meno burrosi e più vulcanici magari.

Palmipedone #82 — Soffritto —

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Stamattina stavo scaldando il ragù in una padella. Lo scaldavo perché l’avevo appena tirato fuori dal frigo, mica l’avevo fatto io, il ragù, generalmente non le cucino queste cose complicate, non mi piacciono i sughi ricchi, pomodorosi, figuriamoci se mi metto a prepararli mea sponte. Eppoi ci vuole una mattinata intera a farne uno come si deve, con tutti i sacri crismi.

Ho ben presente mia nonna e la sua ritualità nella preparazione del sugo con le spuntature (a mia nonna piace la cucina light, talmente light che l’olio lo mette anche nell’acqua della pasta, perché, dice, così le fettuccine non si attaccano fra loro), sono ricordi antichissimi, di quando non andavo nemmeno all’asilo, di quando passavo le mattinate a casa sua e la guardavo cucinare.
Di quando ero più bassa del tavolo e, per arrivare fare il buco agli gnocchi (che poi non è un vero proprio buco, è una conchetta raccogli sugo, creata facendo pressione con l’indice proprio al centro dello gnocco) mi ci voleva lo sgabello; mi ricordo che quelli fatti da me erano dei solchi deformi mentre quelli di mia nonna erano arrotondati e levigati, però quando mi diceva brava mi accontentavo lo stesso, orgogliosa di avere chili di pasta di patate sotto l’unghia dell’indice e farina dovunque, anche fra i capelli.
Di quando, in piedi sul mio sgabello, la guardavo iniziare la preparazione del sugo con il trito di cipolla, sedano e carota; ce l’ho nelle narici l’odore di quel soffritto sfrigolante, lo riconoscerei fra mille l’odore del soffritto di nonna, perché gli odori dei soffritti non son mica tutti uguali. E, visto che un buon sugo si vede dal soffritto, nemmeno i sughi son tutti uguali.

Io generalmente non le cucino queste cose complicate, non mi piacciono i sughi ricchi, pomodorosi, figuriamoci se mi metto a prepararli mea sponte.
Anche perché lo so che verrebbero male: il mio soffritto ha un altro odore.

Palmipedone #79 —Un post che non lo so come facevate senza—

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Secondo me i Kinder Maxi sono da grandi. E questo non solo mi legittima a mangiarne in quantità, ma spiega anche l’assenza, sulla loro confezione, del famigerato bambino della Kinder. Assenza di lui e del suo abbagliante sorriso.

Che poi ci stavo pensando, al bambino della Kinder. Però me ne sono venuti in mente due. E allora ho creduto di avere le allucinazioni perché come è possibile? Il bambino della Kinder è uno, da che mondo è mondo è sempre lo stesso, quello con la camicia a righe ed il sorriso da imbecille.

E come si faceva prima quando non c’era internet proprio non lo so, ma adesso che c’è io lo uso per fare ricerca, perché sono una scienziata. O un’impicciacazzi, a seconda dei punti di vista. E allora ho scoperto che questo bambino si chiama Günter Euringer, che ora non è più un bambino ma è diventato così (che trauma), che nella foto originale indossava una camicia rosa e blu, che nel corso degli anni gli hanno ritoccato occhi, capelli, denti e gli hanno messo delle orecchie non sue. E che lui ha molto sofferto non solo per questa storia delle orecchie, ma anche perché, nel passato, gli facevano i complimenti per le ciglia lunghe; se le tagliava, le ciglia, per non farsi dire che erano lunghe. Eppoi ho scoperto che non è diventato ricco, grazie alla Kinder; come compenso per la foto ha ricevuto solo 300 marchi, una tantum. E zero popolarità, perché ha preferito rimanere anonimo. Però adesso se ne lamenta in ogni angolo del web, rilasciando lunghe interviste ai suoi fan che a gran voce chiedono il suo ritorno sulla confezione delle barrette.

Ebbene si, l’hanno rimpiazzato, se ne era accorto il mio subconscio. Con un biondo bambino bolognese dai denti palesemente sbiancati con photoshop. E Günter soffre.

Io no, tanto mangio solo Kinder Maxi.

Palmipedone #78 —Millemila (inutili) caffè—

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Stamattina, a colazione, ho bevuto un caffelatte.
Dopo pranzo (in trasferta) ho preso il caffè, un caffè della moka, brodoso.
E ho mangiato una porzione di tiramisù (contenente caffè del medesimo tipo, ma pur sempre caffè).
Non soddisfatta, una volta tornata a casa ne ho preso un altro, di caffè, un caffè espresso, cremoso, molto forte. Buono. Proprio necessario per aiutare la digestione del pranzo luculliano gentilmente offerto dal Ristorante Casa di Nonna. Ed indispensabile per affrontare un noiosissimo pomeriggio di studio, ulteriormente arricchito in caffeina grazie ad un bel bicchiere di Coca-Cola.

Sorvoliamo sul conteggio delle calorie ingurgitate oggi (delle quali una buona percentuale è data da cibi grassissimi, tipo marscarpone e pizza genovese), saranno tipo tremila-e-non-ho-ancora-cenato. Sorvoliamo.

Considerata la quantità di caffeina assunta dovrei sentirmi arzilla e piena di energie.
Invece sbadiglio ogni trenta secondi e mi cala la palpebra. Sono sul divano e mi sento una balena spiaggiata.
Mi viene da vomitare e sembra che il pranzo nel mio stomaco sia più vivo di me. Ho tentato di ucciderlo in vari modi, l’ultimo dei quali è stato quello di ingerire una sonda/pralina di cioccolato che, però, ha preferito unirsi alla festa in corso laggiù piuttosto che obbedire agli ordini del comandante supremo. Maledetta mercenaria.

L’unico rimedio che mi viene in mente è un caffè.
Ma ho come la vaga impressione che non servirebbe a nulla.

Palmipedone #52 — Pep(p)eroni Pizza—

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Tra le domande che affollano la mia confusa esistenza, di quelle che, a dir la verità , non hanno proprio tanto senso, che è da stupidi stare lì a pensarci cinque minuti, figuriamoci di più, e nonostante questo continui a portele, se non proprio in maniera continuativa almeno ad intervalli regolari, e quando ti capita assilli pure le persone che ti circondano, alle quali sinceramente non gliene potrebbe fregare di meno, ma nella maggior parte dei casi se proprio non ti danno spago, almeno fanno finta di non volerti mandare a qual paese (anche se poi qualcuno ti ci manda  e forse fa bene, quando ci vuole ci vuole) c’è la seguente (pausa per riprendere fiato):

Perché agli Americani piace tanto la pizza coi peperoni?

Ieri sera guardavo NICS  e c’era uno scambio di battute del tipo:
-Ti piace la pizza?
-Sì, molto.
-Anche a me, soprattutto quella coi peperoni.

E mi sono ricordata che già un’altra volta quella domanda aveva fatto capolino nella mia mente, perché, vabbè che la bile di un fegato made in USA può far digerire qualsiasi cosa, ma la pizza coi peperoni è veramente troppo, mi torna su al solo pensiero, anche se oggi ho mangiato i pomodori. “Pepperoni Pizza” è anche un cheat per Age Of Empires che permette di ottenere 1000 unità di cibo a buffo, scoperta fatta sempre ieri sera (via msn) grazie ad una mia improvvisa capacità di multitasking e alla (folle) complicità di un amico paziente.
E poco fa un’altra scoperta. Sconvolgente.

La “Pepperoni Pizza” è in realtà la pizza con il salame, essendo il “Pepperoni” una speciale varietà di salume piccante e non l’ortaggio; è un po’ tipo la nostra Pizza alla Diavola, per intenderci. E ha quest’aspetto, decisamente eloquente.

E decisamente più invitante (almeno per me) della pizza ai peperoni. Ché poi, si sa, i gusti son gusti.