Palmipedone #222 —Di treddì, di chitarre, e di pirati—

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Io il treddì non l’ho mica capito se mi piace oppure no.
Il treddì secondo me c’ha un problema fondamentale e cioè che non è democratico, ora vi spiego: mettete il caso che voi stiate sentendo della musica che vi piace e che nel brano in ascolto ci siano un basso, una chitarra elettrica, una chitarra acustica, una batteria e una voce che canta. Ad un certo punto qualcuno decide per voi che il volume di tutti gli strumenti deve abbassarsi bruscamente, di tutti gli strumenti tranne che del basso, per cui quello che sentirete sarà un sottofondo indistinto, un brusio musicale come quello di una radio sintonizzata male e, sopra a tutto, il basso, bonbonbonbonbonbonbobobobn, il basso. Che, a meno che non siate dei bassisti e pure con una certa passione perversa per il bonbonbonbonbonbonbobobobn dopo un po’ sicuro vi darà fastidio e penserete ma tu guarda, a me piace la chitarra, e quella acustica per giunta, ma tu guarda se devo essere obbligata/o a sentire per forza il basso, bonbonbonbonbonbonbobobobn, il basso. Ecco, il treddì è uguale. Tu stai guardando il film, magari sei lì che con curiosità esplori il paesaggio sullo sfondo e improvvisamente il paesaggio sullo sfondo non lo vedi più, diventa una specie di bokeh tanto suggestivo quanto inutile, che al suo posto potrebbe esserci un telo patchwork, un gran foulard di quelli con la fantasia con le melanzane, a casa mia la chiamiamo la fantasia con le melanzane, e sarebbe uguale. Il treddì sceglie al posto tuo cos’è che devi guardare, c’è poco da perdersi nella ricerca dei particolari che non nota nessuno, come Amélie, perché i particolari non li vedi nemmeno se strizzi gli occhi dato il lavoro di fuochi e controfuochi e, oltretutto, a volte c’hai l’impressione che non è a fuoco nemmeno ciò che dovrebbe esserlo, secondo me dipende da dove stai seduto e, soprattutto, dall’angolazione della testa con la quale guardi lo schermo. Io sono abbastanza irrequieta nelle mie posizioni sedute. E anche in quelle in piedi.
E poi è buio, il treddì.
Però ci son dei particolari impagabili, tipo la spada attraverso la porta in Pirati dei Caraibi quattro [che poi sicuramente fanno pure il cinque e il sei, sperando che perdano meno tempo, in quelli che verranno, a contestualizare la storia: la prima metà del film introduce la seconda che è il film vero e proprio -e, così facendo, risulta troppo corto-] in cui c’è pure il Pirata Barbanera che io ricordavo quasi redento dal vecchio film della Disney del 1968 (che al mondo pare che abbia visto solo io, ma potete sempre recuperare) e invece è tornato cattivo, cattivissimo, un vero pirata, ma quanto mi piacciono le storie di pirati. Poi, a proposito di chitarre e pirati, alla colonna sonora di questo film hanno collaborato anche Rodrigo y Gabriela che se non avete mai sentito la cover di Stairway to Heaven o Tamacun, beh, sentitele. Il perché chevvelodicoaffà.

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