Palmipedone #215 —Agli americani non insegnano la partenza in salita—

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I left my heart in San Francisco, high on a hill it calls to me
To be where little cable cars climb halfway to the stars.
[I left my heart in San Francisco]

A San Francisco hanno queste colline che sono le peggiori colline del mondo per costruirci una città intorno, o in mezzo, o sopra. È fantastico. E quando dico fantastico non ha niente a che vedere col piacere perverso di star lì a cambiare le marce o roba del genere. Sono proprio le colline che sono fantastiche, amico. Vanno su e giù. Qualche volta sono salito in macchina sulla cima di queste cose, e insomma arrivi in cima e la macchina sta ancora salendo. E allora dici dove cavolo è la terra santo cielo? È stata l’unica volta che mi sono alzato in piedi in una macchina, oddiomio dove cavolo sta la terra? Poi ridiscendi, io, mentre scendevo, andavo giù come un razzo, amico, ti giuro, come un razzo, e allora quello seduto di fianco a me mi dice frena frena, io gli dico ma tu sei pazzo amico, così ci ribaltiamo, e puoi dar retta a me che la compagnia di assicurazioni non copre gli incidenti con le colline, fidati amico, fidati.

Insomma hanno costruito questa strada che si chiama Lombard Street che va giù per la collina e siccome non erano soddisfatti di farti schiantare dritto per dritto l’hanno riempita di curve e solchi e ci hanno messo pure i fiori nei punti dove le persone si sono ammazzate percorrendola. Ci sono un sacco di fiori. Che strada meravigliosa, davvero.

Una volta avevo questa Volkswagen, un tizio mi aveva prestato una Volkswagen, e io non vado molto d’accordo con la frizione, questo è tutto ciò che ho da dire a mia discolpa, che non ci vado d’accordo. Per accorgerti se con la mia macchina sono nei paraggi non hai nemmeno bisogno di vedermi, ti basta sentire l’odore di bruciato. Ci metto un minuto per bruciare una frizione, la prima marcia non è di certo la mia migliore amica al mondo, hai presente il singhiozzo? Ecco, così. La seconda non è poi tanto male, la terza è grandiosa, una volta che sono arrivato alla terza non torno indietro per nessuna ragione al mondo, investirei un uomo pur di non ripartire dalla prima, amico, puoi giurarci.

Insomma ho questa Volkswagen e sto girando per la città e devo prendere la strada che sale su questa collina perché c’è una deviazione obbligatoria, o lì o niente e io mi dico dai, ce la puoi fare, amico, puoi salirla e superarla, sei forte, ce la fai. Per cui do gas al motore, BWAAAAA!!! 20… 60… 80…, sono quasi arrivato alla cima, sto per superarla quando ad un certo punto guardo a destra…

Qualcuno ha messo uno stop sulla cima della collina. Dico, nessuno sano di mente metterebbe uno stop sulla cima di una collina come questa, voglio dire quelli della città che si occupano di queste cose non lo farebbero mica, deve essere stata qualche mente bacata che ha comprato un cartello di stop in un negozio dell’esercito o della marina e adesso è appostato da qualche parte con un binocolo: “Guarda, Martha, abbiamo preso qualcuno laggiù”.

Se è così mi hanno catturato. Premo il pedale del freno. Se non andassi di fretta credo che rimarrei fermo lì e perderei la gamba destra perché la strada è talmente in pendenza che tutto il sangue sta defluendo dagli arti. Immagino che nel tempo che mi occorre per spostare il piede dal pedale del freno a quello dell’acceleratore la macchina sarà già scivolata all’indietro abbastanza da cadere nella baia e se muori in questo modo mica ti ci lasciano entrare in Paradiso: quando vai da San Pietro e lui ti chiede come sei morto, cosa gli dici? Sono affondato nella baia con la mia macchina? Se gli dici così lui ti manda all’inferno, amico, sicuro.

Quando sono quasi deciso a rischiare guardo nello specchietto retrovisore e adesso dietro di me c’è una macchina. Non voglio che questo tizio si renda conto che non so guidare quindi mi sporgo dal finestrino, gli faccio dei cenni e gli dico passa, idiota, andiamo, passa! Solo che lui non può sentirmi e nemmeno vedermi perché è voltato a dire le stesse cose a quello dietro di lui. E quello dietro uguale.

Hanno catturato tredici milioni di noi, su quella collina. Così abbiamo fatto un accordo. Abbiamo tutti tirato il freno a mano e abbiamo trasformato la collina in un rivenditore di auto usate.

Guarda su Vimeo.

***

Il post è una (assai) libera traduzione di uno sketch (Driving in San Francisco) di Bill Cosby, il Cliff de I Robinson, di cui si possono ascoltare pochi secondi nel video di Lambard Street.
Quella sensazione di terrore di schiantarsi sulla macchina dietro durante le partenze in salita credo sia comune a tutti i neopatentati. Ma a noi ce le insegnano, le partenze in salita.
Pure quelle col freno a mano.

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