Palmipedone #204 —Come (ri)ammazzare Shakespeare—

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È quasi tutto troppo con Shakespeare. E Romeo e Giulietta ha persino un troppo in più. È un’opera così famosa che è impossibile sfuggire al già visto.
[Valerio Binasco – Romeo e Giulietta – Note di regia]

Mi pare di aver capito che nei confronti delle opere Shakespeariane prevalga quest’atteggiamento: siccome sono famose, siccome sono trite e ritrite e i versi sono oggetto di merchandising (io pure c’ho la tazza con la frase di Giulietta per il mio medita-tè pomeridiano

Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?

– in genere è un assassino- ) e di continue citazioni anche da parte di chi non ha idea cosa stia parlando, allora bisogna per forza dar loro una specie di ammodernamento, infilarle in una nuova ambientazione, una sorta di cambio di abito e di trucco e parrucco forzato perché i tempi corrono, le parrucche non vanno più da un pezzo, la cipria ora va scelta in base al colore dell’incarnato, gli occhiali da vista sono un accessorio moda, le donne mostrano persino le ginocchia, la biancheria intima non strappa, non stringe non stressa, è in atto la rivincita dei capelli corti e, soprattutto, il vecchio puzza di vecchio.

Qualche anno fa mi capitò di vedere un adattamento de La Tempesta ambientato in una camera piena di giocattoli anziché su di un’isola. E Ariel, lo spirito dell’aria, era un tizio nudo (e dove dico nudo intendo nudo) che ad un certo punto veniva appeso (nudo) per le caviglie e, sollevato (nudo) a mezz’aria, oscillava pericolosamente assieme alle sue grazie (nude). Non è che io sia puritana, se il resto dello spettacolo fosse stata una degna rappresentazione della storia originale, seppur rivisitata, avrei potuto glissare: l’impressione (sia quella immediatamente successiva che quella elaborata nel tempo)  fu invece un punto interrogativo senza domanda, un “eh?” poco argomentato, poco colto, ma abbastanza eloquente.

Ieri (in qualità di sostituta alla persona paterna, spiegabilmente -ma solo a posteriori- sottrattasi all’impegno) è stata la volta di quest’acclamatissima versione di Romeo e Giulietta. Una versione ammodernata, da tutto esaurito, una versione da tre ore e mezza con Riccardo Scamarcio (e siccome sono una persona orribile partivo prevenuta – in negativo) e musiche originali.
Una versione che tutti gli spettatori alla mia destra, alla fine, c’avevano le mani in grembo immobili e non perché fossero stecchiti (a onor del vero quelle della fila dietro si son spellate le mani a forza di applausi e dalla prime file c’è stato un lancio di peluche che manco ad Amici di Maria).
Una versione in cui l’attrice che interpreta Giulietta Capuleti da Verona è turca e monocorde e urla,
Scamarcio ha gli occhialoni da Lega Nerd e urla,
Mercuzio è biondo platino però porta una parrucca corvina stile Renato Zero vecchia maniera, un cappello a cilindro e canta

sapore di culo odore di culo che hai sulla pelle che hai sulle labbra,

la balia di Giulietta sembra una prostituta in pensione e urla,
Frate Lorenzo indossa una t-shirt degli Iron Maiden sotto la tunica slacciata. E urla.
Una versione in cui la festa in maschera a casa Capuleti sembra una serata Disco On The Beach, con tanto di palme finte e luminose e gente che balla sulle sedie.
Una versione in cui alla fine della scena del balcone poco ci mancava che si dicessero t lovvo, ank io t lovvo.
Una versione in cui Montecchi e Capuleti bevono birra in bottigliette da 33 cc, si azzuffano tirandosi stereo portatili, ma risolvono le questioni più importanti con spade e pugnali dopo essersi galantemente schiaffeggiati per mezzo di guanti, come il codice dei duellanti vuole.
Una versione in cui alla (prima) morte di Giulietta l’orchestrina per la marcia nuziale si trasforma in un complessino jazz per funerali stile New Orleans.
Una versione in cui Giulietta, dopo essersi pugnalata a morte, schiatta rotolandosi sul pavimento tenendosi la pancia come in preda a lancinanti dolori intestinali e urlando ahio, ahio.
Una versione in cui, alla fine, sotto la statua dei due amanti, c’è un ammasso di fiori e peluche stile è morta Lady D.
Il tutto condito da una scriteriata mescolanza di linguaggi, quello originale shakespeariano, biascicato (urlando) e buttato lì, quello moderno stile lingua dei gggiovani – il doppiosenso è in agguato -, quello musicale di sottofondo (un po’ forzato) e da effetti sonori stile colpo di piatti ad ogni sberla e calcio. Ho sentito la mancanza delle risate pre-registrate.

(Le ceneri di) Shakespeare si starà(nno) rivoltando nella tomba urlando ahio ahio.

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  1. Perchè nella foto hanno le stanghette dei palloncini nel taschino e nella scollatura? Se può consolarti Shakespeare sarebbe stato entusiasta di quest’opera visto che era il re del trash della sua epoca e scriveva roba commerciale per portare a casa la pagnotta.

    • Quelle sono le frecce (con la ventosa) di Cupido, o meglio di un tizio travestito da Cupido che zompettava qua e là durante il party a CapuletyBeach.
      Ho trovato anche un osceno trailer di questo osceno show:

      TRENINO!!!
      Rendere kitsch il trash non aumenterà le dimensioni della pagnotta.

    • Io eviterei lo sforzo stesso dell’immaginare, non ne vale la pena.

      Poi se qualcuno mi spiegasse la battuta del pistillo/piede/fiore che sta nel trailer gliene sarei grata. Sarò un po’ autistica ma io non ci arrivo.

      • Non l’ho capito, mi dispiace! 😛 Ma penso che non abbia un senso.
        Comunque Mercuzio voleva imitare Slash?

        A parte tutto, perchè attualizzare queste opere che sono diventate così famose proprio per il contesto in cui sono state create ed inserite? Non capiscono che non fanno altro che ucciderle?

        p.s. Scamarcio recita malissimo.

      • Non lo so. Loro dicono che è per evitare l’effetto “già visto”.

        A me che rileggo più volte anche gli stessi libri quest’effetto non darebbe alcun fastidio.
        Certo così hanno riempito il teatro di ragazzine urlanti (applausi a scena aperta), hanno registrato il tutto esaurito, successone, il teatro va incontro ai giovani quando in realtà dovrebbe essere il contrario.
        È triste.

        ps: lei è peggio.

  2. Sì, sì, dicevo Scamarcio perchè pensavo fosse (secondo i registi) il pezzo forte dello spettacolo, il famoso di turno che attira gli spettatori. Lei comunque è davvero peggio di lui.

    Volevo chiederti una cosa che non c’entra niente.
    Come hai fatto a mettere nella barra laterale i feed da anobii? Io ci provo da un anno e non ci riesco!

  3. Ma hanno reclutato anche Zucchero a recitare! Non potevate vedere il trailer prima di comprare i biglietti e così risparmiare bei soldi e strazio psico-fisico?

    • Purtroppo era uno spettacolo in abbonamento. E quando fai l’abbonamento leggi Romeo e Giulietta, pensi uh che figo, mica lo sai che ti propineranno una roba così che se poi protesti ti senti rispondere che non sai apprezzare la modernità perché sei un cultore dell’avanspettacolo colto di sinistra (questo perché mio padre già ha protestato). Della serie come perdere un abbonato, anzi due.

  4. Ciao devo dire che sono abbastanza d’accordo con la tua recensione…. ma qulacosa di bello però io l’ho trovato.. la scena delle bolle di luce… la musica e la recitazione di Filippo Dini.. Scamarcio il pomeriggio che l’ho visto io non l’ho trovato male è bravino anche se quando duetta con Dini si nota l’abisso.
    mia recensione… susate la lunghezza
    Parlando della sceneggiatura/regia, sono rimasta un po’ perplessa. Alcune cose mi sono piaciute tantissimo altre mi hanno lasciata basita. Esempio, la scena dei cerchi di luce che si passano Romeo e Giulietta quando si vedono la prima volta… per me la scena più bella e romantica di tutto lo spettacolo, rovinata 10 secondi dopo dal primo bacio tra i due… dovrebbe essere il primo bacio di due sconosciuti, di due adolescenti e in pochi secondi te li ritrovi avvinghiati a rotolarsi per terra, “Squallido”. La scena del balcone… bellissima e divertente l’idea dell’accendino per farsi vedere…. ma lei che si tira su la camicia da notte e si fa vedere nuda è assurda (ma dov’è finito il romanticismo di quest’opera???)… va bene concedersi.ma non così… “Volgare”. Capisco che il regista volesse fare un Romeo e Giulietta moderni, ma così è troppo. Shakespeare è bello perchè è già moderno di suo nonostante sia stato scritto in un’altra epoca. Capisco anche si volesse fare una denuncia alla società che ci circonda e alla volgarità di oggi, ma io vado a teatro per emozionarmi e per sognare… per vedere la realtà mi basta accendere la televisione e ne ho 24 ore su 24 di brutture e attualità! A teatro voglio sognare. Come la scena finale con i Peluche e i fiori, ok se Loro fossero morti oggi lo avrebbero fatto, ma io personalmente la trovo una cosa così squallida che vedermela pure a teatro mi lascia con l’amaro in bocca. A mio modesto parere di NON addetta ai lavori trovo lo spettaccolo discreto nel suo insieme, non un capolavoro, non ti coinvolge emotivamente ma ti fa porre domande, anche le cose che non ti sono piaciute accendo in te delle riflessioni, quindi mi sento di consigliarlo.
    Parliamo degli attori. Comincio subito dalla nota dolente, Giulietta. Si Giulietta, forse recitando in turco sarà bravissima ma in Italiano con quell’accento forte e senza la minima armonia che la nostra lingua ha, è inascoltabile, a volte ho fatto fatica a capire cosa diceva. Parlava troppo veloce e troppo forte una macchineta, quasi fastidiosa.. Non riesce a coinvolgerti, non ti entra dentro, non sono riuscita nemmeno a commuovermi per la sua morte, mi son commossa di più per Mercuzio. Mi spiace ma per me la scelta della Ozdogan è stata propio sbagliata, rende Giulietta una bambina capricciosa, come se le avessero sottratto il giocattolo, non una ragazza innamorata e disperata per il suo amore…
    Scamarcio bravo, anche se quando duetta con Filippo Dini non regge il confronto. Dini meraviglioso…. lo spettacolo merita di essere visto sopratutto per lui. Gli altri attori tutti bravi, Fabrizio Contri fa due ruoli ed è talmente bravo che io mi sono accorta solo alla fine e leggendo il libretto che era lo stesso attore, chapeau! Milva Marigliano, divertentissima, davvero brava… anche se forse, il regista, poteva farla meno macchietta, più che particolare a volte sembra poco normale (parlo del personaggio.. non dell’attrice che recita magnificamente). Un plauso anche a Mercuzio/Andrea Di Casa, bellissima la scena in rima con Romeo/Scamarcio, e commovente la scena della morte. Insomma per concludere un discreto spettacolo, gradevolo e che si guarda volentieri nonostante a volte ti lasci un pò perplesso. E questo grazie ad un lavoro corale. Scamarcio bravo, ma senza dei compagni di lavoro così, non sarebbe bastato a far durare questo spettacolo per un mese tutti i giorni, nemmeno con le ragazzine che non ne sanno mezza di teatro e recitazione e vanno solo per vedere lui dal vivo…. o forse si? … che amarezza!

  5. Cara Sara,
    nei confronti di esperienze che mi lasciano (tristemente) perplessa al 95%, è un mio difetto quello di fare una fatica terribile a trovare aspetti postivi nel rimanente 5%. Per cui tendo ad essere eccessivamente severa, eccessivamente amara, eccessivamente negativa. Per esempio l’idea del cerchio di luce utilizzato come bolla palleggiata fra gli amanti non era mica male. E non lo era nemmeno quella della lotta a rallentatore. E nemmeno quella del balcone laterale e degli sguardi all’infinito era male.
    La mia impressione è però stata quella che fossero idee buttate là. Non basta, per creare un buon adattamento, avere due tre idee geniali e buttarle nel marasma di un inspiegabile miscuglio praticamente autogestito sperando che da sole bastino a tener su il tendone da circo. Perché di un circo si è trattato.
    Io sono un’amante del Teatro con la T maiuscola, quello dove gli attori si sente lontano un miglio che hanno fatto corsi di dizione fino ad averne la nausea, che la voce gli esce più dalla pancia che dalla bocca, che non ti fanno nemmeno venire in mente che boh forse ci vorrebbe un microfono perché non si capisce/sente niente, e tuttavia non urlano, parlano di pancia/schiena, perché li capisci bene anche quando sono voltati.
    L’eliseo non è un teatro grande. La platea è poco estesa in lunghezza e io non stavo manco tanto in fondo. Eppure in certe occasioni ho fatto fatica a capirli (escluso Dini e la Marigliano, probabilmente o migliori anche se non eccelsi perché pure loro urlavano).

    Il mio termine di paragone è sempre “L’Avaro” di Moliére con Gabriele Lavia, visto qualche anno fa. E questo Romeo e Giulietta non regge il confronto, sempre che paragonarli non sia una specie di bestemmia come credo che in effetti sia.

    Come dici tu: “Che amarezza!”

    Ciao e grazie per il commento!

    • Ripeto che io sono una per il teatro all’antica, a molti (diciamo anche moltE) presenti è piaciuto tanto. A me è sembrato una via di mezzo fra i film di Moccia e una recita scolastica di fine anno (lasciate che passi un’altra settimana e diventerà ancora peggio ai miei occhi, tipo a metà fra un cinepanettone e la sagra del cinghiale).
      Però è solo la mia opinione.
      Che vale eh, ma mica tanto.

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