Palmipedone #202 —Henry Cavendish—

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La scienza, come la poesia, si sa che sta ad un passo dalla follia.
[Leonardo Sciascia – La scomparsa di Majorana – 1975]

Henry Cavendish (1731-1810) era una persona strana. Di quella stranezza tipica di quei personaggi che li cerchi su Wikipedia e ci trovi scritto che probabilmente avevano la Sindrome di Asperger.
Tanto per cominciare ne esiste un solo ritratto, questo:

E ne esiste uno solo perché Cavendish, come raccontano i suoi colleghi dello Royal Society, era

timido e schivo a livelli patologici

talmente tanto da adottare la strategia della fuga per sottrarsi dalle situazioni da lui giudicate insostenibilmente imbarazzanti, tipo i convenevoli e le presentazioni: guardava a terra e poi scappava a gambe levate. Sempre i suoi colleghi raccontano che l’unico modo di coinvolgerlo in una conversazione era quello di non guardarlo e di parlargli come se fosse stato assente. E comunque le conversazioni dovevano limitarsi all’ambito scientifico, ad argomenti riguardanti il puro intelletto: la sfera dei sentimenti, il concetto di bello e quello di sublime, la religione erano ben lungi dall’essere considerati argomenti degni di nota.

Come se non bastasse non nutriva grande simpatia nemmeno nei confronti del genere femminile: le donne del personale domestico non dovevano avere contatti diretti con lui per nessuna ragione al mondo, tutte le comunicazioni avvenivano per iscritto, gli ingressi per la servitù erano diversi, cioè Cavendish entrava ed usciva dalla sua abitazione utilizzando una scala appositamente installata sul retro. Raccontano i membri della Royal Society che, una sera, vi era un gran via vai alle finestre del posto dove si trovavano riuniti per cenare: Cavendish credette che l’oggetto di quelle osservazioni fosse la luna. Quando, una volta avvicinatosi alle finestre, capì invece che tanta attenzione era rivolta ad una bella fanciulla che, in strada, ricambiava curiosa gli sguardi, se ne tornò al suo posto bofonchiando espressioni di disgusto. Non di disapprovazione, notate bene, di disgusto. Disgusto che poi non era tanto lontano dalle reazioni che il suo modo di vestire suscitava negli altri, della serie “Si veste come mio nonno”: camicie con polsini frufru e cappello a tricorno erano i pezzi forti del suo look.

Tuttavia era un grande matematico barra astronomo barra meteorologo barra geologo barra chimico barra fisico barra filosofo. E per questo, nonostante le sue innumerevoli stranezze, era da tutti molto stimato. Scrive George Wilson, suo biografo e a sua volta membro della Royal Society:

Era esattamente l’opposto di quella classe di pensatori la cui inventiva o abilità o successo nella ricerca sono bel aldisotto del loro desiderio di distinguersi, ma che sono diligenti nel diffondere il loro pensiero nonostante esso sia ben lontano dal meritare la pubblicazione.

Tra i pochi studi che videro la luce c’è quello sul peso della Terra o più precisamente sulla sua densità (“Experiments to Determine the Density of Earth”) di cui ho cominciato a parlare qui e per il quale Cavendish si avvalse della strumentazione progettata da un geologo, tale John Michell, ma ricostruita da zero perché Cavendish era uno preciso, uno pignolo, uno un po’ matto. E anche l’esperimento per misurare la densità della terra l’aveva già condotto un tale Maskelyne utilizzando la deviazione di un filo a piombo dalla verticale provocata dalla grande massa del monte Schienhallion, in Scozia (scelto per la sua forma particolarmente simmetrica, stile montagna disegnata da un cinquenne). Con varie approssimazioni sulla cui legittimità Cavendish era abbastanza scettico Maskelyne era giunto alla conclusione che la densità della terra fosse pari a quattro volte e mezzo quella dell’acqua.

Con uno spirito del tipo ora vi faccio vedere io quanto siete tutti degli incapaci, Cavendish assemblò il seguente set up sperimentale:
alle estremità di un’asta di legno lunga circa 2 metri erano appese due palle di piombo da 160 kg l’una, l’asta era a sua volta sospesa attraverso un cavo metallico flessibile, struttura che in fisica prende il nome di bilancia di torsione. L’idea era quella di avvicinare altre due sfere di piombo più piccole a quelle sospese per indurre delle oscillazioni del pendolo provocate dalla loro attrazione gravitazionale. Misurando l’entità di questa forza e confrontandola con quella (nota) fra le sfere grandi e la terra Cavendish giunse alla conclusione che, con una buona precisione, la densità della terra doveva essere pari a 5,48 volte quella dell’acqua, beccatevi questa.

L’esperimento di Cavendish è importante perché costituisce (implicitamente – non era quello il suo scopo) la prima misura della costante di gravitazione universale G che compare nella formula della forza gravitazionale che si esercita fra due masse (M1 ed M2) distanti r,

F=G \frac{M_1 M_2}{r^2}

formula dovuta al ben più famoso Isaac Newton, quello della mela in testa, morto però qualche anno prima senza conoscere l’effettivo valore della costante G.

Per concludere questo papiro (alla fine del quale saranno giunti sì e no in due) non c’è nulla di meglio di un video didattico d’epoca, di quelli che non ne fanno più di così belli (e non ci sono più le mezze stagioni, piove, governo ladro), di quelli che mi piacciono un sacco perché fanno capire la fisica sia ai fisici che ai muri.

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  1. Come un prestigiatore.
    Questo potrebbe essere il titolo di un testo che ti descrive, perché come il prestigiatore tira fuori dal cappello oggetti che non ti aspetti, quando si viene sul tuo blog non si sa esattamente cosa ci troverai.
    E questo mi piace.
    In realtà se uno sa cosa studi questo post non è così sorprendente, però non è uno tipico, diciamo!
    Guardando questo post ho pensato anche un’altra cosa: che l’audience televisivo ha non poche corrispondenze con il numero di commenti ai post, e penso agli argomenti trattati. Diciamo che questo era l’angolo di Piero Angela 🙂
    Un’altra cosa che ho pensato è che quel filmato mi ha ricordato il liceo, dove ogni tanto a fisica guardavamo filmini di quel tipo lì.
    Ultima cosa, credo che Cavendish sarebbe molto orgoglioso di te 🙂
    Ma c’è qualche novità sull’unificazione delle forze? Secondo me un giorno potremo dire “la forza” e non più quarantacinque tipi diversi (vabbe’, ho esagerato)

    • Quel confronto che hai fatto fra audience televisivo e numero di commenti ai post (magari fossi seguita come Piero Angela e figlio -ma io preferisco il padre-, però!) è azzeccato: un post sulla vita di tutti i giorni (che magari riesca ad essere contenuto un una ventina di righe o poco più) è sicuramente più immediato, più semplice, più leggibile e ovviamente più commentabile.

      Quando ho aperto questo blog ho deciso di scegliere un titolo che potesse permettermi di spaziare in lungo ed in largo senza sentirmi troppo in colpa per un eventuale fuori tema, un titolo che non dovesse per forza farmi aggiungere delle premesse del tipo “post off-topic”, un titolo che non mi costringesse quindi ad attenermi per forza ad un argomento.

      Ogni post è, da qualche tempo più che mai, un palmipedone a sé. Tra due palmipedoni consecutivi ci son dei salti spazio-temporali degni di uno Stargate; quelli tipo questo qui su Cavendish nascono come (entusiastiche) appendici di ricerche personali per soddisfare la mia curiosità su argomenti vari e disparati (e disperati), sono una specie di “ora ti racconto una cosa interessantissima che ho scoperto e scommetto che non la sai” narrati al vento, una specie di gioiosa condivisione di aneddoti che non sono nulla di più di semplici curiosità, molto inferiori per scientificità ed esattezza a quei magnifici filmini del PSSC (Physical Science Study Committee) che uno tende a denigrare tanto alle superiori (io pure lo facevo eh), e invece.

      Le forze fondamentali sono 4: elettromagnetica, debole (unificate nella forza elettrodebole), forte e gravitazionale. La questione dell’unificazione di tutte e quattro è complessa, specialmente per quanto riguarda quella gravitazionale; io con il termine “La Forza” continuo ad indicarci sempre e solo quella Jedi. Per ora.

      Se Cavendish viene inavvertitamente a sapere che ho infilato la storia della sua vita in un mazzo di palmipedoni ricco di lamentele da donna son problemi. Seri.
      Quindi acqua in bocca.

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