Palmipedone #194 —Eggià—

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Eh già.

E poi cala il silenzio, di quelli imbarazzanti da palla di polvere e rovi, a mezzogiorno fra le strade polverose del vecchio West, palla di polvere e rovi sospinta dal vento, silenziosamente rimbalzante, silenziosamente rotolante, silenziosamente.
Cala il silenzio del “non c’è più nulla da dire a proposito”, che qualcuno introduca un nuovo argomento, presto, prima che la palla scompaia dietro l’angolo, dietro il cane che dietro l’angolo sta marcando il territorio, dietro il suo piscio, dietro.

– Come va?
Sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua
Ci vuole abilità…
Eh già.

Discorsi di una fatica che quasi, sotto il sole di mezzogiorno del far West, ti verrebbe da sudare pur standotene fermo. Discorsi che al tenerli in piedi preferiresti essere uno scarabeo stercorario e sospingere diligentemente la tua pallina di cacca, almeno avresti uno scopo, una missione migliore di quella di star lì ad affannarti a partorire spunti già morti.

– Fa freddo eh?
Il freddo quando arriva poi va via.

E poi quei tre versi sole cuore amore.

-Eh già.

(Strano che non piova, di solito piove sempre:

senti che fuori piove / se domani piove, se domani piove, se domani piove sarà una pioggia buia / non è che ci sia sempre il sole però non è neanche che tutti i giorni piove

eeeeeeeeeeeh!

perché la rima con piove è difficile).

Una roba di una noia mortale e, anche musicalmente, trita e ritrita.

Eppure a voi.
A me no.
Proprio no.

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