Un giallo da quattro soldi – Tre

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Pensavate che mi fossi dimenticata eh? Invece no.
Continua da qui.

***

– Venga, investigatore! Le presento la signora…
Sono signorina
– …la signorina Pottini.
– Mpf

– Oh lei è un investigatore? Ho sempre sognato di conoscere un investigatore, di quelli che ci sono nei libri gialli che risolvono i crimini in campagna dove muoiono le signore con tanto rossetto, sa lei mi ricorda il mio fidanzato, lo sa una volta ero promessa sposa, avevamo deciso la data del matrimonio e tutto, poi lui è morto in guerra, ha messo il piede su di una mina, me lo scrisse nella sua ultima lettera domani potrei morire tipo mettendo il piede su di una mina, qua è pieno di mine, e infatti poi è morto, povero il mio Willi, che in realtà si chiamava Tommaso, ma io lo chiamavo Willi, così all’inglese, soffrii molto per la sua morte lei non s’immagina nemmeno, e poi le calunnie, la cosa più difficile da superare furono le calunnie, che me lo presentavano vivo e felice con un’altra donna, una cantante di varietà di quelle con lo smalto rosso, di quelle col sorriso invadente e i capelli pieni di lacca, mi mostravano delle foto di un tizio che devo dire la verità gli somigliava incredibilmente e mi volevano far credere che si fosse fatto una famiglia con quella, mentre io sapevo per certo che era morto mettendo il piede su di una mina, disintegrandosi, tanto che di lui non c’era rimasto nulla, nemmeno un capello, povero il mio Willi, mi scusi che ancora mi commuovo, per il nostro matrimonio avevamo scelto il menù, e lo sa qual era il piatto forte? L’anitra all’arancia! Da allora feci un giuramento, mai più nei prossimi quarant’anni mangerò l’anitra all’arancia e ora che di anni ne son passati quarantuno non ho più nemmeno questo giuramento da rispettare e durante il giorno mi annoio terribilmente, lo sa che ieri mi è morto il gatto, povero micio, la sua asma se l’è infine portato via, questo gatto che continua a strusciarsi sulle mie gambe deve aver sentito l’odore del suo sfortunato simile, a pranzo oggi ho ripassato in padella con un po’ d’olio il contenuto di quelle scatolette che davo al mio povero micio, eh, ne ho ancora dieci confezioni, mica si può buttarle, buttar via il cibo è peccato, e, mi sono detta, ciò che non ammazza ingrassa e devo dirle la verità, non era niente male, molto meglio di quelle cose da grande chef che ti propinano una palletta di cibo nel mezzo del piatto, uno gnocco, un pomodoro e il primo boccone potrebbe farti anche schifo, non avresti mica la possibilità di chiarirti le idee con il secondo perché hai già finito di mangiare, mi creda, questa cucina moderna, questa roba chic che ci vogliono far credere che sia anche buona oltre che innovativa, io non ci credo, qui tutti tendono a raccontarci una montagna di frottole, uh sento dei passi, magari si mangia, sì finalmente ecco gli antipasti, il mio stomaco aveva cominciato a brontolare.
-E questo qui è il signor Degli Orsi, si occupa di importazione di diamanti, vi lascio alle vostre chiacchiere, vado a dare una controllata in cucina, sento un odore un po’ forte, non lo sentite anche voi? Giovanna! Giovanna! Cosa stai facendo bruciare? Giovanna…
-Piacere, la vecchia ha attaccato a parlare, le conviene fuggire finché è in tempo, io non posso perché, come potrà lei stesso osservare, la mia mano è attaccata a questo bicchiere che proprio non ne vuole sapere di spostarsi di qui da solo.
– È vuoto.
– Come dice?
– Il bicchiere è vuoto.
– Oh si si è di nuovo svutotato, sarà la decima volta che lo rabbocco, ma lui niente, non ne vuole sapere di rimanere pieno. Vuole sapere come la penso? Secondo me è colpa dell’oliva, sono ore che la guardo e si va ingrossando di minuto in minuto. La guardi.
– Chi è?
– Chi?
– Quello seduto in poltrona davanti al caminetto.
– Nessuno lo sa, nemmeno l’autrice di questo giallo da quattro soldi. Vuole sapere come la penso in proposito? Secondo me l’autrice è da quattro soldi pure lei…
– È l’oliva.
– Prego?
– L’autrice è l’oliva.
– Dice davvero? Oh perdincibacco, lei si che è un investigatore come si deve. Lo sapevo io che quest’oliva…
– Dov’è finito il signor Vittima?
– Non ne ho la più pallida idea, poco fa era proprio lì, a parlare con quel tizio alto e abbronzato, che non è Obama, ahaha, Obama. L’ha capita?
– No.
– Ahaha, lei è uno fuori dal mondo, se lo lasci dire. Comunque è il signor Cruz, è un diplomatico argentino e sul perché si trovi qui potremmo interrogare l’oliva. Cara oliva…
– Il signor Vittima, dov’è?
– Ma che ne so io! Senta vuole sapere il mio parere? Che poi non è solo il mio, lo sanno un po’ tutti. Il padrone di casa se la spassa con Giovanna. E la moglie col maggiordomo. Entrambi fanno finta di ignorare le corna che portano cercando di ingigantire il più possibile quelle dell’altro, ci danno dentro, dia retta a me. E nei momenti più impensati. Forse persino adesso.
– No, Giovanna sta entrando ora con la signora Vittima, credo siano arrivati gli antipasti.
– Vuol dire che dobbiamo prendere posto. Credo che, visto che lui non vuole muoversi, il bicchiere intendo, il bicchiere con l’autrice dentro, quindi loro, ecco, visto che loro non vogliono muoversi li lascerò qui.
-Dopo di lei.

– Prego signori! Prendete pure posto…
Breve concitazione, chiacchiericcio che si smorza, bocche piene.
Un passo felpato per il corridoio. La porta che si apre. Battista che entra, cosparso di sangue, con in mano il coltello per sfilettare il filetto, rossgocciolante:
– Ho ucciso il signore, signori. In biblioteca c’è un po’ di sangue, signora, sarà il caso che io vada a dare una pulita, signora. Buon appetito, signori.

Continua…

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