Un giallo da quattro soldi — Due

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Uno sguardo veloce da sinistra verso destra ed uno, successivo ad altrettanto veloce, da destra verso sinistra permisero all’investigatore Toni Ponti di cogliere tutti i dettagli (visibili ed invisibili) della scena che, aldilà della porta a doppio battente, si presentò davanti ad i suoi occhi a fessura nascosti nell’ombra proiettata dalla tesa del cappello.
Seduta su di una sedia, con in testa un cappellino fiorato ed in grembo un gatto, impegnata in una conversazione (che più che una conversazione sembrava a tutti gli effetti essere un monologo) sull’importanza dello zucchero per la lievitazione degli impasti preparati con il lievito di birra, c’era la classica vecchia zitella ciarliera dei gialli da quattro soldi, che il nostro investigatore dedusse senza fatica essere la Signora (anzi Signorina) Pottini. Di fianco a lei un bicchiere di Martini Bianco e relativa oliva sostenuto da una mano curata ornata di un vistoso anello al dito mignolo, attaccata ad un braccio avvolto in una manica di un elegante abito da uomo, a sua volta attaccato al corpo di un uomo altrettanto elegante e visibilmente annoiato, più interessato ai fenomeni di galleggiamento dell’oliva nel bicchiere che ai discorsi su impasti gonfi e spumosi; in tal caso Toni Ponti dedusse che doveva trattarsi del signor Degli Orsi, importatore di diamanti e spregiudicato avventuriero; “quegli occhi mi darebbero i brividi se io fossi in grado di avere paura”, fu il pensiero fugace dell’investigatore prima di proseguire il suo esame da sinistra verso destra.
Al centro della stanza, davanti ad un imponente camino acceso sul quale troneggiava una copia de La Madre di Whistler, una grande poltrona dallo schienale altissimo, tanto che la presenza di un occupante veniva rivelata solamente da una voluta di fumo che, a tratti serpeggiando, a tratti dritta come un fuso, si innalzava lentamente verso il soffitto ornato da due grandi lampadari in cristallo, per poi gradualmente dissolversi rilasciando un penetrante odore di sigaro d’importazione.
Più a sinistra altri due uomini, il padrone di casa il Signor Vittima avvolto in una vestaglia blu di seta indossata sopra una camicia bianca (“sembra il tizio di Brava Giovanna, Brava, ha anche la stessa espressione” pensò Toni Ponti) e di fronte a lui il diplomatico argentino, il Signor Crùz, impegnati in una conversazione apparentemente molto divertente, probabilmente noiosissima, e anche più probabilmente sconcia, ma questo è un romanzo da quattro soldi e non di cosa stessero parlando non ci è dato sapere.
Da destra verso sinistra, quindi, due uomini sbellicantisi, una poltrona fumante davanti ad un camino con sopra un ritratto orrendo, un annoiato milionario ed il suo Martini, una zitella chiacchierona, un gatto.
Immediatamente davanti agli occhi di Toni Ponti, poi, in primissimo piano, il sorriso a trentasei denti della Signora Vittima, una biondona (artificiale) ornata di perle (vere), la cui voce suadente stava già da qualche minuto pronunciando frasi di benvenuto alle quali l’investigatore non si dava cura di rispondere se non con eloquenti mugugni
– Non ha posato il suo soprabito? E il suo cappello?
– Mpf
Avrebbe dovuto imparare a tacere, quella donna. Magari, nel silenzio, anche lei avrebbe potuto accorgersi di quello sguardo insistente, dietro le tende, della presenza inquietante ed ingombrante di Manolo, il giardiniere.

Continua…

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