Un giallo da quattro soldi — Uno

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Quella fredda sera di novembre l’aria odorava di giallo da quattro soldi.
Passo dopo passo la ghiaia scricchiolava sotto i piedi dell’investigatore Toni Ponti* nonostante stesse facendo attenzione a camminare come sulle uova, un po’ per deformazione professionale, un po’ per evitare di sporcare le sue lucidissime scarpe per le occasioni speciali con la polvere di quella maledettissima ghiaia. Stretto nel suo immancabile impermeabile color cachi, il bavero alzato, le mani in tasca, il cappello calcato in testa, camminava (e qui dovreste immaginarlo come se lo vedeste un po’ da dietro e un po’ di profilo, tipo di tre quarti da dietro, come un investigatore che si rispetti, con l’aria un po’ misteriosa e con la sigaretta in bocca di cui però si riesce a vedere solo il fumo, ecco proprio così), camminava tenendo lo sguardo basso diretto verso Villa Vittima, il cui profilo imponente, in fondo al viale, faceva già presagire crimini tipici di un giallo da quattro soldi: le finestre del pianterreno illuminate, un andirivieni di sagome dietro le pesanti tende, schiamazzi da ricevimento e gli occhi indiscreti di un giardiniere, proprio lì, dietro la siepe di bosso, un meccanico rumore di cesoie e quello sguardo invisibile, ma quasi tangibile, un po’ (pure questo) da giallo di quattro soldi, in cui i giardinieri potano le siepi di notte ed i viali di ghiaia durano tutto il tempo che serve all’autore, nel mio caso giusto quello di introdurre i primi due personaggi: un investigatore stereotipato ed un giardiniere inquietante.
Saliti i gradini prima del pesante portone in legno, l’investigatore Toni Ponti, estratta una mano (e con essa un fazzoletto) dalla tasca, si fermò per dare una veloce lucidata alle sue scarpe per le occasioni speciali, senza mancare di sbuffare e di maledire la ghiaia e, finalmente, impugnato uno dei massicci anelli in ferro battuto, bussò. Dall’interno, assieme al suono di risate e bicchieri tintinnanti, un lento rumore di passi; poco dopo l’investigatore vide una sagoma sottile ma autorevole stagliarsi in controluce nell’apertura e sentì una voce impostata pronunciare
– Buonasera Signore, la stanno aspettando Signore, vuole lasciarmi il Suo soprabito ed il Suo cappello Signore?
– No
– Come desidera Signore, mi segua Signore.
Due strani personaggi che si muovono lentamente l’uno dietro l’altro, il primo con una camminata maestosa e dalla ampie falcate, l’altro (vestito di tutto punto con tanto di cappello in testa) come se camminasse sulle uova, come prima, ma stavolta senza fare rumore, ché la moquette attutisce ogni rumore, lo ingoia, lo rende lontano. In fondo al corridoio una porta a doppio battente, socchiusa. Dall’interno un allegro vociare, e odore di sigaro, e colori caldi.
– Attenda qui Signore, vado ad annunciarla Signore.
Porta aperta e subito socchiusa, di nuovo, e poi una voce femminile lontana, come da un mondo sommerso:
– Ma certo Battista, fallo entrare.

Continua (ma non lo so dove andrà a finire)…

_________________________
*ho storpiato il nome per evitare querele varie ed eventuali.

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  1. Sherlock Holmes? Hercule Poirot? Miss Jane Marple? Nero Wolfe? Conan Edogawa? Ellery Queen? Maigret? L’ispettore Gadget? Fatemi il piacere! Non sono nessuno! Toni Ponti è la risposta!

    Ps per quanto il Professor Hershel Layton..

  2. La moquette non annulla i rumori, crea quel fastidioso “tud-tud” da assassino che si avvicina di soppiatto alla consorella tettona (bionda platino ovvio)rimasta a casa per via di quel fastidioso problema di flautolenze generato dalla nuova tinta per capelli.

    • Questo è un giallo da quattro soldi, non un porno da quattro soldi (e lì lo sappiamo tutti come finirebbe fra l’assassino e la consorella tettona: pigiama party e nutella mangiata con le dita).

  3. Pingback: Un giallo da quattro soldi — Due « "Non calpestare i Palmipedoni"

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