Palmipedone #150 —Senza titolo/5—

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Oggi ho capito una cosa, che è un pochino complessa però mo’ se ci riesco ve la spiego.

Ho capito perché ho paura di crescere, paura di diventare vecchia, paura del tempo che passa, questa specie di sindrome di Peter Pan che mi porta a vivere ogni compleanno come se fosse l’anniversario della mia morte spirituale: è che ho paura di perdere la meraviglia per le cose del mondo, di perdere la voglia di chiedermi i perché, la paura di non riuscire più a fantasticare partendo per la tangente, di diventare sempre pertinente, sempre adeguata, un poco inquadrata, ma di quelli inquadrati veramente, non per finta come faccio io per guadagnarmi qualche briciola di credibilità, di quelli che le cose che cominciano le finiscono sempre e bene, di quelli che non tornano sui propri passi, di quelli che vivono la vita camminando in linea retta e guardando avanti, sempre.

L’ho capito mentre osservavo le immagini alla tivvù di un palazzo sventrato da un crollo, a Palermo, ché di tutte le immagini che trasmettono sempre alla tivvù durante le tragedie, quelle dei palazzi sventrati con gli armadi rimasti in equilibrio su pochi centimetri quadrati di pavimento, con gli appendiabiti con gli abiti ancora appesi, che è crollato tutto, magari anche le persone, ma per uno scherzo della sorte i loro vestiti no, e li puoi guardare come se stessi guardando l’interno di una casa delle bambole a grandezza naturale, dicevo, di tutte le immagini, queste sono quelle che ogni volta mi viene una specie di magone. E il magone mi viene perché ci vedo una somiglianza con le persone, ma non con tutte le persone, con quelle che sono un po’ come me, che ci sono momenti in cui si sentono vulnerabili come un palazzo a cui manca una parete, che manca perché qualcosa (o qualcuno) l’ha fatta crollare, e in quel momento quelle persone le puoi guardare dentro, le puoi vedere dentro, prima che si affannino a ricostruire una corazza, a proteggere uno spazio in cui la mobilia andrà certamente riorganizzata per renderlo diverso da quello visto dall’esterno, ma che poi tanto gira che ti rigira i mobili son sempre quelli, gli ingredienti di cui siamo fatti, noi che camminiamo una vita fatta ad esse, pure. E che vuoi cambiare? Al prossimo crollo l’armadio starà a destra invece che a sinistra, ma puoi star sicuro che ci sarà.

Paura di invecchiare è per me paura di perdere la capacità di crollare, di non riuscire più a vedere metafore in giro, paura di cominciare a camminare in linea retta, senza mai fermarsi per pensare, senza mai fermarsi. In avanti, sempre.

Non so se avete capito.

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  1. …………cerca del positivo……. puoi sempre migliorare la struttura della corazza però…. con il tempo e dopo svariati crolli………………

    • …e poi il “bello” dei crolli (non quelli veri eh!) è proprio la possibilità di ricostruire sempre meglio e sempre più “a prova di crollo”.

      Comunque credo che alla nostra età ormai sia difficile cambiare: se non sei diventata “sempre pertinente, sempre adeguata, un poco inquadrata” fino ad oggi, allora c’è la sincera possibilità che non lo diventi mai! Continua pure a vedere metafore in giro perchè “L’essenziale è invisibile agli occhi”…

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