Palmipedone #145 —Esercizi spirituali—

Standard

Fonte asca (click sull'immagine per leggere l'articolo completo)

Va bene, la notizia è un po’ vecchia, ma io l’ho sentita solo oggi. E ‘sta cosa degli onorevoli pellegrini che hanno bisogno di riflettere sul proprio ruolo di cristiani impegnati in pollitica m’ha fatto venire in mente una roba ancora più vecchia. Una roba del millenovecentosettantaquattro, che di solito si tende a dire eh quanto sono cambiati i tempi dal millenovecentosettantaquattro, trentasei anni fa e sembra un secolo. No, non è cambiato niente, tanto che se io ora vi trascrivo un passo di Todo Modo, romanzo di Sciascia per l’appunto del millenovecentosettantaquattro, secondo me ce la vedete pure voi la somiglianza fra gli onorevoli pellegrini e i politici che fanno gli esercizi spirituali.

Non assistevo ad una messa da almeno un quarto di secolo […] e poiché era la prima volta che la sentivo in italiano, mi abbandonai a riflessioni sulla Chiesa, la sua storia, il suo destino. E cioè il suo passato splendore, il suo squallido presente, la sua inevitabile fine. […] Mi assalì allora un pensiero un po’ molesto, un po’ ironico, che continuando così a riflettere, avrei finito col fare davvero gli esercizi spirituali: e sarei stato il solo, poiché tutti quegli altri che a fare gli esercizi erano venuti sembravano, ed erano, del tutto alieni dal farli. Durante la messa non facevano che parlarsi all’orecchio, i vicini; salutarsi con cenni e con sorrisi, i lontani. Si sentivano in vacanza: ma una vacanza che permetteva di riannodare fruttuose relazioni, ordire trame di potere e di ricchezza, rovesciare alleanze e restituire tradimenti. […]
Finita la refezione e man mano che i commensali uscivano all’aperto, vidi che tutti andavano raccogliendosi intorno a Don Gaetano[…]. Facevano cerchio. A un certo punto, forse quando ritennero di essere tutti presenti, il cerchio si scompose e prese la forma di un quadrato. Don Gaetano, che era stato al centro del cerchio, si trovò nel mezzo della prima fila del quadrato. Così ordinati stettero un momento fermi ed in silenzio: poi si alzò la voce di Don Gaetano «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen» e il quadrato si mosse. Lo spiazzale, come ho detto, era vasto; e ancora più vasto lo rendeva il fatto che le luci vi erano state quasi tutte spente. Il quadrato marciò dalla porta d’albergo al margine opposto. Arrivandoci, mi parve si aggrumasse in confusione e stentasse a ricomporsi, mentre in coro recitavano il Padrenostro. Ricomposto venne verso l’albergo con l’Avemaria[…]. Quell’andare su e giù nello spiazzale quasi buio, non come in un quieto passeggio, ma a passo svelto, appunto come chi ha paura del buio e si affretta a raggiungere la zona di luce […], quelle loro voci che si levavano nel Padrenostro, nell’Avemaria, nel Gloria con un che di atterrito e di isterico; la voce di Don Gaetano, che succedeva alla loro, distante e fredda: e da quella voce espressioni come «misterioso messaggio», «mistero della salvezza», «antico serpente», «spada che trafiggerà l’anima» si intridevano di un senso tutto fisico […]. E in quel momento anche chi li vedeva
nell’abbietta mistificazione e nel grottesco, scopriva che c’era qualcosa di vero, vera paura, vera pena, in quel loro andare nel buio dicendo preghiere: qualcosa che veramente attingeva all’esercizio spirituale: quasi che fossero e si sentissero disperati, nella confusione di una bolgia, sul punto della metamorfosi. E veniva facile pensare alla dantesca bolgia dei ladri.

[Leonardo Sciascia – Todo Modo – 1974]

Piesse: gli onorevoli pellegrini sosterranno personalmente tutte le spese del viaggio. Beh, ci mancherebbe altro.

Non assistevo ad una messa da almeno un quarto di secolo […] e poiché era la prima volta che la sentivo in italiano, mi abbandonai a  riflessioni sulla Chiesa, la sua storia, il suo destino. E cioè il suo passato splendore, il suo squallido presente, la sua inevitabile fine. […] Mi assalì allora un pensiero un po’ molesto, un po’ ironico, che continuando così a riflettere, avrei finito col fare davvero gli esercizi spirituali: e sarei stato il solo, poiché tutti quegli altri che a fare gli esercizi erano venuti sembravano, ed erano, del tutto alieni dal farli. Durante la messa non facevano che parlarsi all’orecchio, i vicini; salutarsi con cenni e con sorrisi, i lontani. Si sentivano in vacanza: ma una vacanza che permetteva di riannodare fruttuose relazioni, ordire trame di potere e di ricchezza, rovesciare alleanze e restituire tradimenti. […]

Finita la refezione e man mano che i commensali uscivano all’aperto, vidi che tutti andavano raccogliendosi intorno a don Gaetano[…]. Facevano cerchio. A un certo punto, forse quando ritennero di essere tutti presenti, il cerchio si scompose e prese la forma di un quadrato. Don Gaetano, che era stato al centro del cerchio, si trovò nel mezzo della prima fila del quadrato. Così ordinati stettero un momento fermi ed in silenzio: poi si alzò la voce di Don Gaetano « Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen » e il quadrato si mosse. Lo spiazzale, come ho detto, era vasto; e ancora più vasto lo rendeva il fatto che le luci vi erano state quasi tutte spente. Il quadrato marciò dalla porta d’albergo al margine opposto. Arrivandoci, mi parve si aggrumasse in confusione e stentasse a ricomporsi, mentre in coro recitavano il Padrenostro. Ricomposto venne verso l’albergo con l’Avemaria[…]. Quell’andare su e giù nello spiazzale quasi buio, non come in un quieto passeggio, ma a passo svelto, appunto come chi ha paura del buio e si affretta a raggiungere la zona di luce […], quelle loro voci che si levavano nel Padrenostro, nell’Avemaria, nel Gloria con un che di atterrito e di isterico; la voce di Don Gaetano, che succedeva alla loro, distante e fredda: e da quella voce espressioni come «misterioso messaggio», «mistero della salvezza», «antico serpente», «spada che trafiggerà l’anima» si intridevano di un senso tutto fisico […]. E in quel momento anche chi li vedeva nell’abbietta mistificazione e nel grottesco, scopriva che c’era qualcosa di vero, vera paura, vera pena, in quel loro andare nel buio dicendo preghiere: qualcosa che veramente attingeva all’esercizio spirituale: quasi che fossero e si sentissero disperati, nella confusione di una bolgia, sul punto della metamorfosi. E veniva facile pensare alla dantesca bolgia dei ladri.

Annunci

»

  1. Io sapevo che i pellegrini di solito andassero in luoghi di culto della loro religione, e siccome stiamo parlando di politici cattolici, che ci vanno a fare in Russia dove la maggioranza della popolazione e’ cristiano ortodossa?

    Spero solamente che qualche ex agente del KGB uscito di testa li avveleni tutti col mercurio nel vino durante l’eucarestia.

    • Io azzarderei un’ipotesi alquanto azzardosa: in vacanza. Ci vanno in vacanza. Però lo fanno passare per un incontro con la Chiesa d’Oriente, che è ortodossa, ma sempre cristiana è e quindi è una vacanza legittimabile. Poi

      «Politicamente le divisioni restano, ma un pellegrinaggio può avvicinare umanamente e far crescere sul piano culturale e spirituale» (Colaninno)

      Io sottolineerei il culturale. Che basta che respiri l’aria di Russia e ti viene una cultura che ti chiedi perché mai non ci sei andato prima.
      Almeno in Todo Modo qualcuno le penne ce le lascia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...