Palmipedone #143 —La metamorfosi—

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No, non è una recensione.

La metamorfosi è la mia (non sono diventata scarafaggio) e, contemporaneamente, quella del mio modo di scrivere che, dopo la fase iniziale del chi sono io e cosa ci faccio qui proprio mi sfugge, è passato dal contorto favellar di ciò che dentro arde e sfavillando si contorce, al vi scrivo come mi viene, senza star lì a limare, a rifinire, ad innalzare, ad arricchire, a complicare, a nascondere, a subliminare, a respirare il dolore che come una voluta di fumo, si torce, si avvolge e si svolge, e, nel suo continuo cambiare forma si dissolve, basta. Per il momento. Mo’ vi scrivo come parlo, come direttamente penso, senza star lì a ripensare il pensiero, ad impastarlo con la fantasia; niente gnocchi, solo patate schiacciate, magari con un po’ di sale e di olio a crudo. Ho deciso che devo avvicinare la me parlante e la me scrivente, e che faccio prima a muovere la seconda verso la prima, a scrivere come parlo, o meglio come parlerei se. Punto. Che è una metamorfosi. Indotta. Ma non forzata, anzi, forse ci sarebbe addirittura da ringraziare. Forse. Perché, per il momento, mi piaccio di più così. Voi sopportate (e, magari, supportate).

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