Palmipedone #137 —Le cose che non so fare—

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– Io sono più piccolo di voi e quindi le valigie non le so fare.
[…]
– Scusa Kevin, ma non vedo perché ti preoccupi, tanto te la farà la mamma la valigia. Tu sei quello che i francesi chiamano “les incompétent”.

[Mamma ho perso l’Aereo]

E ce ne sarebbe da scrivere. Sicuramente molto di più di quello che verrebbe fuori elencando tutte le cose che invece so fare, che a pensarci mi sembrano pure abbastanza ordinarie, che se poi restringiamo il campo a quelle che so fare bene ho anche difficoltà a trovare degli elementi con cui riempire un elenco, perché io per bene intendo benebene; per quelle fatte così così, a metà, sono invece un’artista di talento.
Non so tossire per finta, non so ridere o piangere per finta. Non so piangere piano, con classe; io, se piango, c’è da aver paura dell’alluvione ché ogni lacrima, quando cade, forma un lago che poi si unisce ai laghi vicini e in breve è tutto bagnato, tipo temporale estivo: finisce presto e dopo è sereno. Beh, più o meno. Non so fare l’occhiolino in maniera decente, senza coinvolgere cioè il 97% dei miei muscoli facciali. Con l’occhio destro, poi, non lo so fare proprio. Non so fare la ruota, non so fare la verticale, non so mangiarmi le unghie. Però so separare le dita dei piedi tipo gimmefive e arrotolare la lingua (visto che parliamo di abilità socialmente utili).  So anche tagliarmi le unghie della mano destra in maniera perfetta, per lo smalto si può migliorare. Non sono capace a stendere la pizza in modo che assuma una forma, o almeno una parvenza, tondeggiante. Però so fare delle ottime polpette, senza aglio e con l’uvetta.
Non so consolare le persone, tendenzialmente qualsiasi cosa io dica suona decisamente banale, decisamente idiota, decisamente male. E non sono nemmeno il tipo che se sei triste ti abbraccia, che magari lo farei pure, ma c’è sempre in me questa paura di essere molesta che frena la maggior parte delle mie azioni perché e se poi do fastidio? Che poi, riflettevo, di voler veramente bene ad una persona io me ne accorgo quando mi rendo conto che non sto più a pensare a tutte le conseguenze delle mie azioni, a tutte le possibili sfumature che le mie parole potrebbero involontariamente assumere, quando questa cosa del dare fastidio nemmeno mi viene più in mente, che poi è male perché a volte sono veramente importuna, ditemelo quando sono importuna (ed inopportuna). Ecco, io, a questi gli voglio tanto bene. Poi ci sono pure quelli a cui voglio bene, che è solo bene, è sempre sopra la media, ma non è lo stesso perché c’ho ‘sto dubbio del fastidio, ‘sto disagio. E forse è perché, mò azzardo un’ipotesi, non sono da loro voluta bene come vorrei. Che poi, ripeto, è solo un’ipotesi, perché capire le persone è un’altra cosa che non sono tanto capace a fare.

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