Palmipedone #136 —Dondola dondola—

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Ah dimenticavo: oltre a tutte quelle esperienze nuove tipo la canoa, tipo il windsurf, tutte attività abbastanza faticose ed anche abbastanza provanti (soprattutto la seconda) tanto da poter orgogliosamente mostrare ferite di guerra consistenti in escoriazioni sulle ginocchia e lividi vari che la scrivente attribuisce per l’appunto al windsurf, ma che magari hanno origini meno eroiche, che non è che adesso vi mettete a pensare male, perché può essere che la sventurata abbia semplicemente sbattuto allo spigolo del letto, o dell’armadio, ché nonostante le apparenze esili e giunchiche, piuttosto illusorie e indotte nel prossimo da polsi sottili e gambe lunghe, la nostra eroina è tutt’altro che leggiadra e flessibile e anzi, per la sua scarsa destrezza accresciuta dalla distrazione e dalla statura non proprio minuta, tende spesso ad esser causa del proprio male fisico oltre che psichico, a tal proposito come non menzionare le dita chiuse in sportelli e cassetti, i mignolini dei pié schiantati contro stipiti e tavoli, come non ricordare le innumerevoli cadute autoindotte, col loro pesante bagaglio di infortuni e figuracce; che l’equilibrio fisico sia in qualche modo legato a quello psichico? la nostra maldestra amica non sarebbe affatto sorpresa di venirne a conoscenza, così che potrebbe anche giustificare le proprie paturnie come un effetto collaterale della labirintite piuttosto che passare per una radical chic lievemente psicopatica o meglio per una psicopatica lievemente radical chic coi lividi di origine ignota ma che fa figo attribuire al windsurf o alla risalita sulla barca compiuta grazie ad una legnosissima scaletta a pioli dopo il bagno al largo durante quella bellissima gita marinara fra le isole dell’Egeo, quando al grido “Una balena, una balena!” tutti in piedi a guardare e invece era una roccia (capitano burlone) e al grido “I delfini! I delfini!” tutti sdraiati ché mica in fronte c’ho scritto gioconda e invece erano delfini sul serio. Ecco. Volevo dire che avevo dimenticato di menzionare ‘sto fatto importante: ho visto i delfini. Allego pure testimonianza fotografica che il lettore deve avere occhio e fantasia per vederci il delfino, ma io vi assicuro che c’è, lungo la direzione indicata da colui che punta il dito, ecco, non sulla montagna che c’è un po’ di errore di prospettiva, più a sinistra c’è una pinna (click per ingrandire), la vedete? e guardate che sono stata brava a beccarla con quella specie di fotocamera per la quale nessun aggettivo fu più appropriato di compatta, con la barca che dondolava e io in piedi senza l’ausilio di supporti, ad assistermi solo il mio scarso equilibrio, peraltro in seguito affetto da un bizzarro mal di mare ritardato, ma qui dondola tutto! hai bevuto? no, ancora no, che poi sarebbe anche uno dei motivi per cui ho rinunciato al proposito di sposare uno ricco con la barca: non posso accettare che la terraferma mi dondoli sotto ai piedi, nemmeno con la garanzia di poter rivedere i delfini e poterli fotografare come si deve.

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  1. Vedevo dei puntini scuri sullo schermo del mio pc e pensavo di aver individuato i delfini, poi mi sono accorta che lo schermo era sporco.

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