Lettere dalla Cina #3

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Oggi è venerdì e non ho nulla da fare. Perché non è un venerdì normale, è un venerdì cinese. Di quelli che il cielo è plumbeo alle 14.00 a causa dello smog, di quelli che appena metti il piede fuori dal dormitorio (isola felice dell’aria supercondizionata) ti assale tutto l’80% di umidità nell’aria anche se sono le 8.00 del mattino, di quelli in cui alla mensa trovi solo delle radici di loto e un unico inserviente che è convinto che quando gi chiedi una porzione in realtà intendi mezza. Ecco oggi è un venerdì di questi, ma non sottilizziamo, la settimana cinese è fatta di sei venerdì ed una domenica (il giorno del bucato).
Lo sai che oggi si festeggia santa Brigida di Svezia? Non è incredibile? Uno aspetta tali date tutto l’anno, come dice la canzone, quando poi sgattaiolano in punta di piedi, leggiadre come il colera ed altrettanto infestanti.
Il nemico naturale del dasypodide è il puma o il giaguaro, io devo dire che mi riconosco nel dasypodide villoso, nemici naturali o no. Lo sai nella vita bisogna esser decisi, non si può stare sempre nel mezzo e per il resto, pace, succede. Sai, in quanto villosa, potrei contrarre la lebbra, sistematicamente per giunta.
Domani farò una scorpacciata di ravioli in un posto lurido, in cui la sozzura trasuda dalle pareti come la sugna sulla griglia, a volte c’erano simpatiche blatte a passeggio sul pavimento, saranno le loro zampette a dare quel sapore celestiale agli 饺子, mai mangiati di così buoni in tutta la repubblica indemocratica della polvere all’uranio impoverito.
Sai che in classe ho un tizio coreano (ovvio, ma non troppo) che ha una zampa meno sviluppata dell’altra ed è inquietante quanto il maggiordomo di Scary Movie ed altrettanto zozzo visto che è una settimana che indossa la stessa camicia e gli stessi pantaloni, per non dire che qualcuno in quell’aula soffre di flatulenza e non ha ancora scoperto l’esistenza del carbone vegetale, né che se emetti gas puzza pur se non fa rumore.
Devo scrivere una “relazione” sui tipi di vestiti opportuni per ogni occasione, ma io andrei ovunque in pigiama, nel mio comodo pigiama con le mucche tutto bucato e con macchie non meglio identificate, comparse per magia non andiamo ad indagare ché mica siamo in quei polizieschi in cui si muore sempre in modo stravagante. Che poi li ambientano sempre in queste città strafiche, dove non c’è mai nessuno che lavora, ma tutti giù a farsi i cazzi di chi è morto, come e perché, telefilm in cui ci sono più serial killer che uvette nel muesli, e i poliziotti sono tutti belli, alti, integerrimi e imprecano una cifra. Qui è uguale, a parte per i particolari riguardo fascino e professionalità. Vado a equipaggiarmi di materiali scolastici dalla mia amicona coreana appellata qualcosa-gao-qualcosa. Baci. (MM)

		
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  1. Ma mi (qui ce sta tutto) prendi in giro? Le pubblichi in tempo reale? Mi hai creato pure la categoria lettere dalla Cina? Non ti scriverò mai più.

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