Palmipedone #125 —Biglie—

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C’era il mio professore di religione delle superiori che, a proposito della creazione del mondo secondo gli induisti, raccontava una storia che aveva a che fare con una ciotola riempita a tal punto di biglie che queste strabordardone davano origine agli uomini. Fra l’altro io non ci metterei la mano sul fuoco che la storia fosse esattamente questa perché al tempo trascorso dalla sua narrazione, già troppo, va sommata anche la mia tendenza a rielaborare i ricordi, a ritoccarli, ad addolcirli, a renderli sbiaditi e sfumati tipo vecchia fotografia dai margini frastagliati, niente color seppia comunque. Tutto questo mi è venuto in mente perché riflettevo non tanto sulla nascita, quanto sulla successiva utilizzazione delle mie idee che sarebbero, per l’appunto, le biglie che cascano fuori dal recipiente.

Non molto tempo fa (ma abbastanza da poterlo considerare passato chiuso) le lasciavo per terra, col rischio di poterci inciampare nei momenti meno opportuni; poi ho deciso che valeva la pena salvarle dal soggiorno prolungato sul pavimento e quindi ho preso non solo a raccogliere le vecchie, ma anche ad acchiappare al volo le nuove, tutte, indistintamente, tanto che alla fine hanno cominciato ad essere troppe per tenerle fra le mie braccia e, di nuovo, a cadere. Allora ho aperto questo blog e ho cominciato a riversarci le biglie di troppo, quelle più a rischio caduta, senza far particolarmente caso al loro contenuto: idiozie, sfoghi personali, messaggi subliminali, sogni, epifanie, tutto questo è finito qui, all’inzio con molta leggerezza, alla fine con troppa intensità, accompagnando quello che è stato un percorso emotivo del quale mai mi sarei ritenuta capace e del quale, nonostante gli sviluppi esterni, vado immensamente ed internamente fiera. Ora che sono diventata bravina nell’atto del riversare le idee al di fuori di me, credo che sia giunto il momento che io impari a fare una cernita, a scegliere quelle che sarebbe meglio tenere fra le braccia, sempre con lo scopo di regalarle, un giorno, ma in esclusiva a chi veramente avrà voglia di ascoltarle. Dalla mia voce.

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  1. Secondo te è possibile addestrare delle triglie? Sarebbe delizioso riuscire a creare un coro di voci bianche trigliesco, ma forse un coro è un’impresa al di fuori della mia portata, forse dovrei concentrarmi su un trio canoro di triglie…

    • Suor Maria Triglietta.
      Al posto delle triglie io proverei ad addestrare le anguille. Potresti imparare a tenerle in equilibrio sul naso, tipo Father William:

      Father William balancing an eel

      “You are old,” said the youth, “one would hardly suppose
      That your eye was as steady as ever;
      Yet you balanced an eel on the end of your nose—
      What made you so awfully clever?”

      [Lewis Carrol – You Are Old, Father William]

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