Palmipedone #120 —Tetris e castelli—

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Mentre la me sognatrice continua imperterrita e canticchiante la costruzione dei suoi castelli di sabbia e di carte, sempre più alti, sempre più belli, perfettamente consapevole che, prima o poi, un colpo di vento più forte degli altri oppure un’onda alta e improvvisa oppure una mano dispettosa li raderà al suolo in men che non si dica e che, per questo, la sofferenza nel veder vanificati tutti i suoi sforzi sembrerà come al solito insopportabile ed insormontabile, tanto che crederà di affogare nelle sue stesse lacrime, perfettamente consapevole eppure incapace di fare altro, mentre succede questo, dicevo, la me razionale tratta la vita come una partita di tetris. Ruota, sposta, incastra, crea ordine dal caos, genera continuamente nuovi spazi, li riempie, classifica, gestisce, ragiona in fretta ed in fretta agisce; ogni tanto getta uno sguardo alla sua coinquilina perduta fra le nuvole e rassegnata scuote la testa, non si capiranno mai quelle due.
Il mio umore complessivo è una media dei loro: ovvio che se la prima è seduta per terra a piangersi addosso e la seconda si distrae dalla sua partita nel tentativo di far cessare le urla salvando il salvabile di quei castelli ormai quasi completamente diroccati, poi va a finire che combina una cosa del genere


e rende me Miss Bicchiere Mezzo Vuoto.

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