Palmipedone #113 —Lezione 21—

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C’è una mia amica che, quando esamina i miei gusti musicali/letterari/cinefili li riassume nella dicitura di un polacco morto suicida, copie vendute due, a volte resa più drammatica dalla sordità/cecità/mutismo del suddetto, fra l’altro non sempre polacco (l’ultima volta ascoltavo Yann Tiersen e mi disse togli questa musica rumena). Che poi ci terrei a precisare che non è vero, io sono una dai gusti piuttosto convezionali, tutto ciò che ascolto/leggo/guardo non è affatto di nicchia, è stato scoperto e apprezzato da altri, molti altri, prima di me. Non ho mai avuto la pretesa di fare l’alternativa: ho sempre avuto la convinzione che per permettersi di esserlo (che pare che vada tanto di moda, ma poi cosa vuol dire non lo sanno manco quelli che si definiscono tali) bisogni prima di tutto essere grandi esperti del convezionale, studiarlo e, nella sua esplorazione, concedersi talvolta di deviare il percorso su sentieri laterali che, per quanto uno possa illudersi di essere stato il primo a scoprirli, saranno in realtà già stati calpestati da altri, più e più volte. Il che coincide spesso con la sicurezza che i suddetti conducano effettivamente da qualche parte, minimizza il rischio di perdere l’orientamento, come succede in montagna con le scorciatoie: qualcuno (molto intraprendente) le crea per primo e, se saranno scorciatoie convenienti, verranno mano a mano quasi a sostituire il sentiero segnato, altrimenti saranno di nuovo sommerse dalla vegetazione e tanti cari saluti.

Se, nell’esplorazione del convenzionale, ti trovi per caso su Via Baricco è inevitabile che ti venga la voglia di percorrerla fino in fondo (sempre ammesso che un fondo esista), di esplorarne incroci e traverse. Ed è altrettanto scontato che questa esplorazione ti conduca a Lezione 21: un film che racconta la nascita della nona sinfonia di Beethoven, ambientato fra la neve, nella neve, popolato di personaggi strambi che si comportano in modo ancora più strambo della loro apparenza, un documentario musicale/visivo della durata complessiva di un’ora e mezza in cui non succede assolutamente niente, niente di niente. Le reazioni possibili sono due: o scappi urlando da Via Baricco e decidi di non tornarci mai più, oppure rischi che diventi la tua strada preferita, tanto da tornarci continuamente (e ogni volta non è mai come quella precedente).

Segue video per rimediare alla recensione penosa:

I went to Baricco and I said to him “Now, come on, the time has come: what is this film about?”
He said “I don’t know”. He said “I know no answers, only questions”.
And I think that’s very telling.
I think the film is about asking questions.

John Hurt

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