Palmipedone #110 —Senza titolo/4—

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Ieri ero lì che tentennavo per cominciare a studiare, ché cominciare a studiare dopo pranzo è una cosa che mi pesa tanto, veramente fare qualsiasi cosa dopo pranzo mi pesa tanto, anche fare il caffè dopo pranzo mi pesa, e tanto; penso che se fosse per me dopo pranzo me ne starei seduta a tavola a fissare un punto nel vuoto, dopo pranzo il nulla, la digestione, dopo pranzo.
Comunque.
Ero lì che traslocavo i libri dalla camera alla cucina, perché io studio in cucina per evitare le distrazioni e poi la camera la lascio a mio fratello che quest’anno è maturando perché io voglio andare in paradiso, ma non quello normale, quello ancora più su, quello da dove si ha il panorama sul paradiso standard, da dove si vedono le teste pelate dei raccomandati del piano di sotto e si può sputar loro in testa.
Comunque.
Facevo il trasloco portando un pezzo alla volta, prima il quaderno, poi le dispense, poi le penne, poi i fogli bianchi, un pezzo alla volta per impiegarci un’eternità e poi, detto sinceramente, portare tutto insieme mi pesa perché poi mi cadono i pezzi per la strada e per raccoglierli va a finire che mi cade tutto e faccio il doppio della fatica.
Comunque.
Ero lì che portavo un pezzo alla volta e in salone c’era la tivvù accesa su raitre (mi pare) e c’era una specie di concerto di musica classica per bambini con l’orchestra sinfonica della rai, una cosa bella stavano facendo su raitre ieri dopo pranzo mentre io facevo il trasloco; ad ogni passaggio dalla camera alla cucina facevo la sosta davanti alla televisione, imitata da mia madre con gli stessi miei sentimenti nei confronti dei suoi doveri di insegnante, le famigerate relazioni finali; insegna da una vita mia madre, ci mette anima e corpo nel suo lavoro, è un po’ come me, mia madre, o forse è il viceversa, non tollera le ingiustizie, piccole e grandi che siano, è esasperata da certi aspetti del mondo della scuola, ma nel suo lavoro ci mette sempre lo stesso impegno e la stessa passione, pure se al governo dicono che le spese pubbliche inutili vanno tagliate, inutili l’hanno detto oggi al tiggì, inutili come lei che di mestiere fa l’insegnante da una vita e da una vita ci mette anima e corpo e lo fa per passione, non per i soldi, quindi tanto vale bloccarli gli stipendi degli statali, perché le spese pubbliche inutili vanno tagliate, dicono.
Comunque.
A questo concerto il pubblico era composto esclusivamente da bambini, non so quanto piccoli, faccio fatica a valutare l’età dei bambini, diciamo in età scolare, da scuola elementare, ecco, piccoli più o meno così. Se ne stavano seduti buoni buoni, anche interessati, solo che dovevano muovere le mani, perché palesemente c’era qualcuno da dietro la telecamera che gli faceva il gesto di muovere le mani, muovevano le mani stì poveri bambini, come se avessero dovuto dirigere loro l’orchestra. Hanno mosso le mani per tutto il tempo, ce n’era alla fine qualcuno esausto sulle poltrone, con la testa reclinata e le mani ancora in moto ma le braccia flosce e lo sguardo perso nel vuoto e io che pensavo basta fateli smettere, lasciateli essere bambini, semplicemente lasciateli ascoltare come vogliono, se vogliono. Se avessi un bambino e della musica classica da far incontrare semplicemente mi limiterei a metterli l’uno davanti l’altro, senza suggerire strambe mosse da imitare, che poi sembrano animali da circo e ci sono gusti e gusti, ma a me il circo non è mai piaciuto.
Comunque.
Sono una vecchia bacchettona.
Logorroica.

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