Palmipedone #106 —Noia—

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La persistenza della memoria (Gli orologi molli) - Salvador Dalì - 1931

Che bella, la noia. Soprattutto perché è accompagnata da un senso di onnipotenza, dall’illusione di poter fare qualsiasi cosa. La noia è appropriarsi del tempo che ci appartiene, deciderne le sorti, gustarne la durata, quella autentica, priva di percezioni soggettive. La noia è non fare, uno stare al mondo da vegetali, da vegetali pensanti. Guardare il tempo scorrere più velocemente delle azioni senza però doverlo rincorrere, godere della propria superiorità su di esso, della possibilità di poter scegliere di fermarsi, qualche volta, di poter vivere con un ritmo impulsato intervallando periodi di grande attività a brevi momenti di calma piatta, intensi, indispensabili. E io, che ho una predisposizione innata per la pigra elucubrazione, in questi momenti ci sguazzo come Giacobbo nelle profezie dei Maya e nelle leggende sui Templari.

È un talento, sapersi annoiare; peccato che io abbia poche occasioni di sfruttarlo.

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