Palmipedone #98 —Dissociazione—

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Ci sono dei momenti, la mattina, durante quel complicato processo ai più noto sotto il nome di risveglio, che percepisco chiaramente di essere un’ospite nel mio stesso corpo. Sono in grado di pensare, a volte chiaramente, a volte in modo confuso, ma, in quegli attimi, pur avendo coscienza di me, non riesco a tradurre in azioni le mie volontà; capita non di rado poi che io parli, pronunciando parole estranee perfino alle mie orecchie come in una specie di ubriachezza da sonno contraddistinta da affermazioni bizzarre e slanci di sincerità privi di diplomazia.

Sono simpatica in questi momenti, la mattina, quando a mia madre, che già sono tre volte che viene a domandarmi se io effettivamente abbia intenzioni di alzarmi e quando, rispondo da sotto le coperte che sì, sono visibilmente in piedi ed ho persino infilato la felpa per non sentire freddo.

Sono esilarante quando a mio fratello, che mi sveglia a cazzotti perché ho la tosse, dico che no, non sono di certo io, che io sono sveglia da ore, saranno i vicini.

È una strana sensazione quella di non sapere cosa si sta per affermare, è divertente ascoltare il risultato, completamente senza senso. Sarà divertente fino a quando, assieme alla mia voce, non comincerò a sentirne delle altre, sovrapposte: allora sarò scientificamente sicura della mia demenza.

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