Palmipedone #92 —Streets of consciousness—

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Capita spesso che la gente per la strada, soprattutto quella in macchina, si fermi, mi fermi e mi chieda delle indicazioni.

A me le chiedono, che ho un senso dell’orientamento pari a quello di un moscone drogato, di quelli che non si sa come sono entrati proprio nella tua stanza e, nonostante la finestra sia ancora aperta, non riescono più a centrare l’uscita e continuano a sbattere sulle pareti, bzzbzzzbzz, che schifo.

Chiedono indicazioni a me, che sono stata capace di smarrire la macchina nel parcheggio sotterraneo più piccolo di tutta Roma avendo parcheggiato davanti gli ascensori e, in un eccesso di autostima (di quelli che ogni tanto mi capitano, ché ci sono giorni che mi sento una versione meglio vestita di Wonder Woman), essendo ridiscesa, al ritorno, con la scala mobile (più lontana dagli ascensori di quanto potessi mai immaginare).

Chiedono indicazioni a me, che una volta ero al paese di mia nonna, uno di quei paesi dove non c’è proprio niente da fare a parte leggere,  ricostruire la tua genealogia con le vecchie del posto e camminare, uno di quei paesi che in mezzo ci passa una strada sola, che poi sarebbe anche l’unica per arrivarci e l’unica per fuggirne, la strada che quando chiedi dove andiamo a passaggiare oggi pomeriggio lo sai che la strada sarà quella, puoi semplicemente decidere se andare verso V. o verso R. (ed R. è più lontano, mentre a V. ci si arriva tranquillamente nel giro di una mezz’oretta a passo svelto ché all’andata è in discesa, e raggiungere un traguardo rende la passeggiata più gratificante, quindi di fatto si va sempre verso V.), uno di quei paesi dove nessuno si ferma per chiederti la strada, e che peccato perché sarebbe facile rispondere visto che di strada c’è solo quella, quella volta che ero al paese di mia nonna, dicevo,  il tizio che si è fermato mi ha chiesto scusa dove sta questopaesesconosciuto, io gli ho risposto non ne ho idea però secondo me hai sbagliato strada, gli ho detto, perché quella strada, che è l’unica che passa per il paese di mia nonna, è anche l’unica che passa nei paesi circostanti, è un po’ come unire i puntini in quel gioco de La Settimana Enigmistica, io li conosco i puntini che unisce quella strada e questopaesesconosciuto non è fra quelli, e allora quello mi ha detto, stupito, possibile? Io non capisco perché quando nego qualcosa con sicurezza tutti mi domandano increduli possibile? come quando squilla il cellulare, rispondo e parte il disco “Il Tempo, attenda il linea“, e io attendo pazientemente, tutte le volte, poi risponde una voce strascicata e mi fa Avvocato G? No, io non sono l’avvocato G, avete sbagliato numero, di nuovo. Possibile? Non lo so. Ci sono giorni che mi sento molto l’avvocato G, oggi non è uno di questi.

Chiedono la strada a me, capita spesso, e qualche volta la so. Quando la chiedo io, invece, mi mandano sempre dritta. Diffidate di coloro che vi mandano sempre dritti. È esattamente quello che ho fatto io con Mr. Questopaesesconosciuto.
Possibile? Così impara a chiedere a me e , poi, a non fidarsi.

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