Palmipedone #89 —Minuti—

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La relatività del tempo è una cosa che, a pensarci, mi è sempre sembrata strana. Perché in teoria i minuti son minuti, durano sempre lo stesso tempo, quello là, quello lungo un minuto. Se li guardi su di un orologio i minuti son tutti uguali, mica ci sono i minuti più corti o i minuti più lunghi.

Secondo me, però, i minuti son disonesti. Ho come la vaga impressione che, non controllati, non sorvegliati a vista, se ne scappino via prima. Marciano sul tempo, i minuti. Rubano qualche secondo qua, qualche secondo là e ne approfittano per accorciare la giornata lavorativa.

Quando faccio un po’ d’attenzione, invece, quando li osservo, fanno i bravi minuti. Non ci provano nemmeno a dileguarsi in anticipo: è un po’ come giocare ad un due tre stella.

Ieri li ho tenuti d’occhio per due ore, durante la lezione, grazie all’orologio della barra di Windows del piccì del prof, proiettato in formato gigante assieme a delle orrende dispense manoscritte e digitalizzate.

Centoventi minuti di lezione son durati centoventi minuti. Garantito. Forse anche qualcosa in più.

La prossima volta farò finta di non vederli. Che fuggano pure, se vogliono: in certe circostanze mi sento in grado di  tollerarlo.

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