Palmipedone #78 —Millemila (inutili) caffè—

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Stamattina, a colazione, ho bevuto un caffelatte.
Dopo pranzo (in trasferta) ho preso il caffè, un caffè della moka, brodoso.
E ho mangiato una porzione di tiramisù (contenente caffè del medesimo tipo, ma pur sempre caffè).
Non soddisfatta, una volta tornata a casa ne ho preso un altro, di caffè, un caffè espresso, cremoso, molto forte. Buono. Proprio necessario per aiutare la digestione del pranzo luculliano gentilmente offerto dal Ristorante Casa di Nonna. Ed indispensabile per affrontare un noiosissimo pomeriggio di studio, ulteriormente arricchito in caffeina grazie ad un bel bicchiere di Coca-Cola.

Sorvoliamo sul conteggio delle calorie ingurgitate oggi (delle quali una buona percentuale è data da cibi grassissimi, tipo marscarpone e pizza genovese), saranno tipo tremila-e-non-ho-ancora-cenato. Sorvoliamo.

Considerata la quantità di caffeina assunta dovrei sentirmi arzilla e piena di energie.
Invece sbadiglio ogni trenta secondi e mi cala la palpebra. Sono sul divano e mi sento una balena spiaggiata.
Mi viene da vomitare e sembra che il pranzo nel mio stomaco sia più vivo di me. Ho tentato di ucciderlo in vari modi, l’ultimo dei quali è stato quello di ingerire una sonda/pralina di cioccolato che, però, ha preferito unirsi alla festa in corso laggiù piuttosto che obbedire agli ordini del comandante supremo. Maledetta mercenaria.

L’unico rimedio che mi viene in mente è un caffè.
Ma ho come la vaga impressione che non servirebbe a nulla.

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