Palmipedone #69 —Chi ben comincia…—

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Ci sono giorni che ho un elevato grado di sopportazione, roba che potrei anche farmi calpestare e me ne fregherebbe poco: la mia mente è completamente persa nel suo mondo, lontana da me e da tutti coloro che cercano di interagirci, nel Paese delle Meraviglie, appunto.

Poi però, siccome sono lunatica, certe mattine mi alzo con la luna storta. E il buongiorno, come è ben noto, si vede dal mattino. Stanotte ho sognato che avevano spostato la sessione di laurea. Anticipandola. A lunedì. Cioè a dopodomani. E io non ho ancora concluso niente, né la parte sperimentale, né la parte scritta e tantomeno la presentazione. Prima di stamattina non avevo manco comprato il vestito, figuratevi quanto potessi sentirmi pronta. Zero. E il bello è che non me ne fregava niente. Stavo là, impalata davanti la commissione, che rispondevo con un’alzatina di spalle alle loro domande, no questo non glielo so dire, proprio non saprei, eh, sarebbe bello se io le sapessi rispondere. Tanto che dopo un breve consulto mi hanno proclamato dottore in fisica con la votazione di otto su centodieci. E alla me che recitava nel sogno non gliene fregava proprio un accidente del voto, niente della figura barbina. Quindi, quando mi sono svegliata, mi rodeva un po’  il culo, perché alla me del sogno che sorrideva beffarda avrei voluto darle una testata e lasciarla stesa per terra a gemere per il dolore, sanguinante dal naso. Eppoi era presto stamattina, perché per andare in giro per negozi, quando ci sono i saldi,  bisogna alzarsi all’alba per evitare la calca.

Ma la calca (che non sarà mica un caso che se cambi una lettera diventa cacca, anche se il T9 del mio telefono preferisce dire bacca, ecchecivoletefare, lui è fatto così) c’era lo stesso. E la gente compra qualsiasi cosa, quando ci sono i saldi. Non guarda dove cammina, rimane nei camerini di prova per quarti d’ora lasciandoli ingombri quanto il mio armadio dopo mesi. Donne taglia 44 che tentano di entrare in improbabili 40, donne di una certa età che provano vestiti del repato moda giovane e si compiacciono dell’aspetto che hanno davanti allo specchio. La compulsione all’acquisto è un qualcosa che le persone non riescono a controllare durante i saldi, sembra che debbano comprare per forza, non importa quanto sia kitsch, quanto sia ridicolo l’oggetto del loro desiderio. Ho sopportato ore di spintoni, di piedi pestati, di buste rigide nel costato per guadagnarmi un vestitino, che forse indosserò alla mia laurea, forse no. Perché io volevo un tailleur nero. Ma non riesco a trovare quello che cerco, se faccio shopping nervoso.

Poi, proprio visto che i tempi stringono, invece di studiare me ne sono andata a teatro, a rifarmi gli occhi con Alessio Boni, quanno ce vò ce vò. Unica nota stonata del pomeriggio la signora della fila dietro con la tosse e una miniera di caramelle (quelle incartate singolarmente, tipo Rossana, le più rumorose al mondo da scartare) nella borsa con la zip. Per cui il ritornello, ad intervalli regolari, era più o meno questo:

Cofcof…cofcofcof. Ziiiiiiiiip*.
Cofcofcofcoff…crrrshhcrrsh**…Cofcof…crrrshhcrrsh**…mpfmpf…rrrshhcrrsh**…mpfmpf. Ziiiiiiiiiiip*.

[*rumore della lampo della borsa; **rumore della carta della caramella]

In altre occasioni l’avrei ignorata senza troppo sforzo, oggi ne ho fatto uno sovrumano per non voltarmi, afferrare la sua maledetta borsa e scagliarla lontano. Ogni volta che sopporto in questo modo mi sento come Paperino con la goccia d’acqua e non c’è miglior modo, per concludere questo intervento nervoso, questa giornata nervosa, che postavi il video in questione. Se c’è anche Paperino, con me, mi sento meno sola. Meno nervosamente incompresa.

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