Palmipedone #66 —Alta Fedeltà—

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Quando, fra tanti film ancora da vedere, la tua scelta cade su di uno in particolare, può essere per tanti fattori.
1) Te lo hanno consigliato.
2) Sei affascinato dal titolo.
3) Fra gli attori c’è Johnny Depp.
4) Hai letto il libro da cui è stato tratto (e il libro in questione ti è piaciuto).
La quattro, per me, in questo caso.

Fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno chi fosse, Nick Hornby. Poi, quando sono entrata a far parte di aNobii, vasta comunità (di recupero) per lettori (incalliti), ho visto che è uno di quegli autori che su una libreria che può definirsi rispettabile non manca mai. Allora ho deciso di informarmi meglio, sfruttando uno dei miei vicini di libreria (tale in quanto possessore di volumi simili o uguali ai miei, e quindi, presumibilmente con gli stessi miei strani gusti), il quale, presa a cuore la mia situazione di novizia, in una inaspettatamente lunga e simpaticissima lettera, mi ha spiegato le innumerevoli ragioni per cui avrei dovuto avvicinarmi allo scrittore suddetto, citando in calce il seguente brano:
Ma quello che non capisco è come faceva a preparare il cibo caldo. E poi come si fa a sapere cosa dev’essere caldo e cosa no? Perchè a volte avevamo il prosciutto. Freddo. E a volte avevamo il bacon. Caldo. E quando lo compri mica ti dicono come dev’essere. Pensavo che te lo dicessero. Io lo compro, ma non so che cosa farci. E la lattuga e il cavolo? E il pollo caldo e il pollo freddo? Sono sicuro che una volta abbiamo mangiato le patate calde, ma non sono come le patate fredde che compri in negozio. Quelle che ho comprato facevano schifo. Forse ho comprato per sbaglio quelle da far calde, e invece erano quelle da far fredde fatte calde. Ero confuso. Ero confuso quando le ho mangiate e sono confuso quando le compro. Mi sento molto confuso.

E allora ho capito che mi sarebbe piaciuto, leggere Hornby. E, come consigliatomi dal mio vicino di libreria (Wettio, grazie) ho comperato Alta Fedeltà, girando ben tre librerie per trovarlo. Mi è piaciuto. Tanto. Ma mi ha anche fatto venire i nervi. Perché i libri di Hornby sono un po’ del tipo ti piace vincere facile? Perché, per citare ancora Wettio, Hornby scrive i libri come Max Pezzali le canzoni, sembra che chiunque, con un minimo di impegno, possa tirar fuori una roba così, che ci vuole? Quello che c’è fra le pagine è ciò che nei miei post, qui sul blog, taggo come everyday life, vita di tutti giorni, noiosa, a volte anche abbastanza banalotta. E allora perché quella di Hornby è Nutella e la mia è Ciao Crem? Perché la sua è Coca-Cola e la mia è Freeway Cola Lidl?

Per questo ero incuriosita dalla trasposizione cinematografica di Alta Fedeltà, per riuscire a capire se, visto che è difficile imitarlo (cercasi ingrediente segreto), almeno sia possibile copiarlo, Hornby. E, al posto mio, lascio parlare 2 citazioni uguali, ma diverse, tratte
dal libro…

« Ce l’hai la soul? » mi domanda una donna, il pomeriggio del giorno dopo. Considerando che soul vuol dire anima vorrei risponderle: Dipende, certi giorni sì, certi giorni no. Qualche giorno fa ero a zero: adesso ce ne ho un sacco, fin troppa, più di quella che posso gestire. Vorrei avere meno alti e bassi ed essere più equilibrato, ma non ci riesco. Capisco però che costei non è affatto interessata ai miei problemi di gestione del magazzino interiore, così mi limito a puntare il dito verso gli espositori dove tengo la soul, vicino all’uscita, appena dopo il blues.

…e dal film:

« Senti, ce l’hai… musica soul? »
« Non lo so, dipende. » [Trillo del telefono] « Prova là in fondo, accanto al blues. »

Sorvolando sul fatto che il doppiaggio Italiano aggiunge quel “musica” del tutto superfluo, del tutto ridondante, è immediato capire che uno che non abbia letto il libro, prima, non riuscirebbe a dare il giusto peso a quel dipende. E questo scambio di battute, come molti altri,  passerebbe completamente inosservato.

Ora penserete che è una schifezza, il film, mentre io avevo cominciato a scrivere questo post con l’intenzione di consigliarvelo perché mi è piaciuto e merita  che gli dedichiate i 100 minuti che dura. Tutta la premessa serviva semplicemente a mettere le mani avanti, a dire che, se dopo averlo visto vi avrà disgustato oppure non ci avrete capito niente, è perché dovevate leggere il libro prima di guardarne il riassunto, fidandovi di me (anche se sono di una sottomarca economica).

Quando, fra tanti film ancora da vedere, la tua scelta cade su di uno in particolare, può essere per tanti fattori.

1) Te lo hanno consigliato

2)Sei affascinato dal titolo.

3) Fra gli attori c’è Johnny Depp.

4) Hai letto il libro da cui è stato tratto (e il libro in questione ti è piaciuto).

La quattro, per me, in questo caso.

Fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno chi fosse, Nick Hornby. Poi, quando sono entrata a far parte della vasta comunità (di recupero) per lettori (incalliti) di aNobii, ho visto che è uno di quegli autori che su una libreria che può definirsi rispettabile non manca mai. Allora ho deciso di informarmi meglio, sfruttando uno dei miei vicini di libreria (tale in quanto possessore di volumi simili o uguali ai miei, e quindi, presumibilmente con gli stessi miei strani gusti), il quale, presa a cuore la mia situazione di novizia, in una inaspettatamente lunga e simpaticissima lettera, mi ha spiegato le innumerevoli ragioni per cui avrei dovuto avvicinarmi allo scrittore suddetto, citando in calce il seguente brano:

Ma quello che non capisco è come faceva a preparare il cibo caldo. E poi come si fa a sapere cosa dev’essere caldo e cosa no? Perchè a volte avevamo il prosciutto. Freddo. E a volte avevamo il bacon. Caldo. E quando lo compri mica ti dicono come dev’essere. Pensavo che te lo dicessero. Io lo compro, ma non so che cosa farci. E la lattuga e il cavolo? E il pollo caldo e il pollo freddo? Sono sicuro che una volta abbiamo mangiato le patate calde, ma non sono come le patate fredde che compri in negozio. Quelle che ho comprato facevano schifo. Forse ho comprato per sbaglio quelle da far calde, e invece erano quelle da far fredde fatte calde. Ero confuso. Ero confuso quando le ho mangiate e sono confuso quando le compro. Mi sento molto confuso.

E allora ho capito che mi sarebbe piaciuto, leggere Hornby. E, come consigliatomi dal mio vicino di libreria (grazie , Wettio) ho comperato Alta Fedeltà, girando ben tre librerie per trovarlo. Mi è piaciuto. Tanto. Ma mi ha anche fatto venire i nervi. Perché i libri di Hornby sono un po’ del tipo ti piace vincere facile? Perché, per citare ancora Wettio, Hornby scrive i libri come Max Pezzali le canzoni, sembra che chiunque, con un minimo di impegno, possa tirar fuori una roba così, che ci vuole? Quello che c’è fra le pagine è ciò che nei miei post, qui sul blog, taggo come everyday life, vita di tutti giorni, noiosa, a volte anche abbastanza banalotta. E allora perché quella di Hornby è Nutella e la mia è Ciao Crem? Perché la sua è Coca-Cola e la mia è Freeway Cola Lidl?

Per questo ero incuriosita dalla trasposizione cinematografica di Alta Fedeltà, per riuscire a capire se, visto che è difficile imitarlo (cercasi ingrediente segreto), almeno sia possibile copiarlo, Hornby. E, al posto mio, lascio parlare 2 citazioni uguali, ma diverse, tratte

dal libro…

« Ce l’hai la soul? » mi domanda una donna, il pomeriggio del giorno dopo. Considerando che soul vuol dire anima vorrei risponderle: Dipende, certi giorni sì, certi giorni no. Qualche giorno fa ero a zero: adesso ce ne ho un sacco, fin troppa, più di quella che posso gestire. Vorrei avere meno alti e bassi ed essere più equilibrato, ma non ci riesco. Capisco però che costei non è affatto interessata ai miei problemi di gestione del magazzino interiore, così mi limito a puntare il dito verso gli espositori dove tengo la soul, vicino all’uscita, appena dopo il blues.

…e dal film:

« Senti, ce l’hai… musica soul? »

« Non lo so, dipende. » [Trillo del telefono] « Prova là in fondo, accanto al blues. »

Sorvolando sul fatto che il doppiaggio Italiano aggiunge quel “musica” del tutto superfluo, del tutto ridondante, è immediato capire che uno che non abbia letto il libro, prima, non riuscirebbe a dare il giusto peso a quel dipende. E questo scambio di battute, come molti altri,  passerebbe completamente nell’ombra, il che è veramente un peccato.

Ora penserete che è una schifezza, il film, mentre io avevo cominciato a scrivere questo post con l’intenzione di consigliarvelo, perché è bello, perché mi è piaciuto. Tutta la premessa serviva semplicemente a mettere le mani avanti, a dire che, se dopo averlo visto vi avrà disgustato oppure non ci avrete capito niente, è perché dovevate leggere il libro. Prima.

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  1. E’ il mio libro preferito in ASSOLUTO.
    Cioè prima di qualsiasi altro libro per me c’è Alta Fedeltà.
    Fatto questo presupposto…il film non mi è piaciuto,ci sono incappata per caso un paio di mesi fa,ignoravo fino a quel momento che esistesse una trasposizione cinematografica di A.D, non approvo. Ma forse avevo aspettative troppo alte.

    • Il film è meno. Meno riflessioni, meno musica, meno Rob, meno Hornby, meno tutto. Anche io avevo aspettative troppo alte perché pretendevo di trovarci quell’Altà Fedeltà che esiste solo sulla carta e nella mente di Hornby (e, visto che l’abbiamo letto, anche un po’ nella nostra).

      Mi è piaciuto, però, il film. Perché non intacca il valore della carta, della parola scritta, la esalta, la valorizza. Adesso che ho visto il film il libro mi piace anche di più. E lo rileggerei anche domani, se avessi il tempo.

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