Palmipedone #60 —Stè—

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Io ho un amico. Che non vuol dire che io ne abbia uno solo, ne ho pochi, di amici, pochi ma buoni.

Ma questo qua è diverso. Questo è l’amico d’infanzia, pure se, da bambini, amici non lo eravamo affatto. È l’amico di vecchia data, anche se vecchi non lo siamo ancora.

È l’amico con il quale al telefono puoi parlare del nulla, e puoi farlo per ore, senza che cali mai il terribile silenzio imbarazzante del non abbiamo più niente da dirci. È l’amico al quale racconterei tutto, ma è troppo amico, non sempre ce la faccio. È l’amico che mi sopporta quando mi lamento (cioè sempre), che tenta di tirarmi su quando sono triste (cioè quasi sempre), l’amico che sa pesare a tal punto le mie parole che alla fine ne sa più lui di me. E, vabbè che sono una donna dalla lacrima facile, ma pensare tutte queste cose insieme mi fa venire il magone. E poi va a finire che piango e non riesco a finire di scrivere quello che volevo, che non vorrei rimanesse una delle cose non dette, di quelle che deve capire da solo, che poi quando lo scopro, che l’ha capite da solo, mi sento una cacca, perché almeno una volta se lo merita di sentirselo dire. Come si deve.

Grazie.

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