Palmipedone #58 —Inevitabile—

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C’è modo e modo di comunicare i propri pensieri, le proprie sensazioni, le proprie emozioni.

Ci sono gli sguardi, siano essi di approvazione, d’intesa, di disapprovazione, di disprezzo; sguardi insistenti oppure fugaci, sguardi eloquenti, sguardi enigmatici, sguardi stanchi, sguardi irrequieti.

Ci sono le parole, urlate o sussurrate, fraintese, sottointese, ricercate o semplicemente cercate; parole superflue, parole come coltelli, parole necessarie, appropriate, dolci oppure sdolcinate, parole fuori luogo, parole disordinate (come queste), parole taciute.

Ci sono gli atteggiamenti, sicuri o titubanti, spavaldi o timidi, inadeguati o rispettosi, violenti oppure remissivi.

Il segreto della comunicazione sta nella ricerca dell’equilibrio: ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Ogni eccesso crea uno squilibrio che, prima o poi, qualcuno riterrà insopportabile da tollerare. E allora sceglierà di eccedere negli sguardi, oppure nelle parole, oppure ancora nelle azioni, a seconda del suo temperamento, a seconda della sua educazione, a seconda del suo stato di esasperazione.

C’è chi si limita a scuotere la testa, chi maledice l’oggetto della sua rabbia, chi gli tira piatti, bicchieri o statuette del Duomo, che è sbagliato quanto vi pare, ma comprensibile se si pensa quanto grande diventa l’esaperazione se accompagnata da un senso di impotenza.

E, a questo punto, la politica, sia pure essa quella dell’odio, non c’entra più niente.

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