Palmipedone #56 —Soqquadro—

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Io sono una disordinata-moderata-atipica-insoddisfatta-del-proprio-disordine (e anche di molte altre cose, se è per questo [segue, come al solito, digressione fuffa]: stamattina, guardandomi allo specchio, ho scoperto di avere il collo largo. Non un collo taurino, specifichiamo, ma largo abbastanza da rendermi insoddisfatta del mio collo. Che quindi si va ad aggiungere ad una lista già lunga, immediatamente preceduto dalle ginocchia, che poi non è che non mi piacciano le mie, di ginocchia, non mi piacciono le ginocchia delle persone in generale. Certo, non è che io sia messa male come questa ragazza, le trovo semplicemente brutte, antiestetiche, tutto qui).

Dicevo che sono una disordinata atipica. Perché il disordinato d.o.c. si trova a suo agio nel caos che produce, riesce a non perdercisi, tutt’al più vi smarrisce temporaneamente degli oggetti che nella maggior parte dei casi ritroverà senza nemmeno volerlo. Io no. Nel disordine perdo me stessa; la capacità di controllare la sua crescita, per quanto moderata, mi sfugge di mano ed esso, poco alla volta mi sommerge, mi annienta, affogo, aiuto.

Quando arrivo al punto in cui l’armadio ingurgita pantaloni e vomita felpe, i cassetti non si chiudono oppure non si aprono, i libri sugli scaffali sono in qualsiasi posizione tranne che in verticale, allora vengo presa da folli raptus e faccio cose che nei, nei telefilm, ho visto fare solo ai serial killer con disturbi ossessivo-compulsivi. Del tipo che svuoto completamente l’armadio e, nel riempirlo nuovamente, metto gli indumenti in ordine di colore, mentre nella libreria riordino i libri per autore. Nello scaffale riservato all’università trovo fogli importanti ormai dati per dispersi e centinaia di fogliacci buoni solo per la raccolta differenziata e li butto tutti, indistintamente. Alla fine è tutto molto ordinato, tutto molto bello, tutto molto cromaticamente gradevole.

Ma anche tutto molto inutile se poi, cinque minuti dopo aver riordinato, devi uscire e ti viene in mente di indossare la maglietta, sì proprio quella nera, che sta in fondo alla pila e per prenderla fai cadere tutte quelle che ci sono sopra e, visto che naturalmente sei in ritardo, rimetti tutto dentro come viene viene, tanto non lo vede nessuno, poi lo sistemo e invece non lo sistemi più. Tutto molto, moltissimo inutile se poi, dieci minuti dopo, quando sei ormai in ritardissimo, arriva tuo fratello a cui, guarda un po’, serve proprio quel libro di Pirandello che hai appena messo in 14° fila, che se lo prenda da solo, sei sicura? guarda che poi io rimetto tutto come capita, fa’ come ti pare io non ho tempo.

Forse dovrei rivedere i miei criteri, fare una classifica di utilità/frequenza di utilizzo e disporre le cose di conseguenza. O forse dovrei imparare a convivere con il disordine perenne, a dominarlo. Così, invece di fare un riorganizzazione ponderata delle emoticon di msn, cambiando tutti gli shortcut associati per evitare che, scrivendo corso, comparisse una c e poi un orso sculettante (ottenendo come unico risultato di non riuscire più ad utilizzarne manco una visto che non mi ricordo le geniali nuove parole da me impostate), avrei benissimo potuto continuare a usare stratagemmi del tipo cOrso oppure, ancora meglio, lasciare libera interpretazione all’interlocutore. Fregandomene, per una buona volta.

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Una risposta »

  1. Gironzolavo per i luoghi della rete in cui si parla di ginocchia…sono una ” quasi ballerina” e dopo anni in cui ho studiato danza, mi ritrovo davanti alla domanda che forse tutti si pongono dopo aver concluso o quasi un pecorso nella propria vita: vorrò continuare o prendere un’altra strada e cominciare da capo? Ammesso che voglia andar fino in fondo…ho davvero le capacità necessarie? Insomma mi scontro con con la piena coscienza del fatto che la vita fuori dalle quattro mura di una scuola non è facile…ma lasciamo perdere!…Mi ritrovo nelle tue parole e anche io mi ritengo disordinata-moderata-atipica-insoddisfatta-del-proprio-disordine. Quando c’è disordine ho la sensazione che tutto sia più importante, di avere mille cose da fare e una scusa valida: il diritto di cercare del tempo solo per me, in cui decido di ritrovarmi. Un esempio? Se mi guardassi adesso, mi vedresti in pigiama con la casa da riordinare, con il libro aperto in procinto di studiare, con la testa come puoi constatare da un’altra parte…aspetto, se trovassi una sola cosa da concludere oggi con soddisfazione mi alzarei da qua e la concluderei, ma i miei obbiettivi sono troppo lontano da raggiungere. Forse leggo troppo,forse penso troppo, forse sono pazza, forse ancora troppo infantile e incorente. Perdonami lo sfogo , molte volte si dice agli estranei quello che non diresti a nassuno, rispondimi se vuoi cosa studi?

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