Palmipedone #54 —La gente—

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Gente è un nome collettivo che proprio non mi va giù. Suona così superficiale, dispregativo e denigratorio che non mi piace dovermici trovare inclusa senza volerlo.

Dire le persone è diverso, riconosce l’esistenza di molti individui, ciascuno con il proprio pensiero, ciascuno con le proprie opinioni. Tante individualità che formano un insieme eterogeneo, come un sacchetto di biglie di vetro, apparentemente tutte uguali eppure diverse, l’una in contatto con l’altra solo in un singolo punto.

La gente è qualcosa di informe, un impasto di vari pezzi di Didò colorato che, come emerge dai miei ricordi di infanzia, dà sempre un risultato tendente al marrone, omogeneo e spento, completamente immemore delle sfumature di partenza.

Io voglio essere me stessa fra le persone, una biglia anche se fra tante, per conservare l’illusione di sapere chi sono, di poter scegliere come pensare e, soprattutto, cosa dire. Senza che sia del pongo marrone a farlo al mio posto.

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