Palmipedone #36 —Titoli che proprio non lo sai il perché…—

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Il libro che sto leggendo s’intitola “L’Amore Perduto e La Teoria Dei Quanti”. E’ stato pubblicato per la prima volta in Italia nel settembre 2005 ed ora è fuori stampa, quindi se anche voi vorrete leggerlo dovrete trovare qualcuno che ve lo presti o intraprendere una caccia al tesoro nelle librerie di mezzo mondo (come è successo a me con Le Avventure di MrTompkins) sperando di essere fortunati (io non lo sono stata).

E’ un libro molto difficile, nel senso che, se è vero che quasi tutti possono capirlo, pochi possono apprezzarlo. Eppoi quel titolo di certo non incoraggia la lettura, figuriamoci l’acquisto: l’accoppiata amore perduto – teoria dei quanti è una cucitura scucita in partenza. Nessuno comprerebbe mai un romanzo che si intitoli l’Adulterio e l’arte della programmazione strutturata, anche se il suo contenuto fosse una bellissima storia d’amore fra una donna sposata e un ingegnere informatico. Non si possono appiccicare titoli a questo modo, come se fossero dei tag. Nossignore.

Infatti il titolo originale è tutt’altro: la creatura di Crumey si chiamava Mobius Dick prima che Stefano Beretta (il traduttore assassino) ci mettesse le mani. E, al contrario di ciò che succede per il suo “analogo” italiano,questo titolo  ha una genesi nel testo, un suo perché;  il protagonista, il professore di Fisica J.Ringer si reca ad una conferenza presso la facoltà di lettere, incuriosito dal titolo: “Le Cicloidi Viziose”…

La relatrice, una donna dal seno prosperoso, ma deludente, tanto era scialba, era docente in un’altra università e si lanciò in una discussione su Moby Dick dove, nel capitolo novanteseiesimo si parla di ‘marmitte’, grosse caldaie in cui si trasformano carcasse di balena. Ishmael, l’eroe, finisce in una di esse a pulirne la luccicante superficie metallica e la curvatura particolare della forma è all’origine di una scoperta notevole. ‘In geometria’ dice Ishmael ‘ tutti i corpi che scivolano lungo la cicloide impiegano lo stesso tempo di discesa, partendo da diversi punti della curva’. Evidentemente, Herman Melville sapeva che un pendolo mantiene un periodo costante se durante un’oscillazione forma una cicliode. Purtroppo la relatrice non aveva svolto sufficiente ricerche preliminari e quindi dichiarò che ‘cicloide’ è un termine antiquato per indicare quel tipo di personalità che sarebbe stato maniaco depressivo o bipolare. Così il novantaseiesimo capitolo di Moby Dick non parlerebbe di geometria, ma di salute mentale. […] In Moby Dick Ishmael guarda la marmitta che, piena di grassa carne di balena, brucia e ribolle tutta la notte, suscitando in lui pensieri morbosi di morte e di pazzia. Alla fine Ishmael non sa più nemmeno con certezza se è sveglio o se dorme e il mondo si è capovolto ‘come per incantesimo’. E, spiegò la relatrice, questa è la ragione per cui Melville ha dato una forma cicloide alle sue marmitte. Esse sono un simbolo del tempo e della follia, della molteplicità e dell’inversione: temi affrontati anche da Hoffmann e da Schumann. Tre anni dopo la pubblicazione di Moby Dick, accolto da recensioni crudelmente ostili, Schumann si lasciò morire di fame in manicomio. Dalla diagnosi fatta dallo psichiatra Paul Möbius dopo la sua morte risultò che soffriva di dementia praecox e schizofrenia. E questo risultò essere il punto culminante verso cui la lezione era diretta da tutto quel tempo: ormai avevano percorso l’intera cicloide – come dichiarò trionfalmente la relatrice- con una rotazione, però, proprio come in un ‘nastro di Möbius‘. Melville aveva basato la sua storia su di una balena leggendaria chiamata Mocha Dick e sicuramente, quando ne aveva cambiato il nome  per il suo libro aveva fatto la scelta sbagliata. Un romanzo che ha al suo centro una doppia personalità che si riflette dovrebbe chiamarsi invece Mobius Dick.”

[Andrew Crumey – Mobius Dick (ovvero L’Amore Perduto e la Teoria dei Quanti) – Ponte Alle Grazie Editore]

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