Palmipedone #33 —Indice dei libri proibiti (1)—

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E’ una grandissima trovata editoriale quella di stampare il primo capitolo di un libro in uscita, rilegarlo in versione pocket (ma proprio pocket) ed allegarlo in forma pubblicitaria ai settimanali. Non esiste promozione migliore se il libro in questione ha un titolo convincente, un primo capitolo esplosivo, una copertina azzeccata e soprattutto se l’autore non vi sta sulle palle. E’ una grandissima idea nel caso di un Christian Frascella , una pessima idea nel caso di una come Scarlett Thomas. A voi potrà anche non dire nulla il nome Scarlett Thomas, perchè probabilmente non avete letto niente della suddetta; io ho letto “Che Fine Ha Fatto Mr Y?”. E mi è bastato.

Non starò qui a spiegarvi il perchè non mi è piaciuto, non vi dirò che pretende di avere una base scientifica e che invece contiene delle balle di proporzioni smisuratamente grandi, non vi dirò che uno dei personaggi è il Dio dei Topi, e che parla, vola e se non ricordo male indossa anche una tutina alla Superman, non vi dirò che la protagonista non riesce simpatica neanche nel ruolo della pervertita (che di quando in quando assume), non vi dirò che le disquisizioni filosofiche c’entrano quanto una giraffa fra i pinguini. Non vi dirò nulla di tutto questo, perchè il libro dovete leggerlo (non lo fate!) per giudicare da soli.

Volevo solamente dire che, quando ieri ho trovato, nell’incarto de “Il Venerdì di Repubblica” il primo capitolo della nuova fatica della Thomas, nemmeno per un attimo ho avuto la tentazione di leggerlo. E non sono riuscita neanche a comprendere il perché proprio a lei sia stato riservato il privilegio di una pubblicità tanto efficace. Lo dico perché, a dispetto di quello che penso io, la Thomas già vende, e pure parecchio (non chiedetemi come sia possibile, anche Federico Moccia vende, forse anche di più). Perché non promuovere delle opere prime? Perché non dare la possibilità a qualche giovane di guadagnarsi la fiducia del lettore curioso?

Con  “Che Fine Ha Fatto Mr Y?” la Thomas la sua carta se l’è giocata. Malissimo.

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