Palmipedone #18 —Michael Jackson—

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Mi sorprende sempre come quelle persone la cui vita molti reputano invidiabile riescano a rovinarsi l’esistenza con un tempismo che sembra studiato a tavolino. Sembra che abbiano tutto, un talento innato, successo, denaro, amore; costruiscono con le proprie mani dei castelli favolosi, poi, invece di viverci da re e regine utilizzandone ogni giorno una stanza diversa, si chiudono nei sotterranei, schiacciati dal peso di tutto ciò che li sovrasta. Alla fine non sono più quelli di un tempo, al buio sono cambiati, le loro paure sono cresciute fino a sovrastarli; i comportamenti sono diventati strani, equivoci, il fisico si è modificato. Si trattta di un decadimento mentale e fisico: dalle stelle alle stalle. E allora le soluzioni che si prospettano sono due. La prima presuppone una certa dose di buona volontà giovanile mescolata ad una dose altrettanto significativa di aiuto psichiatrico e porta ad una lenta e difficoltosa risalita in superficie, passando claudicanti dal piano terra del castello, fino a giungere alla più alta delle sue torri. La seconda prevede l’uscita di scena, il lasciare definitivamente questo mondo e ciò che bello in esso si ha combinato.

E Michael Jackson ha scelto quest’ultima possibilità; morte naturale o no, erano anni che passava a salire tre scalini e a scenderne dieci.

Ma il castello da lui lasciato per noi in superficie è talmente grande e talmente bello che non possiamo far altro che guardarlo, vagare per le sue meravigliose stanze, senza smettere di chiederci perché il possedere contemporaneamente talento e ricchezza porti quasi inevitabilmente ad una fine alquanto prematura (e ad una gloria postuma).

Il fatto che il signor Jackson possedesse un talento fuori dal comune è  cosa ormai nota, anche se molti se ne sono resi conto solamente oggi a causa del bombardamento mediatico. Alzi la mano chi, nel giro di questi giorni, non ha sentito almeno una volta alla radio The Way You Make Me Feel oppure non è incappato nel video di Thriller; solo sulla casapagina del faccialibro l’avevano pubblicato in cinque, il video di Thriller (che poi non è nemmeno la canzone che preferisco, mi piace di più Dirty Diana che ha quell’anima un po’ rock, quell’atmosfera cupa, notturna, ma questa è un’altra storia…).

E paradossalmente la prima canzone che mi viene in mente quando penso a Micheal Jackson non è nemmeno sua. La canta un certo Powerline, che poi sarebbe un personaggio del film d’animazione In Viaggio Con Pippo (Titolo Originale A Goofy Movie, Walt Disney, 1995), e fra l’altro nessuna fonte ufficiale evidenzia una ispirazione della Disney al cantante in carne ed ossa (nemmeno Wikipedia, che per me è come la Bibbia). E se proprio vogliamo essere precisi Powerline canta come Prince, ma in tutto il resto è proprio come Michael Jackson (anche il colore della pelle – quello originale). E tutto questo a testimonianza della grandezza del talento di colui che abbiamo appena perso.

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