Palmipedone #8

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Qualora il mio futuro da Fisico Nucleare dovesse andare a farsi benedire, vuoi per la spietata concorrenza esistente nel mondo della scienza per l’accaparrarsi dei pochi posti disponibili sulla piazza lavorativa, vuoi per l’assoluta limitatezza mentale della classe politica (di destra e di sinistra) che pretende di rappresentare gli interessi del popolo elettore mentre in realtà cura solamente i propri, allora, quando mi troverò a dover fare una scelta di ripiego, ci saranno alcune possibilità che mi troverò costretta a scartare in partenza.

[Urgono un paio di righe fuori tema, giusto per fornire un esempio evidente della limitatezza mentale a cui ho sopra accennato.

Io odio le campagne elettorali: trovo che siano un enorme spreco di denaro che, nella maggior parte dei casi, trova la sua espressione più raccapricciante nell’affissione selvaggia di manifesti in ogni luogo, permesso o vietato, visibile o nascosto. Manifesti grandi, piccoli, di tutti i colori e di tutti gli schieramenti, attaccati in modo ossessivo affiancati in sequenze di 10, 20 (tutti uguali) e poi coperti subito da altri fino a creare dei sandwich di carta e colla che vengono giù con le prime pioggerelline (che, pur non essendo torrenziali, scavano buche nell’asfalto, allagano strade e paralizzano la città…ma questa è un’altra storia e forse aprire una parentesi nella parentesi sarebbe troppo) e imbrattano di una poltiglia melmosa marciapiedi e prati. Sulla loro in-utilità magari un giorno scriverò un intervento a parte. Per il momento sono costretta a tollerarli, ma credo almeno di avere il diritto di pretendere che sopra non ci siano scritte delle emerite stronzate. Primo perché se li leggo mentre sono alla guida rischio di irritarmi e di diventare una potenziale assassina. Secondo perché sono delle stronzate e non si può spararle così, tanto per, col rischio che le persone ci credano. L’Italia dei Valori ha affisso per mezza Roma (che spreco, che spreco…) dei manifesti che ritraggono delle candide turbine eoliche in un prato verde e, sullo sfondo, delle minacciosissime ciminiere fumanti (pochi sanno che il fumo è solo vapore acqueo) di una centrale nucleare. Lo slogan è: “Non c’è futuro nel nucleare“. Paragonare il nucleare all’eolico non ha senso, la frase non ha senso. Che insinuazione è? Cosa significa? Che il nucleare è pericoloso e il vento no? Che è meglio comprarla dalla Francia, l’energia nucleare, che se la vedessero loro col pericolo di un’esplosione, tanto noi non siamo ad un tiro di schioppo, no? Sono cose che mi fanno ribollire il sangue, queste. Non potevo non aprirci una parentesi, che ora, comunque, chiudo.]

Dicevo…un giorno, quando sarò disoccupata e in cerca di una professione alternativa (che non sia soffiare per far girare le turbine eoliche in un giorno di vento piatto), mi troverò costretta a scartare tutti quei mestieri che hanno a che fare con la cura delle piante.

Qualche mesetto fa, con tutto l’amore di cui sono capace, ho piantato una piantina di aloe in un vasetto nel giardino, ed un’altra in terra. Ora, l’aloe è una pianta grassa, cresce praticamente ovunque, anche in modo spontaneo, rigogliosa. Ebbene, la mia è morta. Anzi, sono morte. Tutte e due le piantine. Sono diventate di un marrone verdognolo, si sono letteralmente avvizzite e sono clinicamente morte. Ho fatto morire non una, bensì due piante grasse in una sola volta. Sono un mostro.

Forse è perché non ho parlato con loro, ma vi giuro che gli argomenti di conversazione scarseggiavano sin dal primo momento. Forse DOVEVA finire male.

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