Palmipedone #3

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Non so se il fatto di essere nati in un paese dalla forma stravagante abbia reso gli Italiani convinti di potersi comportare in maniera alquanto originale. E mi sembra che ultimamente ci sia una mania che ne accomuna parecchi, di Italiani. Non importa dove si trovino, non importa chi siano le persone che li circondano e tantomeno se vi siano dei rischi. Loro devono PASSARE AVANTI.

Grande Raccordo Anulare (che circonda la capitale….), ore 13;30, zona Tor Vergata. Prima della corsia di accelerazione qualche genio ha messo uno STOP; rispettandolo c’è il rischio di farsi tamponare da quelli dietro (che per guardare su quale stazione hai sintonizzato la radio stanno a 10 centimetri dal tuo paraurti) e soprattutto quello di non riuscire ad immettersi (perchè non c’è il tempo di prendere velocità, almeno quella che è considerata la minima per essere ammessi nell’Olimpo dei siluri sfreccianti). A quello STOP non si ferma nessuno, nemmeno io, non sono un’aspirante suicida. Però un po’ rallento, anche perchè si trova dopo una curva e non sono ancora così brava da poterla fare in equilibrio sulle due ruote laterali senza “cappottarmi”. Non rallento molto, quando arrivo sulla corsia di accelerazione sono già sugli 80 km/h. Se avessi un SUV, una sportiva dall’assetto ribassato, una Smart (la macchina delle persone con i deliri di onnipotenza)  nessuno avrebbe qualcosa da ridire. Ma io ho una Matiz. E dal lunotto posteriore fa capolino il peluche di un panda dagli occhioni teneri. La certezza che tutti coloro che sono dietro di me mi sorpasseranno proprio quando dovrei immettermi è praticamente matematica. E infatti succede sempre. Mi sorpassano a sinistra, ma anche a destra, utilizzando l’inizio della corsia di emergenza quando c’è poco spazio. Così, giusto per passarmi davanti.

Altro episodio “stradale”. Via Prenestina. La corsia di sinistra e il relativo semaforo sono riservati a coloro che devono svoltare e io sono fra quelli, in coda. Eppure c’è sempre il furbo che arriva dalla corsia principale e si piazza davanti a tutta la fila, per traverso, per essere il primo a scattare quando si spegnerà il rosso (ed arriverà magari un tizio con la bandiera a scacchi….). Così, giusto per passare davanti.

Stamattina, al bar. Devo fare lo scontrino per un caffè. Prima di me c’è solo un’altra persona e io non ho di certo l’aria di una ritardata che per ordinare un caffè ci mette dieci minuti. E, accidenti, si nota che sono in fila, ho il portafoglio in mano davanti ad una cassa, non faccio la statua di sale per mestiere e nemmeno per passione. Eppure, appena quello davanti a me sembra aver finito ed io, educata (o forse fessa?), aspetto che si sposti, con un balzo felino laterale si materializza il genio di turno che fa al cassiere (senza nemmeno guardarmi): “Ciao capo, tre caffè e tre cornetti! Grazie!”. Poi prende il suo scontrino e se ne va. Se mi avesse guardato a quest’ora, di lui, sarebbe rimasto solo un mucchietto di cenere. Perchè io ODIO tutti quelli che fanno così, solo per il gusto di passare avanti.

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