Allora, stavo pensando. Stavo pensando che io sono una che gli uomini non li invaghisce. Primo perché non sono bella, sicuramente non al punto da suscitare una pura infatuazione fisica (e menomale), secondo perché sono un pochino strana. Sono come quei disegni che in realtà sono due in uno, che se li guardi in un modo vedi una ragazza con un cappellino, se li guardi in un altro vedi una vecchia. Ecco, tipo quelli. Con l’unica differenza che io non vado in giro con le istruzioni appiccicate sulla fronte del tipo “la vedi la vecchia (che poi la vecchia è un esempio preso a caso, non ci fossilizziamo ora sulla mia vecchiaia reale o apparente, ché mò non c’entra)? Guarda bene, la vedi ora?” No. Spesso, pure se non la vedono, lo capiscono che il disegno è strano. Però non è che stanno lì a farsi tanti problemi, figuriamoci se poi posso invaghirli, quelli che non si fanno problemi sui miei problemi, direi proprio di no. Poi ci stanno quelli che, se nel disegno ci sono una ragazza e una vecchia, loro ci vedono un ippopotamo, che io mi ci sforzo pure, guardo bene me stessa alla ricerca dell’ippopotamo, perché se lo vedono magari c’è. Non c’è. E questi, che non si sa perché nutrono una passione sfrenata per i mammiferi grassi, capita che li invaghisco. Invaghisco i veditori di ippopotami. E mi sento pure in colpa ché tra tutti i veditori sulla terra dovevo invaghire proprio quelli mezzi cecati; per cui tento l’espiazione con il trauma del discorso a tu per tu, per spiegar loro che hanno visto male, che magari è colpa mia, del mio modo di presentarmi che sì, alla lontana, potrebbe sembrare vagamente ippopotamesco, che però no, non si può fare. Discorsi che io vado lì tutta convinta di riuscire a sostenere poi dopo cinque minuti (anche meno) mi spappolo come un wafer lasciato a mollo nel tè, per cui divento rossa e l’ idea che viene fuori di me è quella di un ippopotamo timido. Però, che cacchio, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Alla fine gli ippopotamari finisce che mi odiano, o meglio odiano la me ippopotamo credendo di odiare me, ma vaglielo a spiegare che si sbagliano, io ho già dato.
Poi ci sono pure quelli che invece di invaghirli mi invaghisco io, per cui ci perdo un sacco di tempo e anima a tentare di spiegare che i disegni sono due, che poi alla fine lo vedono pure, però non li invaghisco lo stesso Allora comincio a credere che sia un problema di disegno, o meglio di disegni, il mio e quello altrui. È ovvio che in giro ce ne siano di più belli del mio, magari pure con tre personaggi invece di due, che puoi vederci la giovane, la vecchia e la Moratti, che so io, più articolati o forse più semplici, che ad una prima occhiata li guardi e capisci subito che lì, ritratta, c’è una mela. E basta. Io cerco la mela. Segue preghiera:
Caro supervisore delle dinamiche sentimentali umane, la prossima volta voglio invaghirmi ed invaghire una mela. Una mela che, magari, non sia una veditrice di ippopotami. Grazie, cordiali saluti, amen, o quello che è.